domenica 25 ottobre 2020

Save the Date Osimo 30 ottobre 2020 ore 16,30. Presentazione del Volume Riflessioni sulla Grande Guerra. Indice

 


MASSIMO COLTRINARI, Riflessioni sulla Grande Guerra. La vittoria ed i suoi artefici. I Generali Italiani della Grande Guerra, Roma Società Editrice Nuova Cultura, 2019, Vol. III, I Libri del Nastro Azzurro, n. 15, 21 Euro, SSBN 97898 3365265 8.


INDICE

Volume III - I generali Italiani della Grande Guerra

Parte Terza – La Vittoria ed i suoi artefici

 

Capitolo 1. Gli artefici della vittoria

1.1 I condottieri italiani nella Grande Guerra.

1.2 L’azione di Luigi Cadorna 

1.3 Diaz continuatore dell’azione di Cadorna  .

 

Capitolo 2.  I Generali della Grande Guerra Incarichi e Comandi

2.1 Il vertice militare al fronte.

2.1. Casa Reale.

2.2. Comando Supremo. Riparti ed Uffici.

 

Capitolo 3  I Generali della Grande Guerra Incarichi e Comandi. x

Il livello ordinativo di Armata.....

3.1. 1a Armata...

3.2. 2a Armata.....

3.3. 3a Armata..

3.4. 4a Armata..

3.5. 5a Armata....

3.6. 6a Armata.

3.7. Comando truppe Altipiani

3.8. 7a Armata..

3.9. 8a Armata..

3.10. 9a Armata..

3.11. 10a Armata..

3.12. 12a Armata..

3.13. Zona Carnia..

3.14. Zona di Gorizia..

3.15. Zona avanzata Frontiera Nord.

3.16. Comando superiore forze italiane nei Balcani, poi Comando truppe Albania..

Capitolo 4  I Generali della Grande Guerra Incarichi e Comandi. x

Il livello ordinativo di Corpo d’Armata

4.1. I Corpo d’Armata....

4.2. II Corpo d’Armata..

4.3. III Corpo d’Armata.

4.4. IV Corpo d’Armata..

4.5. V Corpo d’Armata

4.6. VI Corpo d’Armata...

4.7. VII Corpo d’Armata....

4.8. VIII Corpo d’Armata..

4.9. IX Corpo d’Armata.

4.10. X Corpo d’Armata.

4.11. XI Corpo d’Armata..

4.12. XII Corpo d’Armata..

4.13. XIII Corpo d’Armata.

4.14. XIV Corpo d’Armata..

4.15. XVI Corpo d’Armata...

4.16. XVIII Corpo d’Armata.

4.17. XX Corpo d’Armata.

4.18. XXII Corpo d’Armata.

4.19. XXIII Corpo d’Armata...

4.20. XXIV Corpo d’Armata...

4.21. XXV Corpo d’Armata..

4.22. XXVI Corpo d’Armata...

4.23. XXVII Corpo d’Armata...

4.24. XXVIII Corpo d’Armata...

4.25. XXIX Corpo d’Armata....

4.26. XXX Corpo d’Armata....

 

Capitolo 5  I Generali della Grande Guerra Incarichi e Comandi. x

Corpi Speciali e Corpi di Spedizione.

5.1. Corpo d’ Armata Speciale..

5.2. Corpo d’ Armata d’assalto

5.3. Comando Corpo di Cavalleria...

5.4. Corpo d’ occupazione di Fiume..

5.5. Corpo Czeco slovacco in Italia.

5.6. Corpo di spedizione d’oltremare’ Armata..

5.7. Corpo di spedizione italiano per la Siria e la Palestina...

5.8. Regie truppe italiane in Estremo Oriente.....

5.9. Corpo di spedizione italiana in Murmania Armata...

 

Capitolo 6 Ordinamento delle Forze...

6.1 Regio Esercito ..

      . Al 24 maggio 1915 ...

      . Al 4 novembre 1918. ...

 

Conclusione. .

Abbreviazioni. 

Bibliografia....

Indice dei nomi propri...

