Blog dedicato alla prima Guerra Mondiale ed alle sue conseguenza in Italia e in Europa. E' espressione del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro come spazio per i temi riguardanti la grande guerra e le sue conseguenze (info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
lunedì 29 novembre 2021
Grande Guerra: La Relazione Ufficiale Italiana
La Relazione ufficiale si compone di 67 Volumi ed è disponibile in tutte le biblioteche militari, oltre a quelle nazionali ed alle principali biblioteche universitarie
venerdì 19 novembre 2021
Austria Ungheria Esercito Comune 1914 -1918 Formazioni volontarie
Ora, formazione volontaria k.k.
Stanschützenbattaillon Auer, composta da 15 ufficiali, 57 sottoufficiali e 359
soldati, nel Rayon IV (Val di Fiemme).
Bolzano, formazione volontaria k.k.
Stanschützenbattaillon Bozen, composta da 15 ufficiali, 64 sottoufficiali e 229
soldati, impiegato nel II Settore (Riva) del Rayon III (Tirolo Meridionale).
Bressanone,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Brixen, composta da 15 ufficiali, 63
sottoufficiali e 292 soldati, impiegato nel III Settore (Sbarramento Val
d'Adige) del Rayon III (Tirolo meridionale).
Marebbe,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Enneberg, composta da 10 ufficiali, 41
sottoufficiali e 211 soldati, impiegato nel Rayon V (Val Pusteria).
Glorenza,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Glurns, composta da 15 ufficiali, 66
sottoufficiali e 361 soldati, impiegato nel IV Settore (Folgaria-La varone) del
Rayon III (Tirolo meridionale).
Gries,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Gries, composta da 11 ufficiali, 32
sottoufficiali e 256 soldati, impiegato nel IV Settore (Folgaria-Lavarone) del
Rayon III (Tirolo meridionale).
Val
Gardena, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Gröden,
composta da 12 ufficiali, 38 sottoufficiali e 144 soldati, impiegato nel Rayon
IV (Val di Fiemme).
Imst,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Imst, composta da 13 ufficiali, 63
sottoufficiali e 247 soldati, impiegato nel Rayon V (Val di Pusteria).
Innsbruck
I, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Innsbruck
I, composta da 31 ufficiali, 90 sottoufficiali e 404 soldati, impiegato nel
Rayon V (Val di Pusteria).
Innsbruck
II, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Innsbruck
II, composta da 24 ufficiali, 71 sottoufficiali e 420 soldati, impiegato nel
Rayon V (Val di Pusteria).
Caldaro
I, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Kaltern I,
composta da 11 ufficiali, 29 sottoufficiali e 153 soldati, impiegato nel V
Settore (Val Sugana) del Rayon III (Tirolo meridionale).
Caldaro
II, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Kaltern
II, composta da 12 ufficiali, 46 sottoufficiali e 277 soldati, impiegato nel
Rayon II (Tonale).
Castelrotto,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Kastelruth, composta da 9 ufficiali, 39
sottoufficiali e 146 soldati, impiegato nel Rayon IV (Val di Fiemme).
Kitzbühel,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Kitzbühel, composta da 11 ufficiali, 55
sottoufficiali e 273 soldati, impiegato nel IV Settore (Folgaria-Lavarone).
Kitzbühel,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Kitzbühel, composta da 11 ufficiali, 55
sottoufficiali e 273 soldati, impiegato nel IV Settore (Folgaria-Lavarone) del
Rayon III (Tirolo meridionale).
Chiusa,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Klausen, composta da 17 ufficiali, 53
sottoufficiali e 505 soldati, impiegato nel I Settore (Giudicarie) del Rayon
III (Tirolo meridionale).
Kufstein,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Klausen, composta da 12 ufficiali, 63
sottoufficiali e 383 soldati, impiegato nel IV Settore (Folgaria-Lavarone) del
Rayon III (Tirolo meridionale).
Lana,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Klausen, composta da 12 ufficiali, 41
sottoufficiali e 183 soldati, impiegato nel II Settore (Riva) del Rayon III
(Tirolo meridionale).
Landeck,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Klausen, composta da 19 ufficiali, 79
sottoufficiali e 509 soldati, impiegato nel III Settore (Sbarramento Val
d'Adige) del Rayon III (Tirolo meridionale).
