Blog dedicato alla prima Guerra Mondiale ed alle sue conseguenza in Italia e in Europa. E' espressione del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro come spazio per i temi riguardanti la grande guerra e le sue conseguenze (info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
mercoledì 17 aprile 2024
giovedì 4 aprile 2024
CONFERENZA. Le Centurie del Genio nella Grande Guerra. Roma Piazza Galeno 1, Viale Regina Margherita, venerdi 12 Aprile 2024 ore 16,30, INVITO
L'Istituto del Nastro Azzurro - Centro Studi sul Valore Militare CESVAM
domenica 31 marzo 2024
mercoledì 20 marzo 2024
La Prima Battaglia dell'Isonzo (23 giugno - 7 luglio 1915
Col
primo sbalzo offensivo il nostro esercito aveva portato le sue unità a contatto
delle difese avanzate del'avversario e, per quasi tutto lo sviluppo della
nostra fronte, al di là del confine.
Maggiori
risultati non erano stati possibili, perchè le nostre truppe, ancora in via di
radunata, non disponevano dei mezzi necessari per operazioni di pù vasta
importanza: nella zona montana si trovarono, infatti, con scarsi ed incompleti
parchi di assedio contro una linea di fortificazioni ben munita; sulla fronte
Giulia, del pari con poche artiglierie, esse urtarono contro la piazza forte di
Tolmino ed il campo trincerato di Gorizia.
Gli
attacchi parziali, sferrati nella prima quindicina di giugno, per quanto
condotti con perizia e valore, erano stati fermati ai reticolati dalle numerose
mitragliatrici e dai tiri concentrati delle artiglierie nemiche, che decimavano
le nostre truppe. Noi non avevamo che poche mitragliatrici ed artiglierie per
numero, potenza, gittata e munizionamento insufficienti a battere quelle
avversarie e ad aprire breccie adeguate nei reticolati nemici.
Con
la prima battaglia dell'Isonzo, iniziata il 23 giugno, l'attacco principale fu
portato contro il campo trincerato di Gorizia, che si appoggiava, sulla destra
dell'isonzo, alla testa di ponte costituita dalle alture del
Sabotino-Oslavia-Peuma e Podgora, e sulla sinistra del fiume, alle forti
posizioni del Kuk, di M. Santo, del S. Gabriele e del S. Michele.
A
nord, il IV Corpo (S. E. Robilant) doveva continuare le sue operazioni contro
la piazza forte di Tolmino.
L'attacco
al campo trincerato di Gorizia si riprometteva di spuntare col II Corpo (S. E.
Reisoli), partendo dalla nostra testa di ponte di Plava, le difese nemiche
dalla parte di M. Kuk, mentre il VI Corpo (S. E. Ruelle) avrebbe concentrato i
sui sforzi contro la parte meridionale della testa di ponte Gorizia (alture di
Oslavia e Podgora). La 3° Armata, intanto, tenendo ferma la sua destra sulle
posizioni conquistate a ridosso di Monfalcone, sarebbe avanzata con le truppe
del X Corpo (S. E. Grandi) e del VII (S.E. Grioni) verso il margine
dell'altipiano Carsico sulla fronte Sagrado-Monfalcone, e con quelle dell'XI
(S. E. Cigliana) avrebbe eseguito tentativi di passaggio nel tratto tra Sagrado
e Mainizza.
Su
tale fronte di attacco, da parte austriaca, era dislocata tutta la 5° Armata
(Boroevic).
Le
operazioni da Plava verso M. Kuk, tenacemente condotte dalla 33° divisione
(gen. Vanzo) e dalla 32° (gen. Borghi), ottennero qualche risultato verso
Globna (I), ma non giunsero a risalire il ripido versante del Kuk, nonostante
l'accanimento e lo slancio delle nostre truppe, riconosciuto dallo stesso
nemico.
Sul
Podgora furono conquistate alcune trincee nemiche, ma anche qui le fanterie
furono arrestate ai reticolati avversari dal fuoco delle artiglierie e delle
mitragliatrici, mentre le nostre batterie non giungevano a controbattere
efficacemente quelle austriache, che ben celate facevano strage dei nostri
fanti, costretti ad indugiarsi con le pinze tagliafili presso i reticolati
nemici.
Gli
austriaci avevano sfruttato a meraviglia con tutti i trovati dell'arte
fortificatoria la zona del Carso, costruendo rafforzamenti e trincee,
trasformando le doline in ideali appostamenti di batterie e di truppe di
riserva e le alture in osservatori, dai quali sorvegliavano tutte le nostre
mosse: ogni risalto di roccia era ridotto ad insidioso nido di mitragliatrici,
ogni buca a nascondiglio di reparti e cannoni. In complesso, l'altipiano
Carsico era diventato tutto un formidabile sistema di difesa, che non aveva
riscontro in nessuna fronte della guerra mondiale. Contro i primi gradini di
queste posizioni, irte di reticolati, fiancheggiate dai raggruppamenti di
potenti artiglierie delle alture di Gorizia e dell'Hermada e protette, sul
davanti, da una inondazione nelle zone di Fogliano, Ronchi, S. Elia e
Redipuglia, si trovò nella prima battaglia dell'Isonzo a dover cozzare la 3°
Armata.