Indice dei nomi geografici..



sabato 17 ottobre 2020

Save the Date. Osimo 31 Ottobre 2020. Presentazione del Volume Riflessioni sulla Grande Guerra

 LA VITTORIA ED I SUOI ARTEFICI

 I GENERALI ITALIANI DELLA GRANDE GUERRA


Scrive Nesoln Page:

“ l’opinione che l’abbattimento degli Imperi centrali si sarebbe ottenuta più facilmete e che la guerra mondiale sarebbe finita più presto attraverso l’Austria-Ungheria  che attraverso la Germania era stata sostenuta a lungo dagli italiani, e questa idea era stata con calore fatta sentire per qualche tempo prima del collasso finale della Duplice Monarchia. Gli argomenti, in breve, erano che, l’Austria era composta da un certo numero di popoli soggetti che, sebbene buoni combattenti, erano ora stanchi, e probabilmente a sufficienza affetti dalla propaganda di libertà , da combattere con minore risolutezza se essi avessero trovato tutti gli alleati uniti nell’attaccare l’Austria.

Avesse dovuto soccombere il suo principale alleato la Germania trovandosi con il suo fianco esposto avrebbe dovuto dividere le sue forze per difendersi e sarebbe stata senza dubbio più trattabile di ora. L’esito degli eventi dimostrò che gli argomenti avevano diritto di essere accolti con maggiore rispetto di quello che ottennero da coloro cui furono rivolti. La verità pura è che essi furono ricevuti senza considerazione alcuna.”

 

sabato 10 ottobre 2020

Save the Date. Osimo 31 ottobre 2020 ore 16.30

 E' in via di organizzazione , emergenza sanitaria permettendo la celebrazione del 4 Novembre, Anniversario della Vittoria. La bozza della Locandina è la seguente.

1918   4 NOVEMBRE  2020

Istituto del Nastro Azzurro- Ancona                Accademia di Oplologia


ALLA PRESENTAZIONE DEL VOLUME DI Massimo Coltrinari

LA VITTORIA ED I SUOI ARTEFICI

I Generali italiani della Grande Guerra

 

Ne parleranno con l’Autore

Germano Vicarelli e Niccolò Duranti

Osimo Sala del Consiglio Comunale, Sabato 31 Ottobre)

Nell’occasione, a ricordo di tutti i Caduti, sarà illustrato il

DIZIONARIO MINIMO DELLA GUERRA

12 volumi

Compendio 1914                                                                                                                           Glossario 1914

            Compendio 1915                                                                                                                           Glossario 1915

Compendio 1916                                                                                                                            Glossario 1916

Compendio 1917                                                                                                                            Glossario 1917

Compendio 1918                                                                                                                             Glossario 1918

Percorsi di Ricerca                                                                                                                                            Indici

Info: www.cesvam.org/libri


info:federazione.ancona@istitutonastroazzurro.org

domenica 4 ottobre 2020

Le Brigate della Grande Guerra. La Brigata Abruzzi II

 


