venerdì 30 gennaio 2026

La Grande Guerra. Le Aeronautiche. La Francia

 

- FRANCIA

 

L’Aéronautique Militaire è nata nel 1909 rendendo di fatto la Francia il primo paese ad equipaggiarsi di aerei da combattimento. Con una legge approvata dall’Assemblea Nazionale di Francia il 29 marzo 1912, la nuova arma aerea fu aggiunta ufficialmente alle altre quattro armi tradizionali dell’esercito francese dell'epoca: la fanteria, la cavalleria, l’artiglieria e il genio.

Le sue origini più remote risalgono agli aerostieri, il cui primo impiego militare ebbe luogo col reparto creato dal Comitato di salute pubblica nel 1794, e che si distinsero nella battaglia di Fleurus, combattuta dalle truppe rivoluzionarie francesi contro quelle inglesi e austriache il 26 giugno dello stesso anno. Soppresso nel 1797, il reparto fu ricostituito solo alla fine del XIX sec., quando alcuni palloni frenati vennero assegnati alle piazzeforti dell'Est.

Quasi sconosciuta come arma di offesa, ma già utilizzata come strumento di ricognizione al servizio delle artiglierie, l'aviazione degli albori si trova nel 1914 coinvolta nella grande guerra. L'industria aeronautica europea si trovava ad affrontare la guerra ancora in una fase semi-artigianale, antecedente alla produzione di serie e ai grandi numeri. I francesi erano tuttavia all'avanguardia. Già nel 1909 Louis Blériot trasvolava la manica su un monoplano da lui progettato. L'eredità dei fratelli Wright era stata subito raccolta in Francia da personaggi come Farman, Deperdussin, i fratelli Morane, Saulnier, Breguet. 

I primi impieghi militari dell'aeroplano iniziarono in Francia già nel 1905, e progredirono così velocemente che I primi aeroplani apparvero alle manovre in Piccardia (1909). Nel 1910 l'artiglieria francese, alle cui dipendenze era il Servizio Aeronautico, contava in linea solo 7 aeroplani ma, nello stesso anno, venne istituito dal Ministero della Guerra un Ispettorato Permanente dell'Aeronautica Militare, dipendente dall'Arma del Genio. Proprio nei pressi della Marna, a Chalons-sur Marne, fu installato il primo campo attrezzato dell'aviazione militare d'oltralpe e, nel 1913, tre squadriglie parteciparono alle manovre in Guascogna.

Il 2 agosto 1914, allo scoppio delle ostilità, la Francia schierava15 dirigibili e 148 aeroplani militari (di cui 8 dell’Aéronautique Navale), distribuiti a 25 squadriglie. I tipi erano "Blériot", "Farman", "Voisin" e altri, sostanzialmente pensati per un uso civile, privi di armamenti, assolvevano allora solo a compiti di osservazione e ricognizione; ma, dalla fine del 1915, l'evoluzione dei mezzi bellici determinò la nascita delle tre diverse specialità dell'aviazione: osservazione (ricognizione e direzione dei tiri d'artiglieria), caccia e bombardamento.

Durante la prima battaglia della Marna, l'apporto della ricognizione aerea fu essenziale, permettendo al comando francese di conoscere i movimenti delle armate tedesche, premessa del successo della controffensiva francese.

Resa famosa dall'eroismo dei suoi assi (Guynemer, Fonck, Nungesser, ecc.), l'aviazione francese ebbe parte preponderante nella vittoria degli Alleati, e godette per tutta la durata del conflitto, di una superiorità quantitativa e qualitativa incontestabile.

Allo scoppio della guerra, un giovane aviatore di Saint-Denis, Roland Garros, era inquadrato nel servizio aeronautico. Era già molto noto poiché, nel 1913, ai comandi di un monomotore Morane-Saulnier, aveva trasvolato il Mediterraneo, dal Fréjus a Bizerta in Tunisia, stabilendo uno spettacolare record a rischio della vita.

