- FRANCIA
L’Aéronautique Militaire è nata nel 1909
rendendo di fatto la Francia il primo paese ad equipaggiarsi di aerei da
combattimento. Con una legge approvata dall’Assemblea Nazionale di Francia il
29 marzo 1912, la nuova arma
aerea fu aggiunta ufficialmente alle altre quattro armi tradizionali dell’esercito
francese dell'epoca: la fanteria, la cavalleria, l’artiglieria e il genio.
Le sue
origini più remote risalgono agli aerostieri, il cui primo impiego militare
ebbe luogo col reparto creato dal Comitato
di salute pubblica nel 1794, e che si distinsero nella battaglia di Fleurus,
combattuta dalle truppe rivoluzionarie francesi contro quelle inglesi e
austriache il 26 giugno dello stesso anno. Soppresso nel 1797, il reparto fu
ricostituito solo alla fine del XIX sec., quando alcuni palloni frenati vennero
assegnati alle piazzeforti dell'Est.
Quasi sconosciuta come arma
di offesa, ma già utilizzata come strumento di ricognizione al servizio delle
artiglierie, l'aviazione degli albori si trova nel 1914 coinvolta nella grande
guerra. L'industria aeronautica europea si trovava ad affrontare la guerra ancora
in una fase semi-artigianale, antecedente alla produzione di serie e ai grandi
numeri. I francesi erano tuttavia all'avanguardia. Già nel 1909 Louis Blériot
trasvolava la manica su un monoplano da lui progettato. L'eredità dei fratelli
Wright era stata subito raccolta in Francia da personaggi come Farman,
Deperdussin, i fratelli Morane, Saulnier, Breguet.
I primi
impieghi militari dell'aeroplano iniziarono in Francia già nel 1905, e
progredirono così velocemente che I primi aeroplani apparvero alle manovre in
Piccardia (1909). Nel 1910 l'artiglieria
francese, alle cui dipendenze era il Servizio Aeronautico, contava in linea
solo 7 aeroplani ma,
nello stesso anno, venne istituito dal Ministero
della Guerra un Ispettorato
Permanente dell'Aeronautica Militare, dipendente dall'Arma del Genio. Proprio nei pressi della
Marna, a Chalons-sur Marne, fu installato il primo campo attrezzato dell'aviazione
militare d'oltralpe e,
nel 1913, tre squadriglie parteciparono alle manovre in Guascogna.
Il 2
agosto 1914, allo scoppio delle ostilità, la Francia schierava15 dirigibili e 148 aeroplani militari (di cui 8 dell’Aéronautique Navale),
distribuiti a 25 squadriglie. I
tipi erano "Blériot", "Farman", "Voisin" e
altri, sostanzialmente pensati per
un uso civile, privi di armamenti, assolvevano allora solo a compiti di osservazione e
ricognizione; ma, dalla fine del 1915, l'evoluzione dei mezzi bellici determinò
la nascita delle tre diverse specialità dell'aviazione: osservazione
(ricognizione e direzione dei tiri d'artiglieria), caccia e bombardamento.
Durante la prima battaglia
della Marna, l'apporto della ricognizione aerea fu essenziale, permettendo al
comando francese di conoscere i movimenti delle armate tedesche, premessa del
successo della controffensiva francese.
Resa famosa
dall'eroismo dei suoi assi (Guynemer, Fonck, Nungesser, ecc.), l'aviazione
francese ebbe parte preponderante nella vittoria degli Alleati, e godette per
tutta la durata del conflitto, di una superiorità quantitativa e qualitativa
incontestabile.
Allo scoppio della guerra, un
giovane aviatore di Saint-Denis, Roland Garros, era inquadrato nel servizio
aeronautico. Era già molto noto poiché, nel 1913, ai comandi di un monomotore
Morane-Saulnier, aveva trasvolato il Mediterraneo, dal Fréjus a Bizerta in
Tunisia, stabilendo uno spettacolare record a rischio della vita.