Ciò
nonostante essa, superata l'inondazione, col X ed il VII Corpo potè saldamente
affermarsi sul margine Carsico a Fogliano, Castelnuovo, Polazzo, Redipuglia,
Vermegliano, Selz, Rocca di Monfalcone; indi, col passaggio dell'XI Corpo sulla
sinistra dell'Isonzo, verso Sagrado, potè attaccare il S. Michele, giungendo a
conquistarne le prime pendici verso il fiume.
All'ala
settentrionale della 2° Armata, le operazioni contro la piazza forte di Tolmino
si svolsero con l'intento finale di occupare la linea Sleme-Mrzli, attaccandola
di fronte con l'8° divisione (generale Lang) ed aggirandola da nord
coll'occupazione del Mznik e del
Rudecirob. Contemporaneamente la 7° divisione doveva impegnare il nemico
su tutta la fronte della testa del ponte di Tolmino (alture di S. Maria e S.
Lucia).
Il
terreno difficilissimo e la violenta resistenza nemica, facilitata dalle forti,
inaccessibili posizioni, resero imposibile l'aggiramento da nord della linea
Sleme-Mrzili, verso la quale si attestarono le valorose truppe della brigata
Modena e Salerno.
La
7° divisione si avvicinò alle trincee della testa di ponte di S. Maria e S.
Lucia, ma non riuscì a conquistare tali alture munitissime ed a distruggere i
ponti, che collegavano le difese nemiche sulla destra dell'Isonzo con quelle di
Tolmino.
Così
sulla fronte Giulia, al temine della I bataglia dell'Isonzo, la 2° e 3° Armata
avevano serrato contro la linea di difesa nemica lungo tutta la fronte: fra
Plezzo e Tolmino la nostra occupazione fronteggiava le inaccessibili posizioni
del Javorcek, dello Smogar, del Lemez, del Rudecirob e quelle asprissime, per
natura e per opere, del Mrzli, di S. Maria e S. Lucia. Da Doblar a Plava, il
nemico era sulle forti posizioni di riva sinistra dell'isonzo e le nostre
fanterie su quelle di riva destra; a Plava la nostra argusta testa di ponte
fronteggiava a nord il costone di Deskla, a sud quello di Zagora, al centro le
pendici del Kuk con la quota 383 a ridosso di Plava. La forte testa di ponte
nemica di Gorizia protendeva, minacciosa, i due bastioni del Sabotino e del
Podgora e l'intermedio sistema collinoso delle alture di Oslavia e Peuma; sul
Carso, il S. Michele completava dalla parte sud la difesa del campo trincerato
di Gorizia e rappresentava anche il più forte caposaldo, cui si appoggiava la difesa
nemica dell'altipiano, costituita dalle alture di S. Martino, di Doberdò, di M.
Sei Busi, del Debeli e del Cosich.
Nomi
sacri, oggi, al cuore di ogni italiano; nomi divenuti per noi simbolo di gesta
leggendarie e di eroici sacrifici e paventati anche dal nemico che, come dicono
il Falkenhayn e l'Hindenburg, profuse su quelle alture il sangue e le energie
dei suoi più valorosi reggimenti, a scapito anche dell'azione militare sugli
altri fronti.
"La
guerra contro l'Italia era un morire senza fine".
Infatti,
dall'inizio della guerra al termine della I° battaglia dell'Isonzo, la sola 5°
Armata austriaca, sulla fronte Giulia, aveva perduto circa 30 mila uomini,
compresi i malati. Le forze nemiche furono avvinte a questo tratto di fronte
difficilissimo dalla continua aggressività delle nostre truppe ed il comando
austriaco dovette distrarre altre unità dal teatro d'operazione russo, per
fronteggiare le minaccie sempre più frequenti ed assillanti dell'esercito
italiano.
domenica 10 marzo 2024
ANNESSO - ALBO D'ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI, ANNO ii, N. 2 FEBBRAIO 2024, , 1 MARZO 2024
ANNESSO
A:
BOLLETTINO
NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE
Situazione
bimestrale dello stato di sviluppo, approntamento e finalizzazione de:
ALBO
D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI
Email:
albodoro@istitutonastroazzurro.org
ANNO
II, N. 2, Febbraio - 2024, 1 Marzo 2024
II/2/151. La
decodificazione di questi numeri è la seguente: I anno di edizione dell’annesso,
1 il mese di edizione di INFOCESVAM –ANNESSO ALBO D’ORO, 01, il numero della
comunicazione dal numero 1 ad oggi, riferita ad ogni Federazione/Provincia
citata o altra notizia. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di
informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione del ALBO D’ORO
NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI”. Questo ANNESSO
trova come naturale complemento la piattaforma www.cesvam.org.