Lienz,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Lienz, impiegato con la 57. HABrig.
nell'Armeegruppe Rohr.
Merano
I, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Meran I,
composta da 10 ufficiali, 37 sottoufficiali e 255 soldati, impiegato nel V
Settore (Val Sugana) del Rayon III (Tirolo meridionale).
Merano
II, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Meran II,
composta da 19 ufficiali, 75 sottoufficiali e 310 soldati, impiegato nel III
Settore (Sbarramento Val d'Adige) del Rayon III (Tirolo meridionale).
Merano
III, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Meran III,
composta da 12 ufficiali, 36 sottoufficiali e 162 soldati, impiegato nel III
Settore (Sbarramento Val d'Adige) del Rayon III (Tirolo meridionale).
Nauders,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Nauders, composta da 19 ufficiali, 52
sottoufficiali e 404 soldati, impiegato nel Rayon IV (Val di Fiemme).
Val
Passiria, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Passeier,
composta da 19 ufficiali, 61 sottoufficiali e 242 soldati, impiegato Rayon IV
(Val Pusteria).
Prato
allo Stelvio, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Prad,
Stilfs (Stelvio) e Taufers (Tubre), con un organico complessivo di 19 ufficiali,
112 sottoufficiali e 412 soldati, impiegato nel Rayon I (Ortles).
Rattenberg,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Rattenberg, composta da 10 ufficiali, 18
sottoufficiali e 120 soldati, impiegato nel V Settore (Val Sugana) del Rayon
III (Tirolo meridionale).
Reutte
I, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Reutte I,
composta da 13 ufficiali, 58 sottoufficiali e 306 soldati, impiegato nel IV
Settore (Folgaria-Lavarone) del Rayon III (Tirolo meridionale).
Reutte
II, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Reutte II,
composta da 15 ufficiali, 73 sottoufficiali e 279 soldati, impiegato nel V
Settore (Val Sugana) del Rayon III (Tirolo meridionale).
Sarentino,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Sarnthein, composta da 11 ufficiali, 39
sottoufficiali e 78 soldati, impiegato nel II Settore (Riva) del Rayon III
(Tirolo meridionale), diventò nel 1917 la Stanschützenabteilung Sarntal (Val
Sarentina).
Silandro,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Schlanders, composta da 30 ufficiali,
146 sottoufficiali e 441 soldati, impiegato nel Rayon I (Ortles).
Schwarz,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Schwarz, composta da 9 ufficiali, 49
sottoufficiali e 231 soldati, impiegato IV Settore (Folgaria-Lavarone) del
Rayon III (Tirolo meridionale).
Sillian,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Sillian, composta da 10 ufficiali, 50
sottoufficiali e 248 soldati, impiegato nel Rayon V (Val Pusteria).
Silz,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Silz, composta da 11 ufficiali, 58
sottoufficiali e 216 soldati, impiegato nel Rayon V (Val Pusteria).
San
Leonardo in P., formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon St.
Leonhard, impiegato nella piazzaforte di Trento, fu ridotto presto a compagnia
e incorporato nel battaglione Ennberg (Marebbe).
Vipiteno,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Sterzing, composta da 12 ufficiali, 76
sottoufficiali e 294 soldati, impiegato nel IV Settore (Folgaria-Lavarone) del
Rayon III (Tirolo meridionale).
Val
d'Ultimo, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Ulten,
composta da 16 ufficiali, 54 sottoufficiali e 207 soldati, impiegato nel Rayon
II (Tonale).
Nova
Levante, formazione volontaria k.k. Stanschützenbattaillon
Welschnofen, composta da 19 ufficiali, 54 sottoufficiali e 190 soldati,
impiegato nel Rayon IV (Val di Fiemme).
Zillertal,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Sterzing, composta da 15 ufficiali, 76
sottoufficiali e 297 soldati, impiegato nel V Settore (Val Sugana) del Rayon
III (Tirolo meridionale).
Bezau,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Bezau, composta da 13 ufficiali, 51
sottoufficiali e 341 soldati, impiegato nel I Settore (Giudicarie) del Rayon
III (Tirolo meridionale).