Fu alla fine del 1914 che Roland Garros, per una geniale intuizione, di fatto inventò l'aviazione da caccia. Posizionò una mitragliatrice sulla prua del suo apparecchio, facendo in modo che i proiettili non danneggiassero l'elica tramite l'applicazione sulle sue pale di due piastre metalliche all’altezza della canna dell'arma. Se un proiettile colpiva le piastre, rimbalzava via senza rompere l’elica. Di lì a poco Roland Garros divenne un asso, con 5 abbattimenti di aerei nemici.

Nel 1915, a sua volta abbattuto, atterrò fortunosamente dietro le linee tedesche e fu catturato. I tedeschi ebbero modo di analizzare il suo segreto e Fokker, osservata l'invenzione di Garros, la sviluppò applicando ai suoi aerei un sistema di sincronizzazione dei giri dell’elica con lo sparo della mitragliatrice e dando origine così al "flagello dei Fokker".

Liberato nel 1918, Roland Garros ritornò ai comandi di un caccia ma il 5 ottobre dello stesso anno fu nuovamente abbattuto nel cielo di Vouziers, nelle Ardenne.

 Già nella prima guerra mondiale, la Francia seppe ben valutare la potenzialità dell'allora "nuova arma aerea" conducendo in maniera impeccabile la guerra aerea al punto che, nel 1918 l'aeronautica in Francia aveva guadagnato il suo posto nella panoplia delle armi combattenti. Superando scetticismi e pregiudizi aveva reso preziosi servizi all'Armée. Destinata inizialmente alla ricognizione dei campi di battaglia in sostituzione della cavalleria, aveva esteso la sua missione al bombardamento e ai combattimenti aerei.

Quando il 9 maggio 1918 si riuniva a Versailles il Comité interallié d'aviation, per mettere a punto la strategia per l'offensiva aerea sulla Germania, il generale inglese Sykes  sostinne l’esigenza di "… costituire una forza aerea interalleata con propri mezzi, autonoma e indipendenza in rapporto alle forze terrestri con un capo unico e con un'unica missione, il bombardamento delle città della Germania".

Il generale Duval, che dal luglio 1917 al novembre 1918 reggeva il Service Aeronautique aux Armees, si oppose recisamente ritenendo che le forze aeree dovevano essere impiegate esclusivamente in campo tattico, partecipando alla battaglia terrestre sotto la guida del comandante in capo. Aggiunse che missione dell'aeronautica non era la distruzione delle città nemiche ma di contribuire alla vittoria finale: "A che cosa servirebbe bombardare Colonia se Parigi cade?"

Duval, fin dall’agosto 1917, aveva organizzato la "Division aérienne", con 370 caccia e 230 bombardieri, incaricata di coordinare il loro impiego con quello delle Grandi Unità terrestri e l’obiettivo di intervenire sulle retrovie nemiche per alleggerire la pressione al fronte, attaccando truppe in movimento, depositi, linee e stazioni ferroviarie. Duval aveva quindi concepito e attuato la dottrina dell’impiego in massa dell’aviazione con squadriglie di caccia e da bombardamento che, operando sulle immediate retrovie, bloccavano dall’alto l’afflusso di truppe e rifornimenti sul campo di battaglia. Massa aerea impiegata quindi esclusivamente in funzione tattica.

Di diverso avviso erano molti altri che avrebbero seguito volentieri l’esempio dello stato maggiore germanico, che aveva inviato 43 bombardieri su Londra il 20 maggio 1918. Tra essi, il sottosegretario di Stato all'Aéronautique militaire e all'Aéronautique navale, Pierre-Etienne Flandin, che era decisamente favorevole ai bombardamenti di città nemiche e, in una nota del 25 dicembre 1917 diretta al presidente del Consiglio, sosteneva che: "L'aviazione militare e l'aviazione navale giocano un ruolo speciale che è nettamente condizionato dalla partecipazione a operazioni di terra e di mare. Il comandante responsabile dell'una o dell'altra non può avere la libertà di spirito per concepire, preparare e eseguire un piano di operazioni aeree se non è assolutamente indipendente dalle operazioni ingaggiate dall'esercito o dalla marina".

