sabato 10 giugno 2023

Maria Luida Suprani Querzoli Sulle vere origini degli ARditi

 


 

La presente ricostruzione delle origini del fenomeno degli Arditi ha tratto stimolo da una notizia di cronaca piuttosto recente: la ricorrenza dell’istituzione dei Riparti d’Assalto[1], quest’anno, è stata funestata da un atto vandalico che, se da un lato ha destato scalpore, dall’altro ha indirettamente contribuito ad accrescere la confusione in merito all’esatta identità di questi Combattenti. La discussione che è sorta intorno a tali deplorevoli gesti, al di là dello sdegno, non è infatti andata oltre nozioni storiche di superficie, senza indagare più a fondo circa sia le ragioni sottese a tale bravata, sia – soprattutto - la vera origine dei Riparti.

Un breve riepilogo su quanto accaduto a fine luglio 2022: la targa commemorativa dell’istituzione[2] posta a Sdricca di Manzano è stata frantumata e i muri del Monumento della Federazione Nazionale Arditi d’Italia, sito a Capriva, sono stati imbrattati da scritte in vernice rossa. Tali manifestazioni di dissenso ideologico – peraltro unanimemente condannate per la manifesta impropria modalità di espressione - hanno rappresentato il punto culminante di un crescendo di tensioni venutosi a creare (per l’ambiguità che aleggiava intorno a scelte inerenti alla celebrazione della ricorrenza) fra alcune forze politiche locali e gli organizzatori della commemorazione.

Risulta curiosa (e, ai fini di contribuire a chiarire le motivazioni circa quanto accaduto, forsanche indicativa) la coincidenza fra data di istituzione dei Riparti d’Assalto e genetliaco di Benito Mussolini: il giorno è lo stesso, 29 luglio.

Appare palese che si tratta di pura casualità (il capo del Fascismo nacque nel 1883, trentaquattro anni prima che i Riparti venissero istituiti). A volte, però, si tende a sottostimare che il regime fece propria buona parte della tradizione più gloriosa della guerra senza andare troppo per il sottile[3]: durante l’intero ventennio le celebrazioni della ricorrenza dell’istituzione degli Arditi si trovarono quindi a coincidere con il compleanno del Duce, data significativa in un contesto teso ad enfatizzare il culto della persona del Capo[4].

Forse le recenti tensioni ideologiche sono state amplificate, seppur  inconsapevolmente, dall’eco dei fasti legati a tale data polisemantica (sedimentata nella memoria collettiva): questo intreccio di concause, probabilmente, ha sospinto pochi  sconsiderati a far d’ogni erba un fascio, increspando per un certo tempo la bonaccia della cronaca locale tipica del periodo estivo.

Come anticipato, la ragione storica alla base di tale reazione incivile a tensioni da risolversi in altra sede e con altri mezzi è da ricercarsi proprio nel Fascismo che, per fornire di fondamenta salde la propria repentina nonché violenta affermazione, fece proprio – mitizzandolo[5] - il patrimonio di eroismo della Grande Guerra, Arditi in primis[6].

Del valore militare della Grande Guerra giunto ai giorni nostri serba memoria concreta soprattutto la toponomastica: circa le figure dei Comandanti della vittoria (e quindi fuori discussione: se la figura del generale Cadorna – in una prospettiva rivelatasi coriacea di fronte all’analisi approfondita della verità storica - continua ad essere capro espiatorio delle durezze della guerra[7], quella del generale Capello è addirittura colpita da una damnatio memoriae capace di rimuoverne ogni traccia e non solo dalla toponomastica) si può affermare che furono le stesse enfatizzate, seppure con fini strumentali tutt’altro che storici, dal Fascismo.

Tale eredità gravosa ha tacitamente contribuito a circondare il ricordo (e, di conserva, le ricorrenze) di figure e di fatti d’arme relativi alla Prima guerra mondiale di un manto di retorica disfunzionale alla costruzione di una memoria storica condivisa, capace di influire indirettamente sulla percezione del presente[8].

Gli Arditi appartengono al patrimonio morale e tecnico della Grande Guerra e a tale contesto richiedono di essere ricondotti, liberi da strumentalizzazioni politiche le quali, nel tempo, si sono inspessite in misura tale da costituire addirittura un filtro capace di alterare la verità dei fatti, contribuendo ad una percezione fondamentalmente distorta della realtà.

Una volta riconosciuta l’azione di siffatto filtro, sarà interessante ripercorrere l’iter compiuto dagli Arditi per poterlo restituire (seppure in modo essenziale) nella sua complessità, distinguendone il compito prettamente militare dall’aura non sempre adamantina da cui la fama di tali Combattenti è tuttora circondata.