1I/2/152. Provincia di Bolzano. Alla data odierna
è estato realizzato l’export su programma exelles dei dati inseriti per
l’iniziale controllo. Utente Claudio Fiori
II/2/153. Provincia di Padova Albo d’Oro del
Veneto Preso contatto con il Presidente della Federazione nel 2023, che ha mostrato disponibilità. Nel
mese di Febbraio si prenderà contatto per avviare le prime procedure di
esecuzione
II/2/154 Provincia di Parma (49). La Sig.ra
Bottoni ha completato l’inserimento dei Decorati. Predisposto la export di
arma. Controllo ed utilizzo dei dati disponibile
II/2/155 Decorati di Casa
Savoia. Sono Stati inseriti i componenti di Casa Savoia fino al 1933. Fonte
Albo d’Oro Torino. Progetto di predisporre la procedura export per il
successivo controllo
II/2/156 Alla data del 29
febbraio 2024 gli inserimenti totali per Utente, le principali variazioni sono.
R. Bottoni (2672), M. Brutti (472), C.M. Magnani (4521), S. Marsili (206), C.
Mastrantonio (1446), R Quintili (11155), P. Tomasini (3206), W. Vignola (492)
II/2/157 Provincia di Macerata. Alla data
odierna è estato realizzato l’export su programma exelles dei dati inseriti per
l’iniziale controllo. Utente Mario Brutti
II/2/158 Provincia di Pavia (50) Albo d’Oro
della Lombardia. Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa in
esame per le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/2/159 Provincia di Frosinone (86). Tramite
Presidente Sezione di Formia. Il Sig. Maddalena ha dato la raccolta dei
Decorati della provincia su supporto exelles. Inviato Homepage.
II/2/160 Provincia di Fermo Alla data odierna è
estato realizzato l’export su programma exelles dei dati inseriti per
l’iniziale controllo. Utente Massimo Coltrinari
II/2/161 Provincia di Savona (83). Albo d’Oro
della Liguria. Utente Dott. Niccolò Paganelli. Inserimenti alla data odierna
32.
II/2/162 Alla data del 29 marzo 2024 gli
inserimenti totali per Utente, le principali variazioni sono. Monica Apostoli
((763), Giovanni Riccardo Baldelli (173), Alessia Biasiolo (1055), Osvaldo
Biribicchi (8), Massimo Coltrinari (322), Claudio Fiori (256), Fabio
Lombardelli (60), Giorgio Madeddu (254)
II/2/163 Provincia di Udine (77). Albo d’Oro
del Veneto Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa in esame
per le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/2/164 Roberto Orioli
sta predisponendo la maschera per il sito dell’Albo d’Oro nazionale dei
decorati al valor militare italiani e stranieri dal 1793 ad oggi. Alla data
odierna il titolo del sito in forma sintetica risulta essere
“www.albodorocombattenti@istitutonastroazzurro.org”
II/2/165 II/2/166 Guida all’inserimento dati.
Periodo Storico. Paola Tomasini suggerisce di inserire accanto alla dizione della guerra anche l’anno di
svolgimento. Esempio Guerra di Libia 1911-1912; Guerra d’Etiopia 1936-1937,
Guerra di Spagna (1936-1939). Si provvede.
II/2/167-Provincia di Cuneo (84). Albo d’Oro del
Piemonte Non vi sono fonti
disponibili. Nell’orbita di Asti. Utente Marco Montagnani. Inserimento dati
eventuale nel 2025
II/2/168 Paola Tomasini e
Laura Monteverde nel periodo di febbraio sono state impegnate ad inserire i
dati sulla base dell’Albo d’Oro di Milano. Mario brutti sul albo d0ro
disponibile della provincia di Macerata, Claudio Fiori sull’Albo d’oro della Federazione di Bolzano e Merano
II/2/169 Provincia di Pistoia. Alla data
odierna è estato realizzato l’export su programma exelles dei dati inseriti per
l’iniziale controllo. Utente Paola Tomasini
II/2/170. Claudio Fiori,
utente della provincia di Bolzano ha inserito tutti i nominativi dell’Albo
d’oro di Bolzano e Merano che ammontano ad oltre 2050 nominativi. E’ risultato
che nato nella provincia di Bolzano sono solo una decina. Sono in corso le
valutazioni su questi dati
II/2/171 Provincia di Piacenza.(54) Albo d’Oro
dell’Emilia Romagna Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa
in esame per le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/2/172 Guida
all’inserimento dati. Aggiornamento. Laura Monteverde suggerisce di inserire
nel campo “Riferimento di Legge” la dizione “non disponibile. Si provvede
II/2/173 Albo d’Oro della
Sicilia. Salvo nuovi elementi acquisti questa provincia sarà presa in esame per
le fonti e l’inserimento dati nel 2025
II/2/174 Alla data del 1
novembre 2023 gli inserimenti per assegnazioni totali sono stati 14.483, alla
data del 1 dicembre 2023 16168, alla data del 1 gennaio 2024 sono 18180, alla
data del 1 febbraio 2024 sono 20123 , alla data del 1 marzo 2024 21847 per un totale di 18106 Decorati
II/2/175 - – Prossimo
INFOCESVAM – ANNESSO PER ALBO D’ORO sarà pubblicato il 1 marzo 2024. precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio
2023) ANNESSO sono, pubblicati su www.cesvam.org e sul sito
dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM e sui blog: www.associazionismomilitare
e su www.valoremilitare.org.