Fu alla fine del 1914 che
Roland Garros, per una geniale intuizione, di fatto inventò l'aviazione da
caccia. Posizionò una mitragliatrice sulla prua del suo apparecchio, facendo in
modo che i proiettili non danneggiassero l'elica tramite l'applicazione sulle
sue pale di due piastre metalliche all’altezza della canna dell'arma. Se un
proiettile colpiva le piastre, rimbalzava via senza rompere l’elica. Di lì a
poco Roland Garros divenne un asso, con 5 abbattimenti di aerei nemici.
Nel 1915, a sua volta
abbattuto, atterrò fortunosamente dietro le linee tedesche e fu catturato. I
tedeschi ebbero modo di analizzare il suo segreto e Fokker, osservata
l'invenzione di Garros, la sviluppò applicando ai suoi aerei un sistema di
sincronizzazione dei giri dell’elica con lo sparo della mitragliatrice e dando origine
così al "flagello dei Fokker".
Liberato nel 1918, Roland
Garros ritornò ai comandi di un caccia ma il 5 ottobre dello stesso anno fu
nuovamente abbattuto nel cielo di Vouziers, nelle Ardenne.
Già nella prima
guerra mondiale, la Francia seppe ben valutare la potenzialità dell'allora
"nuova arma aerea" conducendo in maniera impeccabile la guerra aerea
al punto che, nel 1918 l'aeronautica in Francia aveva guadagnato il suo
posto nella panoplia delle armi combattenti. Superando scetticismi e pregiudizi
aveva reso preziosi servizi all'Armée. Destinata inizialmente alla ricognizione
dei campi di battaglia in sostituzione della cavalleria, aveva esteso la sua
missione al bombardamento e ai combattimenti aerei.
Quando il 9 maggio 1918 si riuniva a Versailles il
Comité interallié d'aviation, per mettere a punto la strategia per l'offensiva
aerea sulla Germania, il generale inglese Sykes
sostinne l’esigenza di "… costituire
una forza aerea interalleata con propri mezzi, autonoma e indipendenza in
rapporto alle forze terrestri con un capo unico e con un'unica missione, il
bombardamento delle città della Germania".
Il generale Duval, che dal luglio 1917 al novembre
1918 reggeva il Service
Aeronautique aux Armees, si oppose recisamente ritenendo che le
forze aeree dovevano essere impiegate esclusivamente in campo tattico,
partecipando alla battaglia terrestre sotto la guida del comandante in capo.
Aggiunse che missione dell'aeronautica non era la distruzione delle città
nemiche ma di contribuire alla vittoria finale: "A che cosa servirebbe bombardare Colonia se Parigi cade?"
Duval, fin dall’agosto 1917, aveva organizzato la
"Division aérienne", con
370 caccia e 230 bombardieri, incaricata
di coordinare il loro impiego con quello delle Grandi Unità terrestri e
l’obiettivo di intervenire sulle retrovie nemiche per alleggerire la pressione
al fronte, attaccando truppe in movimento, depositi, linee e stazioni
ferroviarie. Duval aveva quindi concepito e
attuato la dottrina dell’impiego in massa dell’aviazione con squadriglie di
caccia e da bombardamento che, operando sulle immediate retrovie, bloccavano
dall’alto l’afflusso di truppe e rifornimenti sul campo di battaglia. Massa
aerea impiegata quindi esclusivamente in funzione tattica.
Di diverso avviso erano molti altri che avrebbero
seguito volentieri l’esempio dello stato maggiore germanico, che aveva inviato
43 bombardieri su Londra il 20 maggio 1918. Tra essi, il sottosegretario di
Stato all'Aéronautique militaire e
all'Aéronautique navale,
Pierre-Etienne Flandin, che era decisamente favorevole ai bombardamenti di
città nemiche e, in una nota del 25 dicembre 1917 diretta al presidente del
Consiglio, sosteneva che: "L'aviazione
militare e l'aviazione navale giocano un ruolo speciale che è nettamente
condizionato dalla partecipazione a operazioni di terra e di mare. Il
comandante responsabile dell'una o dell'altra non può avere la libertà di
spirito per concepire, preparare e eseguire un piano di operazioni aeree se non
è assolutamente indipendente dalle operazioni ingaggiate dall'esercito o dalla
marina".
Per contro
Pétain si schierava per il bombardamento tattico, sostenendo che se
l'aviazione da osservazione doveva essere proporzionata alle altre armi, non vi
erano limiti per l'aviazione da combattimento che andava sviluppata per rendere
cieco il nemico, paralizzando le sue comunicazioni e abbattendo il suo morale.