Lo stesso termine ‘ardito’[9] rimanda in primis al coraggio, ma anche all’assetto spregiudicato di chi arrischia troppo: il denominatore comune che lega le due accezioni è riconducibile al concetto di ‘sprezzo del pericolo’, dote encomiabile in ambito bellico (e pertanto ricorrente fra le motivazioni di molte Medaglie al Valore).

Nel margine di coesistenza fra i concetti di ‘coraggio’ e ‘azzardo’ si colloca l’origine degli Arditi: le singole figure rispecchiarono, in diversa misura, entrambi gli aspetti, dando luogo ad aree dove si può tuttora annidare legittimamente un sospetto di ambiguità. Nell’ambito delle discipline psicologiche, è noto che una percentuale - seppur assai esigua - di persone risulta incapace della ben minima empatia di fronte alla vista del dolore altrui. Nemmeno arretra di fronte alla possibilità di infliggere dolore, in assenza di percezione delle conseguenze gravi del proprio gesto. Non è escluso che tale profilo (considerato socialmente pericoloso in tempo di pace), nel contesto bellico contrassegnato da esigenze urgenti, sia confluito facilmente nella categoria degli ardimentosi: «guerra, guerra/ all’austriaco invasore/ sono Ardito, Ardito e fiero/ con la bomba e col pugnale guai per l’orrido straniero/ che mi attende e che mi assal!»[10].

Nella eterogenea composizione delle Fiamme Nere[11] è compresente anche il versante diametralmente opposto, espressione di chi decise di dedicarsi integralmente al bene della Patria, incanalando principalmente nel coraggio e nel sacrificio di sé l’ardore necessario a sì temibili imprese: «Se vuoi trovar l’Arcangelo da fante travestito,/ ricercalo a Manzano e troverai l’ardito!»[12]. Fra gli Arditi figurarono infatti personalità di uno spessore morale non comune: valga d’esempio la figura del pluridecorato  Umberto Visetti il cui spericolato percorso esistenziale e militare attraversa le due guerre per poi confluire nella sfera religiosa, dove, abbandonato il secolo, diventerà Frate (missionario) Agostino di Cristo Re. Anche Antonio Mugetti (Padre Angelico) può vantare diverse Medaglie al Valore, combattendo proprio nella Brigata Lambro a cui – come si vedrà - molto dovette l’istituzione vera e propria dei Riparti d’Assalto[13].

Una volta considerate le tendenze contrassegnate da polarità opposta, si può tornare ad analizzare la psicologia dell’Ardito sotto una luce meno estrema e lo si farà partendo dalla testimonianza del generale bersagliere Eugenio De Rossi in una rara descrizione dell’alterazione a cui è soggetta la psiche del Combattente valoroso in momenti di estrema tensione:

 

Domande angosciose che contribuivano a farmi un quadro assai fosco della situazione [il riferimento è all’attacco al Merzly nel giugno 1915]. Ma a buon punto il mio naturale [corsivo non presente nel testo] prese il sopravvento. I molti se, i molti ma, non mancano mai per sconsigliare un attacco a chi non ha la ferma volontà di aggredire, e scacciai quelle nebbie. I preparativi per l’azione furono fatti dall’altro mio io, che aveva sostituito subitamente il suo sosia tentennante. Credo non essere il solo che abbia notato lo sdoppiamento della propria individualità in circostanze più o meno gravi della vita. Non sono spiritista, non ho mai preso parte a sedute spiritiche, sono piuttosto incline a credere che il fenomeno dello sdoppiamento psichico spontaneo appartenga alla categoria degli ipnotici e, sempre, se dico male i medici mi perdonino; il fatto è che nella mia esistenza lo sdoppiamento si avverò. Come già dissi, quando generalmente il mio spirito era esaltato oltre l’ordinario, l’incosciente che sonnecchia in noi si svegliava ed appariva accanto al normale.[14]

 

La particolareggiata testimonianza di De Rossi è mirata a confutare sul nascere le obiezioni generiche circa l’impiego determinante (o, addirittura, risolutivo) di sostanze stupefacenti in contesti bellici. Esiste una letteratura specifica intorno all’argomento ma, nonostante ciò, è riduttivo ed antiscientifico escludere la naturalità originaria dell’assetto eroico.