Abruzzi, Brigata, costituita il 16 aprile 1861, con la creazione dei suoi due reggimenti (57° e 58° fanteria). Il primo ebbe tre battaglioni, forniti rispettivamente dai reggimenti 7°, 8°, 51°; il secondo ebbe pure tre battaglioni, forniti rispettivamente dai reggimenti 13°, 14°, 19°. La brigata A. partecipò alla guerra del 1866 facendo parte del II Corpo d'Armata (gen. Cucchiari), 10a divisione (gen. Angioletti); essendo stata dislocata verso Mantova, non partecipò alla battaglia di Custoza. - Nella spedizione di Roma del 1870, la brigata al comando del gen. Bessone, fece parte della 13a divisione (gen. Ferrero). - Alla guerra d'Africa del 1895-96 la brigata fornì 4 ufficiali e 181 soldati. Il 57° reggimento fu inviato nel 1862 nel Mezzogiorno, per impedire la spedizione di Garibaldi su Roma, e due compagnie del reggimento parteciparono al doloroso scontro di Aspromonte. Poscia contribuì efficacemente alla repressione del brigantaggio nelle province meridionali. Dopo la guerra del 1866, fu a Palermo per reprimervi i moti di quell'anno, ed ebbe quivi l'occasione di distinguersi l'anno seguente durante l'epidemia colerica. Nel 1869 era a Pisa, e portò valido e apprezzato aiuto alla cittadinanza durante l'inondazione causata dall'Arno. Fu chiamata all'epoca della guerra Libica “Reggimento di San Marco” e costituì col 79° reggimento la 7a brigata di fanteria, (4a divisione, ten. gen. Briccola).  Sbarcato a Bengasi il 30 novembre 1911, partecipò a vari scontri, mentre presidiava le linee intorno alla città e alla battaglia delle Due Palme. Coincide coll'anniversario di questa battaglia (12 marzo 1912) la festa del reggimento. Nell'aprile del 1913 partecipò alla spedizione di Rodi e al combattimento di Psitos, e nel luglio era a Zuara, dove prendeva parte a vari fatti d’arme, tra i quali quello di Ettangi. - Il 58° fanteria non partecipò alla guerra di Libia, ma fornì al 57° e ad altri reggimenti 18 ufficiali e 531 soldati. Durante la grande guerra, la brigata A. occupò subito la zona montagnosa trentina d'oltreconfine in valle Cismon, e nel gennaio 1916 passava nel settore di Oslavia e partecipava oltre che a minori combattimenti, alla battaglia di Gorizia. Seguirono dure lotte in quella zona, e segui la battaglia della Bainsizza cui tutta la brigata prese parte.  Poscia inviata nella zona di San Gabriele, dove rimaneva fino alla rotta di Caporetto. Durante la ritirata, il 57° perdete una parte dei suoi effettivi, che non riuscirono a passare in tempo il Tagliamento; il 58° fece ancora a fronte al nemico a Codroipo, ma lo sforzo fu vano. La brigata, ricostituita, fu mandata nella regione del Grappa, e si batté con ostinazione e risolutezza intorno a Col Caprile, Col Beretta, Col Moschin; il 57° perdeva in combattimento il proprio colonnello, cav. Lamberto Chisini. L'offensiva austriaca del giugno 1918 riusciva ad occupare le posizioni avanzate della brigata, ma veniva prontamente contenuta e respinta. L'ultima lotta, quella dell’ottobre 1918, trovava ancora la brigata in prima linea, e la vedeva, dopo duro sforzo, irrompere nelle linee nemiche e travolgere le estreme resistenze.

Le mostrine: verdi, attraversate orizzontalmente al centro da una riga nera.

 

 

lunedì 21 settembre 2020

Cartoline delle brigate della Grande Guerra

 LUIGI AMEDEO de BIASE 

 

LE CARTOLINE DELLE BRIGATE E DEI REGGIMENTI DI FANTERIA 

NELLA GUERRA DEL 1915-1918

 

 Roma Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, 1993







Il Volume qui segnalato riporta al completo tutte le cartoline edite, in numero vario da due a quattro di tutti i reggimenti che presero parte alla Grande Guerra

 raggruppati per Brigate.

 Si ha quindi per elencazione ordinativa tutte le Brigate già esistenti e che furono costituite durante la guerra.

 L'iconografia è estremamente significativa dando informazioni particolareggiate sui singoli reggimenti e la loro storia. Come noto il nome geografico del Reggimento o della Brigata non coincideva con la città di stanza dei reggimenti. Questo per amalgamare sempre più il personale. Infatti i Distretti di alimentazione dei reggimenti stessi erano in numero di dieci, con base quello di cui il reggimento portava il nome

 Esempio Il 93° Reggimento Messina portava il nome della città siciliana, era di stanza ad Ancona. I distretti di alimentazione erano di base quello di Messina ma gli altri nove, per un gettito della leva del 10% ciascuno, erano di tutte le regioni d'Italia

 Un sistema questo scaturito dalle riforme del 1871-1873 volute, all'indomani della Presa di Roma dal generale Ricotti Magnani, il vero ordinatore del Regio Esercito Italiano


martedì 15 settembre 2020

Caduti della Grande Guerra. Ricerche

 

Antonio Giaccaglia classe 1891  morto il 18 giugno 1918 a Fagarè Battaglia del Solstizio. 

Si cercano informazioni sullo stemma posto nel casco coloniale e la identificazione dell'arma o servizio di appartenenza



giovedì 10 settembre 2020

Tesi di Laurea. La 35a divisione in Albania

Il Dott. Michele Campanale ha discusso nella sessione di laurea invernale del Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960 presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma la tesi qui presentata. La tesi stessa può essere consultata presso la Emeroteca del CESVAM (www.cesvam.org) Istituto del Nastro Azzurro, Roma, Piazza Galeno previa autorizzazione dell'Autore

sabato 5 settembre 2020

Caduti nella Grande Guerra

Ricerca Ulteriore di notizie su Giaccaglia Antonio, classe 1891 Brigata Macerata 121° Reggimento Fanteria Caduto a Fagarè il 18 giugno 1918

FOGLIO MATRICOLARE DI

Nome…Antonio………………….Cognome…Giaccaglia….;

Anno di nascita  1891

Numero di Matricola… 2062

Figlio di… Serafino

E di       Principi Laura Teresa

Nato il  15 gennaio 1891……………………………..ad  Falconara Marittima (AN).

