IL “POTERE AEREO”
- LEZIONI APPRESE
La guerra aerea è stato un importante fronte della prima guerra mondiale, anche se non può essere ricondotto ad un luogo fisico definito. La distinzione della guerra aerea come componente a sé del conflitto dipende dal fatto che questo periodo vide per la prima volta l'impiego su vasta scala dell'aeroplano come strumento strategico e tattico.
Né si deve credere che la situazione iniziale sugli altri fronti fosse molto migliore. Il fatto era che l'Aviazione si trovava a combattere una vera e propria battaglia d'affermazione contro le Armi fin lì tradizionali. Naturalmente le occasioni non mancarono perché alla logica dei fatti quest’affermazione venisse colta in maniera clamorosa.
Dalla guerra, che con l’incapacità dei comandi di risolvere il problema tattico del superamento di una trincea protetta da filo spinato e difesa dalla mitragliatrice, aveva rappresentato il fallimento dell’arte militare, si trasse un’importante lezione: le operazioni, con l’affermarsi dell’aeronautica, non erano più ristrette al campo di battaglia e alle retrovie, ma si allargavano alle metropoli, ai piccoli centri, alle strutture industriali, alle reti stradali e ferroviarie.
La nuova arma, che avrebbe rivoluzionato il XX secolo, era passata dall’aggiustamento del tiro d’artiglieria alla battaglia per la conquista dello spazio aereo.
Il percorso fu travagliato e costellato di successi e insuccessi, ma alla fine permise di delineare alcuni principi cardine che gettavano le basi per gli studi dottrinari che, impostati da alcuni pionieri, come Giulio Douhet, fin da prima della guerra, tanto sviluppo ebbero durante e soprattutto subito dopo l’immane conflitto.
Da Douhet a Trenchard e a Mitchell, molti concordavano che l’aviazione non poteva rimanere arma di semplice supporto alle operazioni delle forze di superficie, ma doveva diventare un’arma autonoma e indipendente. I primi a concretizzare in atti ordinativi reali tale idea furono i britannici costituendo la Royal Air Force il 1 aprile 1918, ancora guerra durante. Nei primi anni ’20 tutte le grandi potenze avrebbero fatto altrettanto, a meno degli Stati Uniti d’America che sarebbero arrivati fino al secondo conflitto mondiale con l’aviazione suddivisa in “forze aeree” alle dipendenze rispettivamente dell’Esercito, della Marina e del corpo dei Marines.
La ricognizione è stato il primo impiego dell’aeroplano in guerra, ma subito dopo si sono sviluppate le specialità del bombardamento e della caccia. Mentre per la specialità originale, l’impiego del velivolo solitario era e resta la norma, le altre due specialità hanno cominciato a dare risultati concreti e operativamente significativi solo dopo che si è compresa l’importanza di trasferire sul fronte del cielo il concetto dell’impiego “a massa” del mezzo aereo.
Una massa di bombardieri può distruggere un obiettivo di grandi dimensioni e di altrettanto grande importanza tattica e anche strategica, mentre un ristretto numero di bombardieri, o addirittura un solitario bombardiere, oltre a non arrecare danni particolarmente significativi allo schieramento avversario, può essere neutralizzato facilmente prima che raggiunga l’obiettivo assegnato fallendo così la sua missione.
Una massa di aerei da caccia può riuscire a fermare un’incursione di bombardieri, un ristretto numero di caccia, o addirittura un caccia isolato, non sarebbe mai in grado di farlo, potrebbe al più abbattere uno o due bombardieri nemici, quando addirittura non dovrebbe esso stesso lottare per difendersi invece di attaccare, che è la sua missione.
Antonio Daniele
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