Bregenz,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Bregenz, composta da 17 ufficiali, 91
sottoufficiali e 389 soldati, impiegato nel Rayon IV (Val di Fiemme).
Bludenz,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Bludenz, composta da 12 ufficiali, 42
sottoufficiali e 412 soldati, impiegato nel Rayon I (Ortles).
Dornbirn,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Dornbirn, composta da 12 ufficiali, 57
sottoufficiali e 303 soldati, impiegato nel Rayon IV (Val di Fiemme).
Feldkirch,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Feldkirch, composta da 10 ufficiali, 41
sottoufficiali e 211 soldati, impiegato nel Rayon IV (Val di Fiemme).
Rankwell,
formazione
volontaria k.k. Stanschützenbattaillon Rankwell, composta da 8 ufficiali, 31
sottoufficiali e 202 soldati, impiegato nel Rayon IV (Val di Fiemme).
sabato 6 novembre 2021
INCONTRI CON L' AUTORE. MASSIMO SQUILLACI VENERDI 19 NOVEMBRE 2021 ORE 17
RIPRENDONO DOPO LA FORZATA INATTIVITA' DOVUTA ALLA EMERGENZA SANITARIA GLI
INCONTRI CON L'AUTORE
PROMOSSI DAL CESVAM - CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE
VOLTI ALLA DIVULGAZIONE DELLE RICERCHE E REALIZZAZIONE DEI PROGETTI APPRONTATI PER IL SOSTEGNO ALLE ATTIVITA' DIDATTICHE E DIVULGATIVE
MASSIMO SQUILLACI
La Memoria
L'OPERA DI PADRE MINOZZI DURANTE E DOPO LA GRANDE GUERRA
Ne Parleranno
Il Direttore del CESVAM Massimo Coltrinari,
l'Ammiraglio Cesare Cicca e
Chiara Mastrantonio, ricercatrice al CESVAM
L'incontro si avrà nel rispetto delle attuali norme anticovid.
sabato 30 ottobre 2021
Le foto del funerale di Francesco Baracca
martedì 19 ottobre 2021
Il generale DE Rossi e la battaglia del Monte Mrzli 2 giugno 1915
Maria
Luisa Suprani Querzoli
Il
Generale De Rossi e la Battaglia del Monte Mrzli (2 giugno 1915)
Al Generale Eugenio De Rossi si deve la conoscenza
dell’ambiente militare durante l’Età Umbertina: la sua autobiografia, infatti,
accanto ai profili di figure divenute poi celebri, si sofferma ampiamente su
fragilità e virtù che connotarono il mondo militare (italiano e straniero) a
cavallo fra Ottocento e Novecento. Il suo si rivela quindi un contributo
indispensabile per comprendere l’assetto mentale, morale e professionale, dell’Italia
prossima ad entrare in guerra.
De Rossi, ad un certo punto della
carriera, approdò felicemente fra i Bersaglieri: il suo dinamismo (provetto
ciclista) e la capacità di coinvolgere con l’esempio i propri sottoposti denotavano
in lui una rara sinergia fra equilibrio ed entusiasmo. Anche alla sua opera di
intelligence l’Esercito dovette molto[1].
La grave ferita riportata durante
le primissime azioni di guerra lo rese invalido, determinando così per lui la
fine della partecipazione attiva al conflitto.
Varrà la pena riportare per esteso
la descrizione del momento drammatico in cui De Rossi rimase colpito per poi
concludere con alcune brevi riflessioni:
Tornai tra i miei bersaglieri, dissi brevemente essere venuta l’ora della
prova, quella che il destino ha fissato per ognuno. Mi volsi poi a don Gilardi
e lo invitai a far atto del suo ministero per i credenti e i miscredenti. […] I
volti gravi ma fermi, la fierezza con la quale si drizzarono dopo l’assoluzione
in articulo mortis mi dette la
sicurezza della loro intrepida risoluzione. Avviai la pattuglia ufficiali, la
compagnia di avanguardia e con essa mi incamminai.
Posi sul cappello l’aigrette bianca
da colonnello: aveva brillato alla parete, si mostrasse ora al combattimento.