Mandamento di…Ancona                                      Distretto Militare di …Ancona……

Statura metri…1,57                         Colorito……bruno

Capelli: colore…castani…………………forma: lisci

Occhi .   grigi                 Dentatura…sana………………………Segni particolari  nn

Arte o professione…muratore

Se sa: leggere  si………scrivere   si.

N…222………………d’estrazione nella leva dell’anno 1891

Comune di  Ancona………………..Mandamento di Ancona…….Circondario di  Ancona

Dati militari

Soldato di leva 2a Categoria classe 1891 Distretto Militare di Ancona e lasciato in congedo illimitato in data 4 maggio 1911.

Rinviato alla successiva chiamata per “disagio economico”. Il 20 giugno 1912

Chiamato alle armi e giunto il 20 luglio 1913

Tale nel 93° Reggimento fanteria il 21 luglio 1913

Tale nel deposito in Ancona del Reggimento Fanteria  e mandato in congedo illimitato il 20 dicembre 1913. Concessa la dichiarazione di aver tenuto buona condotta e di aver servito con fedeltà ed onore.

(alla data dell’8 gennaio 1914 il foglio matricolare viene “parificato” in Ancona in data 3 gennaio 1914 e firmato (firma illeggibile) dall’Ufficiale alla Matricola del Distretto Militare di Ancona

 

.Segue Foglio Matricolare di Antonio Giaccaglia.

Chiamato alle armi per mobilitazione con Reale Decreto del 22 maggio 1915 (circolare 370 dello Stato Maggiore) giunto (?? 121 Reggimento Fanteria) il 24 maggio 1915

Giunto in territorio dichiarato in stato di guerra. 24 maggio 1915

Morto in combattimento a Fagarè, come da atti di morte inscritto al n 1044 del Registro degli atti di morte del 121° Reggimento fanteria 20 giugno 1918

Medaglia commemorativa della Guerra 1915 -1918 con decreto Reale n. 1241 con …… sul nastro la Campagna 1915, campagna 1916, campagna 1917

Concessa alla memoria la Medaglia interalleata della vittoria …. Con decreto 16 dicembre 1920con brevetto n. 2088

Parificato in data 14 luglio 1921

.

Note di ricerca.

La sua classe di leva, quella del 1891, fu chiamata nel 1911 e Antonio si è presentato al Distretto Militare di Ancona per la visita prevista e l’arrolamento. E’ sto inserito nella 2a Categoria della Leva ma rinviato alla successiva chiamata di leva per “disagio economico” ovvero le condizioni della famiglia erano tali che necessitava la sua presenza. Infatti era contadino e le sue braccia servivano a casa più che alla Patria. Non fece quindi la campagna di Libia e per un anno rimase a casa. Fu di nuovo chiamato alle armi nel 1913 e rimase in divisa per sei mesi dal luglio al dicembre 1913, e fu mandato in congedo illimitato provvisorio con l’attestato di aver tenuto buona condotta e prestato il servizio con fedeltà e onore. Per L’Esercito Antonio ormai aveva avuto la sua istruzione militare e quindi tutto era in ordine, tanto che il suo foglio matricolare fu Parificato come attesta l’apposito timbro posto in data 3 gennaio 1914 con tanto di firma dell’Ufficiale alla Matricola del Distretto co, come d’uso, ha posto una firma illeggibile.