Dal gennaio 2024 L’ANNESSO al Bollettino
Infocesvam ha cadenza mensile ed uscirà in modo autonomo. Prossima edizione
di INFOCEVAM – ANNESSO II/3 Marzo 2024 1
Aprile 2024
(a cura di massimo
coltrinari)
giovedì 29 febbraio 2024
I difficili rapporti tra Austria ed Italia prima della Grande Guerra. La figura del von Conrad e la Triplice alleanza
(pla prima parte è stata pubblicata in data 20 febbraio 2024)
In una lettera del febbraio 1908 al ministro della guerra, ritornando alla sua idea, che sarebbe convenuto all’Austria-Ungheria di muovere guerra all’Italia nel 1907, dice:
“E neppure posso modificare la mia convinzione d’allora, che cioè sarebbe stato opportuno il farlo nello scorso anno, giacchè le probabilità favorevoli diminuiscono d’anno in anno, anzitutto per la crescente preparazione dell’Italia (specie per fortificazioni e flotta) e poi per il rafforzarsi della Russia”.[5]
Il 4 giugno 1908 Conrad chiede l’intervento di Sua Maestà per ottenere il raddoppio di binario sui tratti Salzburg-Worgl e Budweis-Linz, accennando che
“l’Italia costruiva le sue ferrovie di radunata nel Veneto ed era già ora in grado di concentrare, entro il 10° giorno di mobilitazione, 9 divisioni contro il Tirolo e, il 15° giorno, 23 divisioni sulla Livenza; oppure, verso il 10° giorno, 6 divisioni contro il Tirolo e 26 divisioni, il 14° giorno, sull’Adige, oppure, il 19°, sul Tagliamento. . . .
. . . . Insistetti sul fatto che essa prende visibilmente tutti i provvedimenti per una guerra, e guerra offensiva contro la monarchia: costruzione di navi da guerra, di fortificazioni, di ferrovie, di mezzi di attacco, trasformazione dell’esercito, tutto accenna a ciò; e l’approvazione unanime del grande credito per le spese militari di circa 300 milioni ha dato la prova palpabile che l'Italia lavora per un grande scopo, diretto contro la monarchia. L'attività attuale nel Veneto, trascurando la frontiera francese, ne è chiaro indizio. Ho nuovamente rimpianto che non si sia dato seguito al mio concetto di un anno fa di far guerra all'Italia finché essa non era pronta. Mentre Allora ci saremmo trovati di fronte ad un’Italia non agguerrita, e, per la debolezza della Russia e per l’incompletezza degli accordi anglo-franco-russi, avremmo avuto mano libera verso di essa, in avvenire avremo prevedibilmente situazioni politiche meno favorevoli di fronte ad una Italia cosciente dello scopo e preparata”.[6]
Come noto nel 1908 Messina fu rasa al suolo da un terribile terremoto, L’opinione pubblica fu particolarmente colpita da questo evento e lo Stato mostrò tutta la sua impreparazione prima nel portare i soccorsi poi per avviare una ricostruzione degna di questo nome. Il Capo di Stato Maggiore di una nostra alleata, quale era l’Austria, ribadiva che occorreva approfittare di questa circostanza che la natura offriva all’Austria: attaccare l’Italia che stava attraversando una difficile congiuntura. Se la situazione militare suggeriva questo al nostro alleato, certamente i sentimenti di lealtà e nobiltà non albergavano nel suo animo, al pari di tanti suoi connazionali che la pensavano come lui. Eravamo sempre il nemico ereditario e gli eventi risorgimentali a Vienna non si erano dimenticati. Anche questo occorre ricordare, e vi ritorneremo al momento del commento delle nostre scelte nel 1915, in cui fummo tacciati non solo dai vertici politico-militari austriaci, ma anche da gran parte della opinione pubblica di essere sleali e poco corretti. La propaganda in guerra non bada al sottile, ma ancora oggi questa accusa tiene banco nel mondo austro-tedesco e sarebbe ora di equilibrare un pochino la situazione anche alla luce degli intendimenti del Conrad
Nel 1909 scrive: ed occorre osservare come l’Italia era seguita nei suoi dettagli di politica militare e nei suoi comportamento il Conrad von Hotzendorf, scrive:
“La tendenza dei provvedimenti militari dell’Italia contro l’Austria-Ungheria si rileva dagli straordinari crediti militari, nonché dai Mutamenti progettati nell’ordinamento e nella dislocazione dell’esercito, dai progetti di fortificazioni, costruzioni ferroviarie e progetti per la marina da guerra.
