lunedì 29 giugno 2026

La Grande Guerra. Le Aeronautiche Il Potere Aereo Le Lezioni Apprese

 

  1. IL “POTERE AEREO”



- LEZIONI APPRESE



La guerra aerea è stato un importante fronte della prima guerra mondiale, anche se non può essere ricondotto ad un luogo fisico definito. La distinzione della guerra aerea come componente a sé del conflitto dipende dal fatto che questo periodo vide per la prima volta l'impiego su vasta scala dell'aeroplano come strumento strategico e tattico.



Né si deve credere che la situazione iniziale sugli altri fronti fosse molto migliore. Il fatto era che l'Aviazione si trovava a combattere una vera e propria battaglia d'affermazione contro le Armi fin lì tradizionali. Naturalmente le occasioni non mancarono perché alla logica dei fatti quest’affermazione venisse colta in maniera clamorosa.

Dalla guerra, che con l’incapacità dei comandi di risolvere il problema tattico del superamento di una trincea protetta da filo spinato e difesa dalla mitragliatrice, aveva rappresentato il fallimento dell’arte militare, si trasse un’importante lezione: le operazioni, con l’affermarsi dell’aeronautica, non erano più ristrette al campo di battaglia e alle retrovie, ma si allargavano alle metropoli, ai piccoli centri, alle strutture industriali, alle reti stradali e ferroviarie.


La nuova arma, che avrebbe rivoluzionato il XX secolo, era passata dall’aggiustamento del tiro d’artiglieria alla battaglia per la conquista dello spazio aereo.


Il percorso fu travagliato e costellato di successi e insuccessi, ma alla fine permise di delineare alcuni principi cardine che gettavano le basi per gli studi dottrinari che, impostati da alcuni pionieri, come Giulio Douhet, fin da prima della guerra, tanto sviluppo ebbero durante e soprattutto subito dopo l’immane conflitto.


Da Douhet a Trenchard e a Mitchell, molti concordavano che l’aviazione non poteva rimanere arma di semplice supporto alle operazioni delle forze di superficie, ma doveva diventare un’arma autonoma e indipendente. I primi a concretizzare in atti ordinativi reali tale idea furono i britannici costituendo la Royal Air Force il 1 aprile 1918, ancora guerra durante. Nei primi anni ’20 tutte le grandi potenze avrebbero fatto altrettanto, a meno degli Stati Uniti d’America che sarebbero arrivati fino al secondo conflitto mondiale con l’aviazione suddivisa in “forze aeree” alle dipendenze rispettivamente dell’Esercito, della Marina e del corpo dei Marines.


La ricognizione è stato il primo impiego dell’aeroplano in guerra, ma subito dopo si sono sviluppate le specialità del bombardamento e della caccia. Mentre per la specialità originale, l’impiego del velivolo solitario era e resta la norma, le altre due specialità hanno cominciato a dare risultati concreti e operativamente significativi solo dopo che si è compresa l’importanza di trasferire sul fronte del cielo il concetto dell’impiego “a massa” del mezzo aereo.


Una massa di bombardieri può distruggere un obiettivo di grandi dimensioni e di altrettanto grande importanza tattica e anche strategica, mentre un ristretto numero di bombardieri, o addirittura un solitario bombardiere, oltre a non arrecare danni particolarmente significativi allo schieramento avversario, può essere neutralizzato facilmente prima che raggiunga l’obiettivo assegnato fallendo così la sua missione.


Una massa di aerei da caccia può riuscire a fermare un’incursione di bombardieri, un ristretto numero di caccia, o addirittura un caccia isolato, non sarebbe mai in grado di farlo, potrebbe al più abbattere uno o due bombardieri nemici, quando addirittura non dovrebbe esso stesso lottare per difendersi invece di attaccare, che è la sua missione.


Antonio Daniele



venerdì 19 giugno 2026

La Grande Guerra . Le Aeronautiche. L'Impiego strategico

- IMPIEGO STRATEGICO


Nel 1899, alla Conferenza Internazionale dell'Aia, venne stabilito il divieto di uso bellico contro obiettivi civili dei mezzi aerei. Fu proibito «... attaccare e bombardare [...] lanciando dei proiettili e degli esplosivi dall'alto degli Aerostati e da altri mezzi analoghi, città, villaggi, case o bastimenti che non siano difesi …». L'accordo, com'era facilmente prevedibile, non durò e nel corso della grande guerra, che sarebbe stata combattuta non molti anni più tardi, il bombardamento aereo, soprattutto a livello psicologico, rappresentò una delle «innovazioni» più terrificanti.