Note pe ril 93° Fanteria      Brigata Messina

Note per la Brigata Macerata

Note per il Combattimento di Fagarè  durante la Battaglia del Solstizio, Terzo Giorno 18 giugno 1918

domenica 30 agosto 2020

La Tattica nella Grande Guerra 13

), il Comando Supremo offrì un quadro completo dell' offensiva di primavera sulla fronte giulia, delle operazioni minori sulla fronte tridentina e degli avvenimenti sulle fronti albanese e macedone: un riassunto di tutta l'attività bellica svolta dall'esercito Italiano durante l'inverno e la primavera, mirante a dare rilievo più che ai fatti, ai motivi che ne avevano determinato gli esiti ora più ora meno favorevoli. Un modo particolare per indicare le carenze da eliminare e gli errori da evitare. Il documento di grande rilievo - l'ultimo che trattò anche dell'azione offensiva - fu la circolare del luglio del 1917 all'oggetto Ammaestramenti tattici (96) nella quale vennero particolarmente riesaminati la tecnica d’impiego delle ondate d'attacco, il concorso dell'artiglieria durante i possibili arresti dell'avanzata, la protezione delle truppe sulle posizioni raggiunte e l'impiego offensivo delle mitragliatrici: le ondate debbono essere rade perché, se dense, non procedono rapide, né di conserva, “ lasciano nei passaggi difficili dei ritardatari, che producono scompiglio e arrestano le ondate successive”, la prima ondata deve partire “ da brevissima distanza rispetto alla trincea nemica e seguire fulmineamente l'allungamento del tiro di artiglieria”, anzi precederlo qualora la linea di partenza dovesse forzatamente risultare a notevole distanza; la prima ondata “ deve funzionare come riparto d'assalto, e perciò deve essere composta con uomini ed ufficiali di sicuro ardimento”; le ondate successive devono essere tenute a brevissima distanza dalla prima, possibilmente in caverne d'attacco “ collegate con le parallele di partenza mediante camminamenti molto numerosiin modo che l'avvicinamento delle successive ondate possa procedere rapido, senza ingorghi, e con perdite limitate; l'arresto di un'ondata non deve assolutamente fermare le successive perché lo scopo da raggiungere è di portare sulla posizione nemica il massimo di forze nel più breve tempo; le ondate successive devono perciò passare oltre e trascinare l'ondata ritardataria. Da queste e dalle altre prescrizioni della circolare non emergono innovazioni sostanziali sul modo di intendere l'azione offensiva rispetto alla concezione del precedente periodo bellico e l’11^ battaglia dell'Isonzo non presentò, infatti, una fisionomia diversa da quelle che l'avevano preceduta in quanto - fatta eccezione per lo schieramento ed il raggruppamento tattico delle artiglierie, rispondente a criteri e modalità innovatori stabiliti da una circolare del Comando generale d’artiglieria del Comando Supremo approvata dal generale Cadorna ((97), e diramata anch'essa il 9 luglio - le poche innovazioni e le modifiche apportate alla regolamentazione vigente non si discostano granché dai paradigmi e dagli schemi divenuti usuali nel 1916. D'altra parte, come abbiamo avuto modo di ricordare, la vera e propria rivoluzione della tattica offensiva era ancora lontana dal verificarsi e solo nella 12^ battaglia dell'Isonzo le 8 divisioni austro-ungariche e le 7 divisioni tedesche che attaccarono da Tolmino ne anticiparono il primo convincente saggio.
Dopo Caporetto il generale Diaz dové necessariamente preoccuparsi essenzialmente del problema morale e di quello della difesa, il che fece con i numerosi interventi già ricordati (98). Circa l'azione offensiva si limitò a far conoscere il commento dello stato maggiore britannico a 2 documenti tedeschi concernenti la nuova tattica offensiva conforme a quella anticipata a Caporetto ed effettivamente seguita nella battaglia di Francia (99), e ad impartire brevi istruzioni per i colpi di mano (100), per le piccole operazioni offensive (101) e per il passaggio dei corsi d'acqua (102). La divulgazione dei metodi tattici offensivi del nemico e delle esperienze della battaglia difensiva del giugno sul Piave (103) valse, quanto meno indirettamente, ad orientare l'esercito sul nuovo modo di impostare, organizzare e sviluppare l'azione offensiva in genere e l'attacco in particolare: attacco rapido e violento contro obiettivi lontani, diretto contro i punti deboli, sostenuto dall'appoggio mobile dell'artiglieria nella prima fase, concretantesi in un primo assalto di fanterie scelte; penetrazione della fanteria nella seconda fase principalmente con i propri mezzi, senza logoramenti contro i punti di maggiore resistenza, ma insinuantesi nelle zone di facilitazione mediante manovre di avviluppamento; costante azione di comando ispirata in tutte le fasi alla concessione di larga iniziativa ai comandanti delle minori unità, resa ancor più necessaria dalle nuove formazioni in fila e dall'adozione dell'ordine sparso di combattimento dei gruppi e nuclei nei quali le varie unità organiche si articolano. Una tattica che, sebbene non fosse stata ancora sancita ufficialmente in appositi regolamenti, cominciò in pratica ad essere assimilata per imitazione, soprattutto nei riguardi dell'impiego dell'artiglieria che s’imperniò da allora: sulla breve durata della preparazione e sull'inizio improvviso e saltuario di essa; sul concentramento del tiro prevalentemente sulle prime linee avversarie; sulla prevalenza del tiro di appoggio rispetto a quello di distanza; sulla sostituzione di concentramenti successivi con il tiro sistematico di sbarramento. In conclusione, “ l'adattamento dell'azione di fuoco alle mutevoli situazioni che lo sviluppo della lotta presenta; donde l'efficacia e la continuità del concorso dell'artiglieria all'azione della fanteria con la conseguente continuità di sforzo e possibilità di sfruttamento tempestivo del successo conseguito” (Da Filippo Stefani, Storia della Dottrina e degli Ordinamenti dell'Esercito Italiano) .