Bilancio militare: l’ordinario dal 1905 al 1908 si mantenne di 270 milioni; pel 1909 fu portato a 275; ed il ministero della guerra chiede ora un credito supplementare di ro milioni. Il resto dei crediti straordinari concessi nel 1907 c 1908, in 28 milioni, ammonta ora a 227; il ministero della guerra ne chiede ora altri 125; talchè avrà a disposizione 352 milioni straordinari, sufficienti fino al 1913, anno di scadenza della Triplice. Scopo di tale aumento delle spese, il compensare lo stato arretrato dell’esercito”.[7]
Nel promemoria annuale per il 1909 il Conrad von Hotzendorf sembra che non pensi ad altro che a fare la guerra all’Italia e lancia un grido di allarme:
“L'Italia lavora, cosciente dello scopo, ad una guerra contro di noi, per potere — prevedibilmente allo scadere della triplice — minacciare tale guerra e procurarsi con ciò vantaggi essenziali a noi dannosi, oppure per fare guerra nel caso che la monarchia non consentisse tale proprio danneggiamento.
«Si dovrebbe far di tutto per accelerare quanto si può i preparativi bellici. Ciò tanto più perchè, dato il ritmo col quale procede l’Italia, i rapporti di forza si volgerebbero sempre più a suo favore.
«In modo particolare si deve considerare la scadenza del trattato della triplice (1912).
«Tutti gli stati, ed in particolare l’Italia, tendono ad essere pronti alla guerra per quell’epoca, sia a scopo di far guerra, sia a scopo di esercitare pressione decisiva a loro vantaggio. E ciò deve assolutamente fare anche l’Austria-Ungheria”.[8]
Trattando delle fortificazioni per il bilancio del 1909, il Conrad von Hotzendorf, parlando dell’Italia dice:
“Per contro in Italia, sebbene essa dovrebbe difendere solo le brevi frontiere terrestri e la costa, dal 1907 al 1909 furono adibiti 279 milioni di bilancio ordinario e 186 milioni di straordinario, soltanto per le fortificazioni. Ciò dimostra la preparazione lungimirante, grandiosa e cosciente dello scopo, dell’Italia, contro di noi, in confronto di quello che noi potevamo fare. Il 3 novembre 1910 proposi un accordo con lo stato maggiore tedesco per poter avviare anche i nostri trasporti per Rosenheim-Kufstein, e fondai la mia proposta, il 3 novembre 1910, sul fatto che gli italiani potevano far affluire contro il Tirolo 36 treni a 100 assi e 69 a 70 assi giornalmente, mentre noi potevamo farne affluire soltanto 40 a 100 assi, di cui 16 sulla linea minacciata del Pusterthal; in conseguenza l’11° giorno di mobilitazione gli italiani potevano agire offensivamente con 9 divisioni contro il Tirolo; mentre noi ne avremmo concentrato solo 3. Notevole aumento della forza numerica dell’esercito italiano, aumento dei reparti di alpini e di cavalleria verso il Veneto, estese fortificazioni per terra e per mare; acceleramento delle ferrovie di radunata nel Veneto, notevole aumento del bilancio per l’esercito e marina, ed in particolare dei crediti straordinari; sistemazioni di stazioni torpediniere sulla costa adriatica (e così a Marano nel golfo di Trieste); crescente propaganda irredentistica, vivace attività di spionaggio; ed infine, maneggi ostili all’Austria-Ungheria nei Balcani”.[9]
Conrad von Hotzendorf non tralascia nessuna circostannza per sostenere le sue idee di guerra preventiva. Nelle udienze del 1° febbraio e 11 maggio 1910, parlando con Sua Maestà della questione italiana scrive:
“..accennai nuovamente alle spese italiane per l’esercito: il bilancio ordinario di 306 milioni per il 1910-11 conteneva un nuovo credito di 65 milioni, ed infine un altro di 83.750.000. Feci osservare che il notevole aumento del bilancio ordinario (20 milioni di più che nel 1907-08) ed i crediti straordinari di 420 milioni concessi dal 1906 in poi avevano spiccato carattere di armamenti bellici contro l’Austria-Ungheria, di fronte ai quali non dovevamo rimanere ciechi.
Richiamai nuovamente l’attenzione di Aehrenthal sull’opera cosciente dello scopo, che svolgeva l’Italia per una guerra contro la monarchia ed altresì sul pericolo di essere superati dall’Italia. Dei provvedimenti militari concreti, risultanti all’occhio anche dei profani, che sta prendendo l’Italia in modo evidente per una guerra contro la monarchia, fanno parte:
a) la costruzione, rapidamente spinta, di un sistema di fortificazioni in grande stile;
b) l'aumento delle guarnigioni nel Veneto e, specialmente, nella zona di frontiera, come pure l’intendimento che ne consegue, non soltanto di proteggere in caso di guerra la frontiera, ma ben anche di irrompere, con corpi pronti ad operare, nel territorio della ‘monarchia, per disturbare la nostra radunata;
c) lo sviluppo della rete ferroviaria;
d) l'annuale spostamento dei reparti alpini dalla frontiera francese alla zona di frontiera colla monarchia;
e) l'intensa attività in fatto di manovre; viaggi di istruzione, manovre con i quadri nella zona di radunata contro la monarchia;
f) gli incessanti viaggi di ricognizione di navi italiane sulle coste della monarchia;
g) il riordinamento generale dell’esercito e della flotta, spinto con celerità, per la primavera del 1912, colla visibile tendenza ad opporre alla monarchia forze per lo meno uguali, possibilmente superiori».