[…] Superammo altri 300 metri di dislivello. Tutto il mio essere era teso vero
l’imminente scoppiar della fucilata, poiché il nemico non poteva tardare farsi vivo. […] Feci dare il segnale di
allungare il tiro, ma non fu compreso, o compreso alla rovescia, perché invece
cessò improvvisamente […]. [I]l silenzio dei nostri pezzi fu immediatamente
seguito dal crepitare della fucileria nemica e dall’abbaiare delle
mitragliatrici, entrate in azione furiosamente. Ma la truppa stette salda
attorno agli ufficiali e continuò poi l’ascesa sotto la raffica mortale,
accorrendo alla mia voce che incitava e chiamava superando, stentorea come poi
mi dissero, il fragore degli spari.[2]
Una constatazione prima di proseguire nel racconto: l’impiego
delle artiglierie in affiatamento con il procedere delle truppe si dimostra fin
da subito un punto di grave fragilità. L’esempio di compensazione morale alle
manchevolezze di ordine tecnico è encomiabile. La narrazione di quel momento
terribile gravido di molte perdite è particolarmente efficace: la si riprenderà
dal momento in cui le cose, per De Rossi, precipiteranno.
Conclusione: un attacco frontale oltre che sanguinosissimo non
condurrebbe ad alcun risultato, perché sarebbe impossibile rimanere sulla
posizione conquistata, dominata completamente dallo Sleme; conviene perciò
attendere che cominci l’azione che, per l’alto, doveva svolgere la colonna di
fanteria ed artiglieria da montagna verso lo Sleme stesso, per il momento
concorrervi dimostrativamente. Spiegai questa decisione ai miei ufficiali.
Insistendo particolarmente con Negrotto della necessità della sosta, parve
persuaso. Lasciai la linea di fuoco per
scendere ad una cinquantina di metri, in un punto donde si scorgeva il terreno
che avrebbe dovuto percorrere la colonna aggirante e vedere altresì l’arrivo
dei battaglioni chiamati in rinforzo […]. Non erano trascorsi dieci minuti che
scoppiò vivacissimo il fuoco sul fronte, seguito dal grido di «Savoia!».
Era
Negrotto che preso, suppongo, da un accesso di pazzia guerriera, volendo,
ritengo, coprirsi di gloria e dimostrare che la baionetta è ancora oggi la
regina della battaglia aveva ad un tratto ordinato il fuoco celere e senza dar
tempo neppure a quel mezzo di agire, era partito all’attacco con il cappello sulla
sciabola, seguìto dal suo battaglione. Quei valorosi non avevano toccato il
fondo della dolina che già venivano falciati a mucchi: il resto dava indietro,
sulla posizione di partenza.
Esasperato
per la inutile e aperta disubbidienza, presi velocemente a salire sulla linea
di fuoco e dimentico di ogni precauzione mi ingolfai in una zona battuta da
mitragliatrici nemiche. Il cappellano mi avvisò del pericolo e mentre mi
volgevo verso di lui per rassicurarlo, ebbi la sensazione di ricevere un forte
pugno sul fianco destro. Subito le gambe mi si piegarono sotto.[3]
Volutamente non ci si soffermerà sulla gravità della ferita e
sull’azione tanto ingenua quanto sconsiderata del Negrotto, né sull’agonia di
quest’ultimo e sulle condizioni miserevoli in cui si trovò De Rossi, dato per
spacciato. Sarà opportuno scorgere invece in questo frammento durissimo della
Grande Guerra il passaggio storico fra il clima morale delle Guerre
Risorgimentali e le istanze feroci e sconosciute poste dalla tecnologia, capaci
di riformulare interamente le dinamiche del conflitto.
sabato 9 ottobre 2021
Austria-Ungheria Esercito Comune 1914 - 1918
Corpi volontari stranieri
Polnische Legion, costituita all'inizio del conflitto da 3 battaglioni di
fanteria e assegnata alla 1. Armee sul fronte russo; composta nella primavera
del 1915 di due brigate: la 1°, su 6 battaglioni di fanteria e 3 squadroni di
cavalleria, con 4. ID. nel II Korps della 1. Armee e la 2°, su 6 battaglioni di
fanteria e 2 squadroni di cavalleria, con la 5 HKD. nell'XI Korps della 7.