giovedì 20 agosto 2020

La Tattica nella Grande Guerra 12

Negli anni successivi - 1917 e 1918 - sia il generale Cadorna sia il Generale Diaz moltiplicarono il numero dei loro interventi dottrinali mediante direttive specifiche per un determinato ciclo operativo (88) e circolari e note di carattere generale riferite ad argomenti tattici e tecnici riguardanti le innovazioni e le modifiche a mano a mano suggerite dall'esperienza e conseguenti da diversi metodi tattici utilizzati dai tedeschi e dagli austro-ungarici. I criteri ed i procedimenti di impiego ai quali vennero ispirate la 10^ (12 maggio-6 giugno 1917) e l’11^ (18 agosto-12 settembre) battaglia dell’Isonzo non furono molti diversi da quelli stabiliti dalle due istruzioni appena riassunte.Gli interventi riguardarono soprattutto l'azione difensiva e l'impiego delle nuove specialità (89), delle nuove armi e dei nuovi mezzi (90), mentre per l'azione offensiva consistettero più nel richiamare all'osservanza la regolamentazione in vigore che nel rinnovarla e modificarla. Prima della 10^ battaglia il generale Cadorna, nell'attesa della ristampa del fascicolo Criteri dell'artiglieria, anticipò i concetti ai quali si sarebbero ispirate le aggiunte e varianti che avrebbero figurato nella nuova edizione (91)  e che avrebbero avuto per oggetto principalmente la controbatteria, i tiri di distruzione, le dipendenze d’impiego delle unità di artiglieria e i tiri obliqui e d’infilata. Nell'aprile, con altra circolare, sottolineò la necessità di far concorrere alla distruzione dei reticolati anche l’artiglieria da campagna (92) mediante tiri di precisione da condurre sulla base dei dati raccolti dalle esperienze che egli stesso aveva fatto condurre nei mesi precedenti a Spilimbergo;  nel maggio (93), mentre era in corso la 10^ offensiva e prendendo spunto da questa, indicò una nuova disciplina di fuoco per i tiri di distruzione sottolineando la necessità di tendere alla rimozione completa del reticolato e di non limitarsi a battere il terreno soltanto là dove si intendeva irrompere, perché ciò equivaleva ad indicare al nemico dove avrebbe dovuto concentrare i suoi tiri di sbarramento; confermò la brevità della durata della preparazione esprimendo il concetto che quanto maggiore fosse l’ampiezza delle fronti di attacco - ed alle fronti vaste dobbiamo in massima tendere, per meglio assicurare il buon successo - tanto minore avrebbe dovuto essere la durata della preparazione per essere più vantaggiosa e ridurre la possibilità, da parte del nemico, di ricorrere a tempestivi spostamenti di forze; sancì la rinunzia, nell'azione di controbatteria, ai tiri di smonto e ribadì il ricorso a brevissime e concentratissime raffiche sulle batterie individuate e più moleste, raffiche iniziate con proietti ordinari e intercalate con proietti a liquidi speciali; insisté sull'azione di appoggio dell'artiglieria alla fanteria durante l'attacco, non sempre risultata fino ad allora efficace per deficienza o aleatorietà dei collegamenti; raccomandò di razionalizzare meglio i progetti di schieramento e di impiego del munizionamento tenendo conto delle condizioni reali del munizionamento esistente e del quantitativo dei pezzi in azione. Altri insegnamenti tratti dalla 10^ offensiva, divulgati dal generale Cadorna (94), furono: la necessità di rinunziare alle manovre complicate basate su combinazioni di attacchi parziali interdipendenti, su aggiramenti, ecc. perchè l’attacco per avere probabilità di riuscita deve essere ferrato violento e contemporaneo sull'intera fronte prescelta; la convenienza a restringere le fronti d’attacco delle grandi unità, specialmente quella della divisione per una migliore azione di comando e per evitare gli inserimenti azione durante (?) sempre più difficili e delicati; l'importanza della riserva di armata che deve essere molto forte per far fronte all'intenso logoramento delle truppe e che deve rimanere il più a lungo possibile in mano al comandante dell'armata ed impiegata, non addensando forze fresche a forze logore, ma soprattutto sostituendo queste con quelle”; la necessità della preparazione del terreno e caverne d'attacco, dei collegamenti e della sostituzione delle truppe logore non adatte a sferrare (Da Filippo Stefani, Storia della Dottrina e degli Ordinamenti dell'Esercito Italiano.) continua con post in data 30 agosto 2020 