In una lettera all’Imperatore, del 9 settembre 1911, scrive:
“In Italia, invero, la vasta costituzione delle forze armate, la dislocazione di parte delle truppe nella frontiera sud-orientale, la costruzione, non avente pari per estensione e per celerità, di fortificazioni, rivolte soltanto contro di noi, la razionale costruzione delle ferrovie di radunata verso il Veneto, la costituzione oltremodo intensiva della protezione della frontiera e delle formazioni di volontari, come pure l’attivissimo servizio di informazioni procedono di pari passo colla assicurazione più amichevole e colle forme diplomatiche più concilianti. Ma, poiché gli scopi e le tendenze positive nel senso di una politica nazionale fanno supporre che l’Italia entri aggressivamente in azione in un momento opportuno, mentre da parte nostra siamo ben lontani, data la tendenza puramente conservatrice della monarchia, da un analogo intendimento, è ovvio che le nostre contro misure militari, le quali come già si è accennato rimangono molto in arretrato rispetto ai provvedimenti dell’Italia, possano essere male interpretate per partito preso».
Nel 1912, l’anno in cui veniva a scadere la Triplice Alleanza, quale comandante designato della 3a armata, Conrad von Hotzendorf nel prospettare al capo di stato maggiore proposte operative ed organiche, così esordisce:
“..le fortificazioni italiane costruite in grande stile sul Tagliamento e nel Friuli settentrionale e meridionale si oppongono ormai alla nostra offensiva col grosso dall’Isonzo, che prima era attuabile in modo relativamente facile e decisivo, difficoltà tanto maggiori in quanto i mezzi d’attacco necessari da parte nostra sono rimasti allo status quo, non ostante i miei sforzi di anni.
L'Italia, da quell’epoca, ha progredito in elevata misura militarmente, specie in quanto concerne le predisposizioni contro la monarchia; e quest’ultima invece è rimasta arretrata in tutto. Mentre ad esempio nel 1906-7 ed ancora nel 1908 sarebbe stato possibile, con i mezzi d’artiglieria della monarchia, avere ragione delle fortificazioni, ciò non è più possibile; mentre allora potevamo subito radunare alla frontiera grandi forze atte ad agire prontamente, ora le cose sono invertite, per lo sviluppo della rete ferroviaria italiana; l’Italia, grazie all'aumento e al rinforzo essenziale delle sue guarnigioni di frontiera, può entrare in azione con numerose forze, ed eziandio anche di sorpresa all’inizio della guerra. Da parte nostra non si sono effettuati gli aumenti di guarnigioni segnalati come imprescindibili, per non creare difficoltà diplomatiche. Mentre l’Italia nel 1906-7 poteva mettere in campo al massimo 24 divisioni, ora ne può aggiungere 6 che ben inteso diverranno 12 di milizia mobile. . . .Nulla si fece nè per far subito guerra all’Italia, nè per prepararci energicamente pel momento in cui tale guerra diverrà necessaria, . . . .
Italia. E’ innegabile che tale stato, dalla sua unione nazionale, si è ininterrottamente consolidato, ha progredito commercialmente, finanziariamente, politicamente e specialmente poi nel campo militare, ed è entrato nella scena mondiale con tutte le tendenze di una grande potenza. Devesi inoltre far notare che sarebbe errore il commisurare l’esercito italiano alla stessa stregua del secolo scorso, e, quand’anche per l’avvenire si faccia calcolo sulla bravura preponderante delle nazioni della nostra monarchia, l’esercito italiano deve essere considerato molto di più di allora a causa anzitutto del suo ottimo ed ambizioso corpo di ufficiali, delle abbondanti dotazioni tecniche, fra le quali considero anche il sistema munificentemente attuato di fortificazioni, ed infine, dell’entusiasmo nazionale alimentato con tutti i mezzi. Agli insuccessi in Tripolitania non si deve dare troppo valore da tal punto di vista; giacchè simili fenomeni si sono verificati anche presso altri eserciti in condizioni analoghe.”[10]
Se Conrad von Hotzendorf non da importanza ai nostri insuccessi nella guerra di Libia, però far entrare nei suoi calcoli lo sforzo logistico che l’Esercito italiano dovette compiere per la guerra contro la Turchia e li valuta come un momentaneo indebolimento, oltre al fatto che tutto lo schieramento italiano è orientato verso sud, anche se sono presenti a nord forze di copertura
I progressi del nostro esercito sembrarono tali al Conrad da fargli deporre l’antica idea della guerra preventiva contro di noi, tanto che, nell’aprile 1913, esaminando la condotta politica più conveniente per l’Austria-Ungheria in seguito alle complicazioni balcaniche, disse:
“Ogni nostra azione indipendente desterebbe indubbiamente ora la sfiducia dell’Italia e la spingerebbe nelle braccia della Russia. Ed allora avremmo quella guerra su tre fronti cui siamo impari. Dobbiamo mantenerci d'accordo con l’Italia nell’agire e solo quando tutto fallisse seguire coll’Italia la via della resa dei conti...”. E questa fu la via, alla fine, seguita e si arrivò alla resa dei conti, in cui l’Italia distrusse sul campo l’Austria, il suo nemico ereditario, da quando al Congresso di Vienna era stata definita con sprezzo “una semplice espressione geografica”-
martedì 20 febbraio 2024
I difficili rapporti tra Austria ed Italia prima della Grande Guerra. La Figura del Conrad e la Triplice Alleanza I Parte
Con la Francia
nemica e ipotizzando anche un attacco dell’Austria, per i no-stri governanti di
allora si imponeva una iniziativa tale che garantisse la sopra-vivenza dello
Stato Italiano. Il pericolo di ritornare alla situazione del 1849 era reale e
non tanto remoto.