Armee; inquadrata all'inizio del 1916 nel Kavalleriekorps Hauer della 4. Armee,
in linea con la 1° e 3° brigata, composte di 12 battaglioni di fanteria e 8
squadroni di cavalleria, mentre la 2° brigata (6 battaglioni di fanteria) era
riserva di corpo d'armata.
Albanische Legion, composta all'inizio del 1916 di nove battaglioni di
volontari albanesi, era impiegata sui Balcani occidentali con
l'"Albaner-Freischarengruppe" del Gruppe Gerhauser.
Freiwillige Ukrainer
Schützenregiment, impiegato sul fronte russo e
comnposto di due battaglioni, il I dei quali con la 129. IBrig. e il II con la
130. IBrig., entrambe della 55. ID., inquadrata dal settembre del 1914 nel
Korps Hofmann della Deutsche Südarmee; all'inizio del 1916 erano riuniti nella
130. IBrig. della 55. ID., inserita nella stessa armata.
Freiwilligenbatallion Mitrovica, costituito all'inizio del 1917 con volontari albanesi del
Kosovo serbo occupato dall'Esercito autroungarico, era impiegato sui Balcani
alle dipendenze del K.U.K. Generalgouvernement Serbien.
Bukowinaer freiwillige Korps, composto di un battaglione di volontari rumeni
(Rumänenbatallion) e uno di ucraini dei Carpazi (Huzulen bataillon).
Ruthenisches und rumänisches
Freiwilligenbaon, composto di volontari ruteni e
rumeni, nella primavera del 1915 si trovava sul fronte russo con la Brigade
Papp, inquadrata nell'XI. Korps della 7. Armee.
Freiwillige Huzulen-Kompanie, composta di volontari ucraini del Carpazi, nella primavera
del 1915 si trovava sul fronte russo con la Brigade Schnitzier, inquadrata
nell'XI. Korps della 7. Armee.
mercoledì 29 settembre 2021
Rivista QUADERNI N. 2 DEL 2021 Aprile Giugno 2021
Nota redazionale
Come noto, questa rivista,
espressione del sostegno ai master di primo livello attivati, per l’area forze
armate, presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma, sui temi di
storia militare e politica militare, è articolata, conseguentemente, su due
versanti, il primo dedicato alla storia ed il secondo dedicato alla geografia,
e, per estensione alla geografia politica economica e quindi alla geopolitica.
Questo numero, per la parte di
storia, ospita contributi relativi alla data centenaria della traslazione del
Milite Ignoto, sulla scia dei contributi pubblicati nei numeri precedenti. Da
sottolineare la pubblicazione integrale del Calendario Azzurro del 2021
dedicato al Milite Ignoto, sintesi felice ed eccellente predisposta da Antonio
Daniele. Seguono gli articoli di tre laureati al Master di Storia Militare,
uno, di Augusto Angelini (epoca napoleonica) sulla ricostruzione della
battaglia di Salamanca, l’altro di Sotorios E. Drokalos (seconda guerra
mondiale) che ci dà la versione greca della nostra aggressione al suo paese nel
1940. Infine il terzo contributo di Romano Olevano dedicato ad un tema, il
soldati del primo tricolore che la copertina del numero passato aveva
preannunciato come tema di trattazione.
Per la parte geografica
l’articolo Valentina Trogu che tratta del rapporto tra la sociologia e scienze
strategiche, è rinviato al numero 4 del 2021 per ragioni di spazio, mentre in
geopolitica delle prossime sfide si tratta dell’impatto del Governo Draghi nei
rapporti internazionali dell’Italia. In Scenari una breve scheda della
influenza che ancora oggi hanno i principi e dogmi dell’Impero romano e della
sua eredità.
Nelle rubriche, quelle relative
al CESVAM si riportano alcune peculiari attività del Centro, con la
pubblicazione dei Bandi relativi alle due nuove iniziative, ovvero
l’attivazione del Master dedicato al Terrorismo e all’Antiterrorismo
Internazionale, e al Corso di Aggiornamento e Specializzazione sempre sullo
stesso argomento riservato anche ai diplomati, mentre gli Indici della rivista
QUADERNI ON LINE si riferiscono al I trimestre del 2021 Ulteriori notizie sulla
attività del CESVA sono possibili trovarle sulla home page della piattaforma
www.cesvam.org alla rubrica “Eventi” ed alla rubrica “Notizia CESVAM”, La
rubrica di chiusura riporta la iconografia della Brigata “Caltanisetta”, della
prima guerra mondiale, come tradizione di questa rivista.