lunedì 10 agosto 2020

La Tattica nella Grande Guerra 11


L'esecuzione dell'attacco deve essere condotta colla massima risolutezza e colla ferma volontà di conquistare le posizioni nemiche, a qualunque costo. Sono condizioni importantissime per la riuscita dell'azione: l'assegnazione di un compito ben definito ad ogni riparto, l'irruenza e la subitaneità dell'assalto alle prime trincee possibilmente senza un colpo di fucile, la simultaneità e la sorpresa dell'uscita di tutti gli uomini di ciascuna ondata della trincea con l'unità destinata a costituire l'ondata successiva, la successione delle ondate senza attendere che l’antistante richieda il soccorso della retrostante, il collegamento e la cooperazione tra i reparti, il non fermarsi nelle trincee avversarie, ma di superarle ed il riordinarsi al di là di esse, l'audacia nell'impiego delle mitragliatrici che debbono muovere con una delle prime ondate verso le ali della fronte d'attacco, la tempestività e l'adeguatezza delle riserve. Il mantenimento delle posizioni conquistate è spesso più difficile della stessa conquista: il terreno strappato all'avversario a prezzo di sangue, non si deve più vedere; retrocedendo si subiscono perdite maggiori che restando sul posto. A tale fine occorre: provvedere alla vigilanza specialmente sui fianchi, riordinare subito i reparti, accelerare l'arrivo di truppe fresche, ricavare o costruire al più presto ripari e difese accessorie, stabilire immediatamente i collegamenti, predisporre i reparti che debbono fronteggiare i contrattacchi nemici, provvedere al rifornimento delle munizioni ed agli sgomberi, impiegare l'artiglieria per i ritiri di interdizione sulla zona dalla quale muovevano i contrattacchi nemici o di controbatteria sulle artiglierie che cercano di rendere intenibile la linea raggiunta. La forza e la formazione delle ondate vanno stabilite in relazione al terreno, alla fortificazione nemica, alla larghezza delle brecce aperte ed alla situazione particolare dell'avversario. Un reggimento può formare due linee (2  battaglioni, uno di fianco all'altro in 1^ linea, ed uno in 2^) oppure tre linee (un battaglione in 1^ linea, uno in rincalzo in 2^ linea, un battaglione in riserva in 3^ linea); i battaglioni di 2^ e 3^ linea vanno impiegati per rinvigorire l'azione della prima linea contro l'obiettivo a questa assegnato, oppure per proseguire l'attacco al di là di tale obiettivo, ovvero ancora per ricacciare i contrattacchi. Ciascuno dei battaglioni può formare, ad esempio, 4 andate: ciascuna di queste di 4 plotoni (1^ ondata: 2 plotoni della 1^ e 2 plotoni della 2^ compagnia: 2^ ondata: 2 plotoni della 1^ e 2 plotoni della 2^ compagnia; 3^ ondata: 2 plotoni della 3^ e 2 plotoni della 4^compagnia; 4^ ondata: 2 plotoni della 3^ e 2 plotoni della 4^ compagnia). La compagnia che ha 2 plotoni nella 1^ e 2 nella 2^ ondata assume una fronte da 100 a 150 m; il battaglione che ha due compagnie ripartite fra le prime due ondate e 2 compagnie in rincalzo ha una fronte da 200 a 300 m, se ha tre compagnie ripartite fra le prime 2 ondate ed una compagnia in rincalzo può assumere una fronte da 300 a 450 m (densità di un uomo per metro o di due uomini su 3 m). Le formazioni da adottare sono quelle che evitano l’affollamento delle truppe contro gli ostacoli, perciò, sempre che possibile, i reparti saranno distesi, altrimenti coi plotoni aperti di fianco. L'istruzione sull'impiego dell'artiglieria