La soluzione fu
trovata nella stipula di un patto di alleanza con la Germania e con l’Austria,
chiamata poi il Patto della Triplice Alleanza, che fu intesa, all’inizio, come
una vera e propria assicurazione sulla vita per il Regno d’Italia.
Il primo patto fu
stipulato il 20 maggio 1882 ed aveva validità quinquennale, la prima Triplice
(1882-1887). Alla scadenza fu rinnovata fino al 1891, la seconda Triplice
(1887-1891). Interessante in questo contesto la Convenzione militare del 1888.
La memoria preliminare firmata a Berlino il 28 gennaio 1888 di questa
Convenzione prevedeva che, in caso di guerra delle potenze della Triplice
contro la Francia e la Russia, la maggior parte dell’Esercito Italiano avrebbe
attaccato sulle Alpi la Francia, mentre il resto si sarebbe riunito alla forze
tedesche destina-te ad operare sul Reno. Il trasferimento riguardava 6 Corpi
d’Armata e 3 Divisioni di Cavalleria da raggruppare in una o due armate
dipendenti dal Comandante in capo Germanico ed il trasporto avrebbe dovuto
avvenire attraverso le ferrovie austriache.
Allo scadere nel
1891, fu rinnovata senza entusiasmo in quanto erano emerse parecchie
difficoltà, soprattutto con gli Austriaci, e delusioni. Abbiano quindi la terza
Triplice (1891-1902) che durò il doppio delle precedenti. In questo periodo,
tra le tante questioni, vi era quella che l’Italia, qualora l’Austria negasse
il passaggio sul suo territorio per vari motivi, ipotizzava una invasione della
Svizzera per portare le sue truppe in Germania. Lo Stato Maggiore Italiano mise
allo studio piani in cui si ipotizzava che in 13 giorni si sarebbe avuta
ragione della Svizzera e quindi proseguire per la Germania. Era un piano
abbastanza azzardato, in quanto avrebbe significato una intesa Franco-Svizzera
che non era da sottovalutare.[1] La
Francia, nei suoi studi ed ipotesi di atteggiamento nei confronti dell’Italia
prevedeva di assumere un atteggiamento difensivo col minimo delle forze,
conviti tutti che non era possibile impedire agli italiani di mandare 3 o 4
corpi d’armata in Germania, che era il vero pericolo che faceva pensare lo
Stato Maggiore francese[2]
Nel 1902 la
Triplice fu rinnovata ancora senza entusiasmo, ed abbiamo la quarta Triplice
(1902-1912). Ma erano anni in cui ci si guardava da tutti, dati gli equilibri e
le azioni interdipendenti sempre intesi, Il clima della Triplice agli inizi del
novecento non era idilliaco. Vedere più da vicino l’azione e l’opera del
feldmaresciallo Franz Conrad von Hotzendorf è estremamente interessante per
comprendere come all’interno della Triplice le cose non erano così lineari
In un promemoria del 6 aprile 1907 si legge:
“Tanto la monarchia quanto l’Italia sono molto in arretrato in
fatto di preparazione alla guerra. L'Italia lavora però con ogni mezzo a
rimettere il perduto: costruzioni ferroviarie, fortificazioni, armamento
d’artiglieria, trasformazione della flotta e indizi molteplici indicano che essa
si prepara a questa guerra”.[3]
“a riguardo dell’Italia, il ministro sembra in errore perché fa
troppo scarso conto delle forze armate dell’Italia, . . . . gli accennai che
gli italiani fanno notevoli sforzi in terra e sul mare e ci sorpasseranno
presto in fatto di artiglieria e di fortificazioni”.[4]
(segue con post in data 29 febbraio 2024)
[1]
Ministero della Difesa,
Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Sunto degli studi compiuti e dell’azione esplicata dal Comando del
Corpo di Stato Maggiore per la difesa dello Stato dal 1906 ad oggi, 1 gennaio
1908, Cartella F4, Ordinamento e Mobilitazione, Cartella 116 F9 Commissione
Difesa, Cartella R 1; Cartella G23 Scacchiere Occidentale R1, Bista 165
fascicolo 4
[2] L’invio di forze sul fronte
francese in caso di guerra da parte dell’Italia e dell’Austria rappresentò
sempre una spina nel fianco nei piani generali francesi. Nel corso della guerra
questo pericolo non si palesò, primo perché l’Italia scese in campo a fianco
dell’Intesa, secondo perché l’Austria, come vedremo, agli inizi del 1918
non attuò la decisione suggerita dai
vertici militari, ovvero mandare il grosso dell’Esercito imperiale in Francia.