Da ultimo, l’editoriale del
Presidente Nazionale ed il Post editoriale del Direttore del Periodico anche
per questo numero sono intonati al tema della celebrazione del Milite Ignoto,
nel solco delle scelte sopra dette, e dei contenuti evidenziati nella
pubblicazione consorella.
(massimo coltrinari)
Il prossimo numero 3 del 2021,
20° della Serie, sarà dedicato, come continuazione del n. 3 del 2019, 16° della
Serie, al CESVAM Report. Settembre 2019- Agosto 2021 ove si illustreranno le
attività e le realizzazioni dell’ultimo biennio. (massimo Coltrinari)
In I di Copertina: Il Milite Ignoto Cerimonia del 4 Novembre 1921
all’Altare della Patria.
Il presente numero è stato chiuso
in tipografia il 30 giugno 2021
domenica 19 settembre 2021
Maria Luisa Suprani Querzoli. Il 7 aprile 1916, la prima vittoria dell’Aviazione militare italiana
A
quasi dodici mesi dall’entrata in guerra, l’Aviazione italiana ancora non
poteva contare una prima affermazione sull’avversario nonostante il mito del
Cavaliere dell’aria avesse attirato molti giovani entusiasti che vedevano nel
velivolo un mezzo sportivo[1]
declinato al servizio della Patria. Il confronto con la realtà era però riuscito
a smorzare lo slancio anche dei più ardimentosi che disperavano di poter vedere
coronata la propria valentia con l’abbattimento di un velivolo nemico.
Nessuna macchina, fra l’altro, era armata; lo erano invece i piloti i
quali, caso mai si fossero scontrati in aria con il nemico, dovevano sparargli
addosso con la pistola, con il moschetto oppure con un grosso revolver Mauser, custodito in un fodero di legno
che sembrava un astuccio di violino. In un clima come quello era naturale che i
nostri aviatori guardassero con una punta d’invidia a ciò che accadeva in
Francia, dove esisteva un’armata aerea e le macchine erano moderne e veloci.[2]
Il desiderio tenace di riuscire sostenne i più audaci, fra i
quali figurava un giovane volontario,
riformato per la salute malferma, che, a dispetto di ciò, per primo si laureò
Asso: Luigi Olivari atterrò un velivolo nemico in data 2 aprile 1916 ma non
poté fregiarsi della vittoria (e né lo poté fare il Paese) perché l’aereo cadde
dietro le linee nemiche, rendendo di fatto impossibile il sopralluogo
necessario al riconoscimento formale[3].
Un altro giovane, proveniente dalla Cavalleria, riuscì invece di lì a breve ad
abbattere l’avversario entro i confini nazionali, riuscendo così a rompere
l’incantesimo che sembrava imprigionare l’Aviazione italiana: il Tenente
Francesco Baracca di Lugo di Romagna (in possesso del brevetto di volo militare
conseguito in Francia), da tempo, annotava sul proprio taccuino tutti i
progressi, le manchevolezze (proprie e altrui) e, con una costanza incrollabile,
progredì nel perfezionare il suo gesto fino a strappare la vittoria, una vittoria
che, date le criticità difficilmente sormontabili, sorprese lui per primo.
Carissimo Papà,
dovrei scriverti un volume sulla giornata di ieri, ma siccome non ho né
tempo né voglia dirò che abbiamo abbattuto due velivoli nemici dopo tanti mesi
di voli continui e senza alcuna soddisfazione.[4]
La vista del nemico abbattuto gli rivela il volto crudo della
vittoria: «[l’]apparecchio era tutto intriso di
sangue coagulato al posto dell’osservatore [che versava in condizioni
disperate] e dava una triste impressione della guerra»[5]. L’uomo che giace di fronte a lui, al
pari suo, è un difensore della Patria e in difesa di questa è caduto sotto i
suoi colpi: [h]o parlato a lungo con il pilota
austriaco, stringendogli la mano e facendogli coraggio perché era molto
avvilito; veniva dal fronte russo dove aveva guadagnato la croce di guerra e
medaglia al valore che portava sulla sua uniforme azzurra. Non aveva potuto
salvarsi dalla mia caccia e mi esprimeva la sua ammirazione con le poche parole
di italiano che sapeva»[6].