Per contro  Pétain si schierava per il bombardamento tattico, sostenendo che se l'aviazione da osservazione doveva essere proporzionata alle altre armi, non vi erano limiti per l'aviazione da combattimento che andava sviluppata per rendere cieco il nemico, paralizzando le sue comunicazioni e abbattendo il suo morale.

Ma, al di là dei dibattiti dottrinari, nella condotta delle operazioni, i francesi in realtà privilegiarono sempre l’impiego tattico in battaglia dell’arma aerea. Lo dimostra, tra l’altro, una nota della Stato Maggiore francese per le grandi unità del 15 febbraio 1918 in cui si legge: "I comandanti dei gruppi di grandi unità assicureranno la concentrazione dei mezzi aerei necessari per esercitare una potente azione di demoralizzazione sulle truppe destinate a sostenere l'attacco. … La sorpresa tattica sarà ottenuta dalla subitaneità dello scatenamento dell'attacco, sia dalla preparazione del bombardamento dell'artiglieria e dell'aeronautica da bombardamento più breve e violenta possibile, sia senza preparazione, a favore della rottura dei carri armati che apriranno la via alla fanteria e all'artiglieria. … Il ruolo dell'aviazione è della più alta importanza".

Il governo francese seppe, fin dall’inizio delle ostilità, valorizzare l’apparato industriale nazionale sostenendone le ricerche tese a fornire un’ampia gamma di prodotti ben mirati ed indirizzati, tutti regolarmente acquisiti dalle forze armate, così da garantire un’adeguata omogeneità a tutto vantaggio della logistica e dei ricambi. Uno sforzo considerevole venne compiuto nel campo della produzione aeronautica, che giunse ad impiegare 86.000 operai; dal 1914 al 1918, la Francia produsse 67.700 aeroplani e 95.000 motori (dei quali 9.700 aeroplani e 25.000 motori ceduti agli Alleati, prevalentemente all’Italia che ne produsse all’incirca altrettanti su licenza nelle proprie industrie).

L’industria automobilistica (considerata all’epoca la seconda al mondo dopo quella americana) fu all'occorrenza convertita alla produzione di aeroplani e, soprattutto, di motori aeronautici di vario tipo, utilizzabili su diversi aeroplani a seconda delle esigenze: il fiore all'occhiello della produzione francese che, distribuendo opportunamente le licenze di produzione, arrivò ad innescare la produzione bellica italiana, americana e inglese. Infatti, la qualità e la quantità dei motori e degli aeroplani francesi era talmente elevata, che poterono ampiamente beneficiarne anche gli Alleati.

I caccia francesi erano numerosi e di ottime prestazioni, anche i ricognitori erano stati prodotti in gran numero ed abbastanza buoni, invece i bombardieri che non furono prodotti in quantità sufficiente ed erano tendenzialmente di scarse prestazioni, anche se durante la loro vita operativa furono aggiornati ed ammodernati adeguandoli agli standard degli altri belligeranti. Possiamo dire, che malgrado l'aeronautica francese non fosse un’arma autonoma, ma subordinata alla Marina e all'Esercito, era comunque una forza aerea efficiente e notevolmente dotata in mezzi, uomini, materiali e soprattutto di idee.

L'11 novembre 1918, al termine delle ostilità sul fronte occidentale, il Comando Supremo dell'aeronautica francese disponeva di 11.836 aerei di cui 3.608 da combattimento, suddivisi in 320 squadriglie con circa 12.000 piloti, contro i 1000 del 1914.

La notevole produzione di velivoli sviluppata dalle industrie francesi nell’arco del conflitto (circa 68.000 esemplari), oltre a dare un'indicazione sulla rapida espansione dell'aviazione, evidenzia anche quanto l’attività di volo fosse all’epoca pericolosa: circa 52.000 aerei francesi furono distrutti in combattimento, equivalenti ad un tasso di perdita del 77%. Le perdite umane furono relativamente più modeste: circa 5000 Caduti, soprattutto negli ultimi due anni di guerra. Il 21% erano ufficiali, un dato paragonabile a quello degli ufficiali di fanteria (29%). 132 piloti che avevano abbattuto almeno cinque aerei nemici si fregiavano del titolo di "asso", 32 di essi (il 25%) non videro la fine del conflitto.

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