enuncia criteri e procedimenti d’impiego e dà ampio sviluppo ad argomenti di carattere quasi esclusivamente tecnico. Essa fissa per l'artiglieria - la cui funzione essenziale è immutabilmente quella di rimuovere gli ostacoli che si oppongono all'azione della fanteria - i seguenti compiti: acquistare il sopravvento sull’artiglieria avversaria, battere la fanteria avversaria nelle trincee, distruggere i reticolati e le altre difese accessorie, costituire a tergo e sul fianco delle linee avanzate nemiche una zona di assoluta interdizione, battere sistematicamente le zone ove l'avversario lavora, distruggere gli osservatori, contrastare con il fuoco il moltiplicarsi delle difese nemiche, battere gli appostamenti avversari per mitragliatrici e per bombarde, battere sistematicamente le principali comunicazioni del nemico. Ripartisce, poi, i compiti assegnando: alle artiglierie di grosso calibro la demolizione dei bersagli duri, il concorso con quelle di medio calibro alla controbatteria ed il bombardamento a grandi distanze di villaggi, accampamenti, ecc.; alle artiglierie di medio calibro, la controbatteria, la demolizione dei trinceramenti più arretrati  e di quelli particolarmente robusti di prima linea, la distruzione degli osservatori, dei depositi munizioni, dei manufatti, ecc., nonché l’interdizione delle retrovie ; alle artiglierie di piccolo calibro la immobilizzazione delle truppe nemiche a tergo delle trincee da attaccare, la distruzione degli osservatori vicini, la neutralizzazione dei contrattacchi; alle bombarde la distruzione dei reticolati e delle trincee da distanze molto brevi, la provocazione di effetti terrorizzanti di scoppio fra i difensori delle linee nemiche più ravvicinate. Dopo il discorso sui compiti dell'artiglieria nell'azione offensiva, la pubblicazione tratta importanti  argomenti già oggetto delle precedenti circolari, e in particolare: il concorso dell'arma nella preparazione e nello svolgimento dell'attacco e nel mantenimento delle posizioni conquistate, l'osservazione del tiro, l'esplorazione e la ricerca delle batterie avversarie, i tiri contro artiglierie e contro appostamenti per mitragliatrici nonché i tiri sulle retrovie ed i tiri di notte, i proiettili da impiegare ed il rifornimento delle munizioni, le postazioni delle batterie e i ripari, la dipendenza d’impiego delle unità di artiglieria. La pubblicazione Criteri di impiego d'artiglieria e le varie circolari che le fecero seguito (87), mentre da un lato seguirono di massima i criteri della dottrina francese e perfezionarono i provvedimenti tattici e tecnici dell'osservazione, dei collegamenti e della cooperazione interarma, dall'altra restarono lontane dagli eccessi concettuali e metodologici delle artiglierie degli altri eserciti, miranti a rendere sempre più lunga e potente la preparazione dell'attacco e ad imbrigliare le varie azioni di fuoco in schemi rigidi ed assoluti come quelli del barrage roulante e del ratissage (cortina e shrapnel fuori della zona del barrage). La ricerca di procedimenti più efficaci e soprattutto più celeri e più elastici per concentramenti di fuoco rapido e sicuro sopravanzò l'eccessivo metodismo dei tedeschi e degli stessi franco-britannici, che ebbe il sopravvento durante tutto il 1916 e la prima metà del 1917 sulla fronte occidentale.
(Da Filippo Stefani, Storia della Dottrina e degli Ordinamento dell'Esercito Italiano) continua con post in data 20 agosto 2020