Il tributo richiesto dalla guerra gli appare in tutta la sua
smisurata drammaticità. Il dovere
militare richiede l’impegno più strenuo nel conseguire la vittoria mentre
il dovere morale impone la
solidarietà umana nei riguardi dell’avversario che il momento tragico ha
trasformato in nemico.
Il valore militare ed umano, notevolissimo, di Francesco Baracca
riuscì a palesarsi nel margine angusto che permise l’equilibrio fra tali
istanze intimamente contraddittorie.
[1] Lo sport
e i valori di cui era detentore ebbero un rilievo notevole nella cultura che
permeò l’ambiente interventista, anche grazie al contributo del «La Stampa
Sportiva».
[2] L.
Romersa, Francesco Baracca. Cavaliere del
Cielo, Roma: Istituto poligrafico dello Stato, 1968, pp. 2 – 3.
[3] Cfr. Luigi Olivari in
www.guerra-allorizzonte.it.
[4]
L’incipit della lettera originale citata compare in G. Manzoni, Onoranze all’eroe Francesco Baracca dal 1913
al 1945, Lugo: Walberti, 1986, p. 45. L’incipit riportato nella storica
raccolta di V. Varale, invece, è assai meno informale («ieri è stato il trionfo della mia
Squadriglia».
[5] Lettera
di Francesco Baracca al padre, Campoformido, 8 aprile 1916 (V. Varale, La carriera, le battaglie, le vittorie del
grande aviatore raccontate nelle Lettere alla Madre con presentazione del
Ten. Col. P.R. Piccio, Milano: «Il Secolo Illustrato», 1919, pp. 53 –
56).
[6] Ibidem.
giovedì 9 settembre 2021
Austria Ungheria Esercito Comune 1914 -1918 Altre tipologie di grandi unità
Balkanstreitkräfte, Kommando der, comando delle forze armate dei Balcani
costituito nell’agosto del 1914 con la 5. e 6. Armee, comandato dal FZM. Oskar
Potiorek fino al 27 dicembre dello stesso anno, quando fu destituito a causa
della pesante sconfitta subita dalle sue armate e sostituito nell’incarico dal
GdK. arciduca Eugenio fino al maggio del 1915.
Südwestfront, Kommando der, comando del fronte sud-ovest, ossia del
fronte italiano, costituito il 27 maggio 1915 con sede a Marburg, l’attuale
Maribor, e comandato dal GO. arciduca Eugenio, dal quale dipendevano in origine
il Landesverteidigungskommando in Tirol, l’Alpenkorps tedesco, l’Armeegruppe
GdK. Rohr, la 5 Armee e la circoscrizione del porto militare di Pola. Sciolto l’11
gennaio 1918.
Erzherzog Joseph Ferdinand, Heeresgruppe, gruppo
d’esercito arciduca Giuseppe Ferdinando, comandato dal Gdl. arciduca Giuseppe
Ferdinando, costituito sul fronte russo nell’estate del 1915 con la 1 e 4 Armee
e il Gruppe Smekal.
Böhm-Ermolli, Heeresgruppe, gruppo d’esercito Böhm-Ermolli, costituito
nel settembre del 1915 sul fronte russo, comandato dal GO. Eduard von
Böhm-Ermolli e composto nel primo semestre del 1916 dalla 1 e 2 Armee.
Linsingen, Heeresgruppe, gruppo d’esercito Linsingen, costituito il 18
settembre 1915 sul fronte russo, comandato dal Gdl. prussiano Alexander von
Linsingen e composto nel primo semestre del 1916 dalla 4 Armee, dal Korps Fath,
e dal Kavalleriekorps Hauer austro-ungarici e dal Gruppe Gronau tedesco. Nel
luglio dello stesso anno era composto, invece, dalla 1 e 4 Armee
austro-ungariche, dall’Armeegruppe Marwitz, dal Gruppe Falkenhayn e dal X.