Ma, al di là dei dibattiti dottrinari, nella
condotta delle operazioni, i francesi in realtà privilegiarono sempre l’impiego
tattico in battaglia dell’arma aerea. Lo dimostra, tra l’altro, una nota della
Stato Maggiore francese per le grandi unità del 15 febbraio 1918 in cui si
legge: "I comandanti dei gruppi di
grandi unità assicureranno la concentrazione dei mezzi aerei necessari per
esercitare una potente azione di demoralizzazione sulle truppe destinate a
sostenere l'attacco. … La sorpresa tattica sarà ottenuta dalla subitaneità
dello scatenamento dell'attacco, sia dalla preparazione del bombardamento
dell'artiglieria e dell'aeronautica da bombardamento più breve e violenta
possibile, sia senza preparazione, a favore della rottura dei carri armati che
apriranno la via alla fanteria e all'artiglieria. … Il ruolo dell'aviazione è
della più alta importanza".
Il governo
francese seppe, fin dall’inizio delle ostilità, valorizzare l’apparato
industriale nazionale sostenendone le ricerche tese a fornire un’ampia gamma di
prodotti ben mirati ed indirizzati, tutti regolarmente acquisiti dalle forze
armate, così da garantire un’adeguata omogeneità a tutto vantaggio della
logistica e dei ricambi. Uno
sforzo considerevole venne compiuto nel campo della produzione aeronautica, che
giunse ad impiegare 86.000 operai; dal 1914 al 1918, la Francia produsse 67.700
aeroplani e 95.000 motori (dei quali 9.700 aeroplani e 25.000 motori ceduti
agli Alleati, prevalentemente all’Italia che ne produsse all’incirca altrettanti
su licenza nelle proprie industrie).
L’industria
automobilistica (considerata all’epoca la seconda al mondo dopo quella
americana) fu all'occorrenza convertita alla produzione di aeroplani e,
soprattutto, di motori aeronautici di vario tipo, utilizzabili su diversi
aeroplani a seconda delle esigenze: il fiore all'occhiello della produzione francese
che, distribuendo opportunamente le licenze di produzione, arrivò ad innescare
la produzione bellica italiana, americana e inglese. Infatti, la qualità e la
quantità dei motori e degli aeroplani francesi era talmente elevata, che
poterono ampiamente beneficiarne anche gli Alleati.
I caccia
francesi erano numerosi e di ottime prestazioni, anche i ricognitori erano
stati prodotti in gran numero ed abbastanza buoni, invece i bombardieri che non
furono prodotti in quantità sufficiente ed erano tendenzialmente di scarse
prestazioni, anche se durante la loro vita operativa furono aggiornati ed
ammodernati adeguandoli agli standard degli altri belligeranti. Possiamo dire,
che malgrado l'aeronautica francese non fosse un’arma autonoma, ma subordinata
alla Marina e all'Esercito, era comunque una forza aerea efficiente e
notevolmente dotata in mezzi, uomini, materiali e soprattutto di idee.
L'11 novembre 1918, al termine delle
ostilità sul fronte occidentale, il Comando
Supremo dell'aeronautica francese disponeva di 11.836 aerei di cui 3.608 da combattimento, suddivisi in 320 squadriglie con circa 12.000
piloti, contro i 1000 del 1914.
La notevole produzione di velivoli sviluppata dalle
industrie francesi nell’arco del conflitto (circa 68.000 esemplari), oltre a
dare un'indicazione sulla rapida espansione dell'aviazione, evidenzia anche
quanto l’attività di volo fosse all’epoca pericolosa: circa 52.000 aerei
francesi furono distrutti in combattimento, equivalenti ad un tasso di perdita
del 77%. Le perdite umane furono relativamente più modeste: circa 5000
Caduti, soprattutto negli ultimi due anni di guerra. Il 21% erano ufficiali, un
dato paragonabile a quello degli ufficiali di fanteria (29%). 132 piloti che
avevano abbattuto almeno cinque aerei nemici si fregiavano del titolo di "asso", 32 di essi (il
25%) non videro la fine del conflitto.