La storia non si scrive con i se, ma la Battaglia della Marna avrebbe avuto un
esito forse diverso con la presenza sul fronte francese di 3 o 4 corpi d’armata
italiani come la grande offensiva tedesca della primavera del 1918 avrebbe
forse avuto un esito diverso con l’equivalente di 76 divisioni inviate
dall’Austria, tenute ferme sul fronte italiano
[3] Konrad von Hotzendorf F., Aus meiner Dienstzeit, Wien, Rikota,
1922
[4] Ibidem
[5] Ibidem
[6] Ibidem
[7] Ibidem
[8] Ibidem
[9] Ibidem
[10]
Ibidem
sabato 10 febbraio 2024
Gli errori del Piano Schlieffen e il peso del mancato apporto Italiano
TESI DI LAUREA
PREMESSA
Lo scopo di questo
elaborato consiste nel delineare sinteticamente la situazione internazionale
che ha portato allo scoppio della Grande Guerra, esporre le linee essenziali
del Piano Schlieffen che ne determinò l’intero corso e il previsto apporto
italiano ai piani di guerra tedeschi. Nel primo capitolo verranno
sinteticamente esposti gli eventi che portarono al delinearsi dei due blocchi
contrapposti e le cause che condussero allo scoppio del primo vero conflitto
mondiale, tracciando altresì un breve excursus sugli eserciti principali che si
scontrarono nelle prime fasi della guerra: il piccolo ma tenace esercito belga,
l’esercito “di revanche” francese, il professionale esercito inglese, lo
“schiacciasassi” russo e l’ormai decadente esercito austro-ungarico che il
Generale Conrad Von Hotzendorf tentò di rivitalizzare, per giungere infine al
“capolavoro tedesco”, il suo esercito.
Nel capitolo 2
verrà analizzato il Piano XVII francese, necessario per comprendere appieno
l’evoluzione della strategia militare tedesca che da un approccio difensivista
a occidente, con Schlieffen e il suo famoso Memorandum raggiunse l’apice del
tecnicismo e della pianificazione militare novecentesca e cambiò nettamente
direzione improntandosi su un’offensiva a occidente e a una difensiva ad
oriente. Verranno analizzate le caratteristiche essenziali del Piano, i difetti
intrinseci, le variazioni suggerite dal successore Von Moltke.
Il Capitolo 3
vedrà l’analisi sintetica delle prime settimane di guerra, gli errori e le
indecisioni del Comando tedesco sino ad arrivare al fallimento nella battaglia
della Marna. Con questo scontro, terminava la guerra di movimento, falliva il
Piano Schlieffen con tutti i suoi presupposti e iniziava la guerra di trincea
che avrebbe vincolato le forze contrapposte sino al 1918.
L’ultimo capitolo
è dedicato alla posizione italiana all’interno della Triplice Alleanza, le
convenzioni militari con gli Imperi Centrali, il previsto apporto alla guerra
tedesca, dapprima accolto con sufficienza, poi richiesto fortemente dopo la
battaglia della Marna, dove avrebbe potuto essere determinante. Da questo
capitolo emerge un’Italia considerata inizialmente come una Potenza solo per
convenzione, militarmente non preparata anche se desiderosa di ben figurare con
gli Alleati, un’Austria che seppur alleata la tenne sempre sotto controllo sino
ad arrivare a predisporre piani per recuperare i vecchi territori perduti,
pronta anche ad ingannare per averne l’appoggio quando la situazione divenne
tragica, e una Germania che tentò sempre di mediare tra i due antichi
avversari, sempre tenendo bene a mente i propri scopi e prediligendo i contatti
privilegiati con gli austriaci. Dopo la sconfitta della Marna, i tentativi
tedeschi di mediare e ottenere che l’Austria cedesse il Trentino affinché
l’Italia si mantenesse neutrale capitolarono quando nel maggio 1915 il Patto di
Londra sancì il cambio totale di alleanze.
Nelle conclusioni
finali si vuole considerare, oltre ai difetti intrinseci del famoso Piano
Schlieffen e alla sua condotta fallimentare, il peso che avrebbe avuto
un’Italia al fianco degli Imperi Centrali, il peso appunto che avrebbe avuto il
previsto invio della 3°Armata sul Reno, Armata che avrebbe potuto essere
determinante non solo nella battaglia della Marna ma, a seconda di quanto
emerso nel corso dello studio sui vari profili d’impiego anche su altri settori
del fronte. Impossibile stabilire con certezza se il mancato intervento
italiano avrebbe consentito la vittoria della Triplice sull’Intesa, ma senza
dubbio un’Italia allineata con gli Imperi Centrali, trattata come un vero
alleato con lealtà e rispetto, avrebbe senza dubbio avuto un influsso
estremamente rilevante sulle operazioni belliche iniziali, le più importanti
dell’intero conflitto.