Armeekorps tedeschi.
Mackensen, Heeresgruppe, gruppo d’esercito Mackensen, comandato dal GaFM
August von Mackensen, costituito il 18 settembre 1915 sul fronte dei Balcani
con la 3 Armee austro-ungarica, la Deutsche 11 Armee mista e la 1a armata
bulgara; ricostituito il 28 agosto del 1916 sul fronte rumeno, composto
inizialmente dalla 3a armata bulgara e dal Lll. Korps tedesco, cui fu aggiunta
poi la Deutsche 9 Armee, nella quale erano incorporate anche unità
austro-ungariche.
Erzherzog Eugen, Heeresgruppe, gruppo d’esercito arciduca Eugenio,
costituito a Bolzano nel marzo del 1916 per la “Strafexpedition” contro la 1a
Armata italiana, comandato dal GO. arciduca Eugenio e composto dall’11 e 3
Armee e dal Landesverteidigungskommando in Tirol.
Erzherzog Karl, Heeresgruppe, gruppo d’esercito arciduca Carlo, comandato
dal GdK. arciduca ereditario Karl, costituito nell’agosto del 1916 sul fronte
russo-rumeno e sciolto il 20 ottobre dello stesso anno.
Conrad, Heeresgruppe, gruppo d’esercito Conrad, costituito sul fronte del
Tirolo il 1a marzo 1917, comandato dal FM. Franz Conrad von Hötzendorf e
composto nell’autunno del 1917 dal Gruppe Erzherzog Peter Ferdinand e dalla 10
e 11 Armee. Sciolto nel luglio del 1918.
Boroević, Heeresgruppe, gruppo d’esercito Boro, costituito il 23 agosto
1917 sul fronte dell’Isonzo, comandato dal GO. Svetozar Boroević von Boina e
composto dalla 1 e 2 Isonzo-Armee. Dall’inizio del 1918 era composto invece
dall’Armeegruppe Belluno, la 6 Armee e l’Isonzo-Armee.
Erzherzog Joseph, Heeresgruppe, gruppo d’esercito arciduca Giuseppe,
comandato dal GO. arciduca Giuseppe e composto dalla 10 e 11 Armee, costituito
nel luglio del 1918 sul fronte italiano, in sostituzione dell’Heeresgruppe
Conrad.
Kövess, Heeresgruppe, gruppo d’esercito Kövess, costituito nell’ottobre
del 1918 sul fronte dei Balcani, comandato dal FM Hermann Kövess von Kövessháza
e composto dall’11a armata tedesca, dall’Armeegruppe Albanien e dal
Kommandierenden Generals in BHD.
Prinz Leopold von Bayern, fronte d’esercito principe Leopoldo di Baviera,
costituito nell’agosto del 1916 sul fronte russo, composto nell’autunno dello
stesso anno dall’Heeresgruppe Böhm-Armolli e Heeresgruppe Linsingen.
Erzherzog Karl, Heeresfront, fronte d’esercito arciduca Carlo, costituito
il 20 ottobre del 1916 sul fronte russo-rumeno, comandato dal GdK. arciduca
ereditario Karl e composto dalla 9 Armee tedesca, 1 e 7 Armee e Kavalleriekorps
Brudermann austro-ungarici. Sciolto il 2 dicembre 1916.
Erzherzog Joseph, Heeresfront, fronte d’esercito arciduca Giuseppe,
costituito il 2 dicembre 1916 sul fronte russo-rumeno, comandato dal GO.
arciduca Giuseppe e composto dalla 1 e 7 Armee. Sciolto il 15 gennaio 1918.
Erzherzog Eugen, Heeresfront, fronte d’esercito arciduca Eugenio,
costituito nell’autunno del 1917 sul fronte italiano con la Deutsche 14 Armee e
l’Heeresgruppe Boroević, e comandato dal FM. arciduca Eugenio.
Kövess, Heeresfront, fronte d’esercito Kövess, comandato dal FM. Hermann
Kövess von Kövessháza, costituito il 16 gennaio 1918 sul fronte russo e sciolto
il 5 aprile dello stesso anno.

