Anche nella vita civile si possono compiere atti straordinari in situazioni di particolare eccezionalità ma ciò che per un civile rappresenta appunto un’eccezione, per il Soldato costituisce il dovere: «[l]’onor militare, derivante dalla tradizione e dell’elevatezza del sentimento nazionale, richiede come base l’onor civile, ma di questo è una sublimazione; ciò che nella morale civile può esser considerato come virtù rara ed eroismo, nella morale militare non rappresenta che il semplice compimento di un dovere»[15], sostiene il generale Capello.

Il generale De Rossi, di fronte a pericolose ed incontrollate manifestazioni di esaltazione, ricorda che «“l’eroismo non è un mestiere che si eserciti 24 ore al giorno e 365 giorni dell’anno. Gli eroi, in realtà, hanno solo dei lampi di eroismo che esplodono all’improvviso, precipitandoli irresistibilmente in avventure inattese. L’eroe, a considerarlo bene, è quasi sempre tale suo malgrado!”»[16].

Gli Arditi, per impiegare l’espressione di De Rossi, si trovarono invece ad indossare volontariamente l’abito mentale dell’eroismo pressoché 24 ore al giorno, anche se non 365 giorni all’anno: tali sforzi al limite della resistenza umana necessitavano infatti di adeguati tempi di recupero.

Questo assetto richiese, al d là della prestanza fisica di partenza, condizioni di vita adeguate allo scopo, per certi aspetti (inerenti sia al lavoro, sia al riposo) incommensurabili con la sfibrante routine propria della trincea.

Gli Arditi, anche a causa di tali privilegi (già la sottrazione dei migliori elementi finalizzata alla costituzione dei Riparti d’Assalto non aveva suscitao acceso entusiasmo fra i Comandanti), non riscossero soverchie simpatie[17].

In precedenza, però, quando i Soldati arditi non potevano ancora formalmente fregiarsi dell’appellativo, la loro presenza di supporto risultava particolarmente gradita nelle prime linee: «erano tanto contenti i compagni nostri, perché andavamo da una linea all’altra ed erano contenti che la Brigata Sassari fosse presente perché la Brigata Sassari dava un senso di tranquillità e sicurezza», ricordava il generale Musinu, Comandante della leggendaria compagine[18]. I Valorosi, infatti, erano impiegati inizialmente in compiti di particolare impegno capaci di agevolare poi l’azione delle truppe (accrescendone così l’efficacia), con un conseguente risparmio di vite umane.

Il criterio che informò la selezione degli Arditi non poteva prescindere dalla piena efficienza fisica, esaltata da doti atletiche notevoli. Tali qualità, oltre a fornire un’offerta efficace alla domanda che le istanze del momento decretavano urgente, trovavano una cassa di risonanza amplissima sia nelle fondamenta del Pensiero futurista, sia nella cultura sportiva che, repentinamente, venne declinata ad esigenze belliche[19], a partire dalla campagna di interventismo sostenuta da «La Gazzetta dello Sport».

Al Lettore di oggi appare lapalissiano che le fatiche di guerra possano essere, seppur solo in parte, alleggerite da una forma fisica in piena efficienza. Un secolo fa, questo concetto non appariva affatto cosa scontata:

 

Alla base d’ogni nostra attività (VI Battaglia dell’Isonzo) avevamo messo il più virile e il più intenso sviluppo della educazione fisica, sotto forma di violenti sports di guerra. Finalmente si era capito (e ci voleva la guerra per capirlo) che la condizione prima per essere un buon soldato, consiste nella robusta e vigorosa preparazione del corpo; perché la guerra è, soprattutto, una enorme fatica, e, sul campo, si combatte e si comanda bene, soltanto quando si è giocondamente sani e quando si riesce a dominare i propri nervi. Quanta strada, anche qui, dal tempo dei nostri primi lontani anni di carriera, quando, nei reggimenti, l’educazione fisica era considerata come qualche cosa di accessorio al confronto della pura istruzione  tecnico – militare, e questa, anziché essere, sopra tutto, un armonico e lieto addestramento del corpo e dell’anima, intristiva nei cortili delle caserme o sulle ben spianate piazze d’armi in un meccanismo secco e monotono, che non interessava seriamente nessuno![20]

 

Alla dimostrazione dell’efficacia delle azioni compiute da coloro che possono essere considerati veri e propri pionieri dei Riparti d’Assalto seguì la codificazione: la veste normativa che diede forma al fenomeno spontaneo degli Arditi costituisce la fase conclusiva di processo mirato ad integrare tale efficace contributo attraverso canoni definiti che ne permettano l’assimilazione sul piano organizzativo e, di conserva, un impiego pienamente strutturato.

