- IMPIEGO STRATEGICO
Nel 1899, alla Conferenza Internazionale dell'Aia, venne stabilito il divieto di uso bellico contro obiettivi civili dei mezzi aerei. Fu proibito «... attaccare e bombardare [...] lanciando dei proiettili e degli esplosivi dall'alto degli Aerostati e da altri mezzi analoghi, città, villaggi, case o bastimenti che non siano difesi …». L'accordo, com'era facilmente prevedibile, non durò e nel corso della grande guerra, che sarebbe stata combattuta non molti anni più tardi, il bombardamento aereo, soprattutto a livello psicologico, rappresentò una delle «innovazioni» più terrificanti.
Gli Inglesi erano favorevoli al bombardamento strategico e nella primavera del 1918, nell’ambito della neonata Royal Air Force, fu creato l'Indipendent Air Force, un corpo aereo basato in Francia con l'obiettivo di attaccare in profondità obiettivi strategici nel territorio tedesco. Il generale Trechard ne fu il maggiore sostenitore, convinto che il potere aereo fosse in grado da solo di portare alla vittoria, convinzione che lo accompagnerà per l'avvenire. L’IAF, di cui egli fu il Comandante, avrebbe operato in assoluta indipendenza sotto la supervisione diretta del governo.
Seguendo le orme di Giulio Douhet, che già nel 1912 aveva propugnato una strategia di bombardamento indiscriminato dei centri urbani, il generale sudafricano Smuts, capo del Comitato di gabinetto sull'organizzazione dell'aria e sulla difesa aerea, in un rapporto del 1917 sosteneva: "Potrebbe non essere lontano il giorno in cui le operazioni aeree, con la loro devastazione del territorio nemico e la distruzione su vasta scala dei centri industriali e popolosi, potrebbero diventare la principale operazione della guerra, rispetto alla quale le più antiche forme di operazioni militari e navali, diventerebbero secondarie e subordinate".
La strategia propugnata da Smuts si basava soprattutto sulla guerra psicologica: il terrore diffuso nella popolazione civile, per la prima volta nella storia coinvolta direttamente nelle guerra intesa come distruzione e rischio di morte, avrebbe giocato un ruolo decisivo a livello politico costringendo il nemico alla resa per non dover subire ulteriori attacchi alla propria popolazione, attacchi non accettabili sul piano della resistenza morale e sociale.
Una diversa visione strategica muoveva l’Italia, che, pur lasciando l’aviazione alle dipendenze separate dell’Esercito e della Marina, per la componente da bombardamento, aveva istituito un controllo al livello Comando Supremo proprio in virtù del suo prevalente impiego strategico.
L’uso che l’Italia fece del bombardamento strategico privilegiò obiettivi di interesse militare, come, tanto per fare alcuni esempi, i ripetuti attacchi sul silurificio di Fiume con lo scopo di ridurre a minimi operativamente insignificanti la disponibilità di tale arma per la flotta imperiale asburgica, gli attacchi sul nodo ferroviario di Lubiana, essenziale per l’afflusso di rifornimenti e truppe al fronte austriaco, sulla base navale di Pola, per colpire al cuore l’operatività della flotta asburgica, e lo stesso raid di Gabriele D’Annunzio su Vienna, esempio eccellente di guerra psicologica di grande rilevanza strategica, con l’obiettivo di spezzare definitivamente l’ormai debole resistenza morale della popolazione austriaca.
Si tratta di due visioni diverse dell’impiego strategico dell’aviazione, entrambe sperimentate nel primo conflitto mondiale per la prima volta, entrambe valide nei presupposti purché la componente da bombardamento sia in grado di sviluppare un attacco adeguato all’obiettivo prefissato. In questo non solo è importante il mezzo aereo, ma anche la sua capacità operativa e il numero di velivoli impiegati … a massa.
La lezione della prima guerra mondiale sarà approfondita e sviscerata negli anni successivi dagli stessi studiosi che ne stigmatizzarono i primi capisaldi, Douhet, Trenchard e Mitchell, e da molti altri che fornirono un contributo di pensiero estremamente importante e decisivo per l’indirizzo di politica militare che si dettero le grandi potenze tra le due guerre mondiali influendo moltissimo sugli esiti della seconda.
(Antonio Daniele)
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