Gli Inglesi erano favorevoli al bombardamento strategico e nella primavera del 1918, nell’ambito della neonata Royal Air Force, fu creato l'Indipendent Air Force, un corpo aereo basato in Francia con l'obiettivo di attaccare in profondità obiettivi strategici nel territorio tedesco. Il generale Trechard ne fu il maggiore sostenitore, convinto che il potere aereo fosse in grado da solo di portare alla vittoria, convinzione che lo accompagnerà per l'avvenire. L’IAF, di cui egli fu il Comandante, avrebbe operato in assoluta indipendenza sotto la supervisione diretta del governo.


Seguendo le orme di Giulio Douhet, che già nel 1912 aveva propugnato una strategia di bombardamento indiscriminato dei centri urbani, il generale sudafricano Smuts, capo del Comitato di gabinetto sull'organizzazione dell'aria e sulla difesa aerea, in un rapporto del 1917 sosteneva: "Potrebbe non essere lontano il giorno in cui le operazioni aeree, con la loro devastazione del territorio nemico e la distruzione su vasta scala dei centri industriali e popolosi, potrebbero diventare la principale operazione della guerra, rispetto alla quale le più antiche forme di operazioni militari e navali, diventerebbero secondarie e subordinate".


La strategia propugnata da Smuts si basava soprattutto sulla guerra psicologica: il terrore diffuso nella popolazione civile, per la prima volta nella storia coinvolta direttamente nelle guerra intesa come distruzione e rischio di morte, avrebbe giocato un ruolo decisivo a livello politico costringendo il nemico alla resa per non dover subire ulteriori attacchi alla propria popolazione, attacchi non accettabili sul piano della resistenza morale e sociale.


Una diversa visione strategica muoveva l’Italia, che, pur lasciando l’aviazione alle dipendenze separate dell’Esercito e della Marina, per la componente da bombardamento, aveva istituito un controllo al livello Comando Supremo proprio in virtù del suo prevalente impiego strategico.


L’uso che l’Italia fece del bombardamento strategico privilegiò obiettivi di interesse militare, come, tanto per fare alcuni esempi, i ripetuti attacchi sul silurificio di Fiume con lo scopo di ridurre a minimi operativamente insignificanti la disponibilità di tale arma per la flotta imperiale asburgica, gli attacchi sul nodo ferroviario di Lubiana, essenziale per l’afflusso di rifornimenti e truppe al fronte austriaco, sulla base navale di Pola, per colpire al cuore l’operatività della flotta asburgica, e lo stesso raid di Gabriele D’Annunzio su Vienna, esempio eccellente di guerra psicologica di grande rilevanza strategica, con l’obiettivo di spezzare definitivamente l’ormai debole resistenza morale della popolazione austriaca.


Si tratta di due visioni diverse dell’impiego strategico dell’aviazione, entrambe sperimentate nel primo conflitto mondiale per la prima volta, entrambe valide nei presupposti purché la componente da bombardamento sia in grado di sviluppare un attacco adeguato all’obiettivo prefissato. In questo non solo è importante il mezzo aereo, ma anche la sua capacità operativa e il numero di velivoli impiegati … a massa.


La lezione della prima guerra mondiale sarà approfondita e sviscerata negli anni successivi dagli stessi studiosi che ne stigmatizzarono i primi capisaldi, Douhet, Trenchard e Mitchell, e da molti altri che fornirono un contributo di pensiero estremamente importante e decisivo per l’indirizzo di politica militare che si dettero le grandi potenze tra le due guerre mondiali influendo moltissimo sugli esiti della seconda.

(Antonio Daniele)





martedì 9 giugno 2026

La Grande Guerra. Le Aeronautiche. L'Impiego Tattico

 

- IMPIEGO TATTICO



La prima guerra mondiale ha evidenziato un impiego del potere aereo in campo tattico prioritariamente rivolto ad obiettivi militari in missioni di:

appoggio tattico alle forze di superficie, cioè supporto dall’alto alle operazioni sul campo costituendo una valida alternativa alla cavalleria (ricognizione e assalto) e all’artiglieria (bombardamento);


  • controaviazione, ovvero la lotta dei caccia contro i velivoli nemici di ogni tipo per impedirne le operazioni e l’attacco dei bombardieri sui campi d’aviazione avversari;


  • interdizione, ovvero l’attacco agli assetti nemici che supportano la battaglia come rifornimenti, concentramenti di truppe di rincalzo in avvicinamento al fronte, depositi di materiali e munizioni, batterie di artiglieria, campi fortificati, snodi ferroviari utilizzati dalle tradotte militari, vie di comunicazioni, ponti, gli stessi aeroporti nemici.


Queste tipologie di impiego tattico vennero sviluppate ed eseguite prima ancora che ne venisse codificata la validità nelle appena abbozzate dottrine di impiego delle forze aeree. La teoria, mai come nella grande guerra, per l’aeronautica seguì, e da molto lontano, la pratica.