Dopo aver considerato la presenza tra le file dell’Esercito avversario di Sturmtruppen di matrice germanica (Circolare n. 6230 del Comando Supremo del 14 marzo 1917) i Riparti d’Assalto vengono istituiti con la Circolare n. 111660 del 26 giugno 1917 a firma del Sottocapo di Stato Maggiore, generale Porro, diretta ai Comandi delle Armate 1ª, 2ª, 3ª, 4ª e 6ª. «La 2ª Armata del generale Capello si dimostra la più sollecita a mettere in pratica le richieste del Comando Supremo a causa dei risultati positivi ottenuti in azione dai plotoni speciali della brigata Lambro e della 48ª Divisione».

Si deve sempre allo stesso Francesco Saverio Grazioli, alla testa di tale valorosa Brigata (ai tempi della conquista di Gorizia, dipendente dal VI Corpo d’Armata comandato dal generale Capello), la descrizione della nascita di fatto degli Arditi ad un anno di distanza dalla loro istituzione ufficiale:

 

Questi nuclei muniti di armi automatiche leggerissime avrebbero dovuto trascinare la intera massa, la quale, come tutte le troppo numerose collettività, è per sé stessa pigra ed ha bisogno di gente spregiudicata e di temperamento acceso che, in ogni affare grosso, dia il via e l’esempio della decisione.

Fu per dar corpo a questa, davvero non peregrina ricetta di psicologia collettiva [di cui il generale Capello rappresenta un pioniere a tutti gli effetti], che, formai, fin da allora, scegliendo sul complesso della brigata, alcuni plotoncini speciali, armati di pistola mitragliatrice (sole armi leggere di cui allora potevamo disporre) e li feci addestrare dai più squilibrati e rompicollo giovani ufficiali che trovai nel reggimento, esaltando fino all’estremo le qualità di ardimento e sprezzo del pericolo, di cui quei ragazzi mostravano di essere dotati.

Tutto ciò avveniva nel giugno del 1916 e perciò assai prima che spuntassero quei plotoni arditi che generarono poi le truppe d’assalto di storica memoria, e a cui tanto si dovette nelle giornate gloriose di Vittorio Veneto.[21]

 

Principalmente, la vittoria di Gorizia si dovette alla preparazione alacre e puntuale posta in essere dal Comando del VI Corpo d’Armata a cui fu propedeutica – ed essenziale – un’azione di sgretolamento della spessa coltre di sfiducia e di scetticismo che affliggeva l’intera compagine, dal Fante agli Alti Comandi[22].

L’istituzione formale degli Arditi fu, nella sostanza, più legata alla dimostrazione palese di efficacia della preparazione propedeutica alla conquista di Gorizia che all’emulazione pedissequa delle Sturmtruppen.

L’allenamento dello spirito offensivo che diede i suoi frutti nell’agosto del 1916, a ben vedere, risale a tempi di molto precedenti:

 

Calcinato, 5 luglio 1915

 

Il generale Capello, che comanda la nostra Divisione (25ª: Brigata Macerata e Brigata Sassari) ha evidentemente una viva simpatia per Monte Nuvolo, piccola altura a sud di Lonato. Ne ha fatto un innocuo ma permanente teatro di finta guerra: i bianco – azzurri della Macerata contro i bianco – rossi della Sassari.[23]

 

La damnatio memorie che ha colpito il generale Capello si è ripercossa sulla chiarezza circa le vere origini degli Arditi, diventati (e, soprattutto, rimasti) nell’immaginario collettivo espressione del Fascismo: in tale protratta distorsione della verità storica è da cercarsi il germe che sollecita e conduce ad azioni sconsiderate come quella menzionata agli inizi.

Poche righe rispetto alla vastità del tema: vuole essere questo solo un contributo mirato a sgretolare la cortina di luoghi comuni stratificatisi nel tempo, incuranti della veridicità delle proprie fondamenta, che rappresentano tuttora un retaggio sottotraccia della retorica fascista: contributo vieppiù necessario ad una cultura nazionale propensa ancora oggi a vedere nella data fatidica del 24 ottobre l’immagine della sconfitta di Caporetto piuttosto che la data d’inizio della Battaglia di Vittorio Veneto, decisiva ai fini della conclusione della guerra, non solo italiana.

 

 

dott.ssa Maria Luisa Suprani Querzoli



[1] Sdricca di Manzano, 29 luglio 1917.

[2] La targa, posta a Sdricca, risale al 1938 (cfr. T. Dissegna, Il Comune di Manzano ritira il patrocinio: gli Arditi rimangono alla Sdricca, in www.messaggeroveneto.geolocal.it, 31 luglio 2022).

[3] L’espressione, riferita alla scarsa capacità di discernimento propria della gente, è dello stesso Mussolini (cfr. intervista di Enzo Saini ad Ardengo Soffici in «Settimo Giorno», 26 marzo 1959, in  D. Ascolano, Luigi Capello. Biografia militare e politica, Ravenna: Longo Editore, 1999, p. 225). Circa l’assimilazione politico – culturale operata dal Fascismo di alcune glorie celeberrime della guerra, spicca la figura del maggiore Baracca: si dimenticarono le simpatie repubblicane dell’Asso, palesi al punto da determinare – si disse - l’assenza del Re ai suoi solenni funerali (cfr. F. Bandini, Il Piave mormorava. Milano: Longanesi, 1968, p.210). Sia il monumento di Domenico Rambelli dedicato all’eroico Maggiore (inaugurato nel 1936), sia la raccolta rivisitata delle sue lettere (Memorie di guerra aerea, Roma: Ardita, 1933) tradiscono la finalità di quella che, a tutti gli effetti, fu un’operazione culturale con fini di propaganda piuttosto palesi.

[4] Anche l’astrologia concorse al mito: Mussolini era del Leone.

[5] Che il Fascismo fosse interessato al mito e non alla storia divenne esplicito fin dal 1923, quando di fronte allo studio esaustivo su Caporetto ad opera del colonnello Adriano Alberti (Direttore dell’Ufficio Storico di Stato Maggiore) vennero opposte nette resistenze. La ricostruzione storica dell’Alberti ha visto le stampe solo nel 2004.

[6] Risulta esemplare la metamorfosi subita dalla canzone Giovinezza, nata come canto goliardico nel 1909, eletta in seguito a inno degli Arditi e finita – letteralmente - sotto l’ala dell’aquila littoria. Oggi, tale canzone è bandita e nemmeno risulta riproponibile nella sua versione originaria, tanto risulta ancora forte l’eco di ricordi cupi di cui si è resa portatrice. Altro segno distintivo degli Arditi approdato poi al Fascismo è il fez, per non accennare al motto A noi!, inizialmente coniato dal maggiore Freguglia (Com’è nato il motto “A noi!”, in www.arditigrandeguerra.it).

[7] «Sono i nemici della guerra i quali vedono in me la personificazione stessa della medesima» (lettera di Luigi Cadorna a Ninetta, [s.l.] 2 luglio 1917, in L. Cadorna, Lettere famigliari, (a cura di Raffaele Cadorna), Milano: Mondadori, 1967, p. 208).

[8] «Il ricordo è un atto immaginativo il cui significato influenza la valutazione che diamo del presente» (F. Fera, Storie che curano – Dialoghi.it, in www.yumpu.com). Tale asserzione, aderente all’indirizzo dato alle scienze psicologiche da James Hillman, inerente al microcosmo dell’individuo, può essere estesa al macrocosmo della Nazione.

[9] Cfr. voce ‘ardito’, Vocabolario Treccani, www.treccani.it.

[10] Il brano della canzone è tratto Giovinezza primavera di bellezza. Le origini del Canto degli Arditi, in www.arditigrandeguerra.it. Il sentimento di esaltazione guerriera è in antitesi all’empatia provata da diversi Soldati nei riguardi dei loro avversari con i quali condividevano – a breve distanza di spazio – gli stessi forti disagi legati alla vita di trincea. Tale sentimento, seppur chiaramente comprensibile sul piano umano, risultava di fortissimo nocumento allo spirito offensivo necessario all’impegno bellico.

[11] Solitamente con l’espressione ‘Fiamme Nere’ si indicano gli Arditi. Erano altresì presenti le mostrine cremisi presso i Bersaglieri e quelle verdi presso gli Alpini.

[12] L. Freguglia, XXVII Battaglione d’Assalto. Gli Eroi del Montello (a cura di A. Mucelli), Bassano del Grappa: Itinera Progetti, 2017, p. 11.

[13] Cfr. ivi, documentazione iconografica compresa fra le pp. 80 e 81 del volume. I nessi fra religione e guerra sono indagati in J. Hilman, Un terribile amore per la guerra, Milano: Adelphi Edizioni, 2005.

[14] E. De Rossi, La vita di un Ufficiale italiano sino alla guerra, Milano: Mondadori, 1927, p. 281.

[15] L. Capello, Note di guerra, vol. I, Milano: Fratelli Treves Editori, 1921, p. 91.

[16] E. De Rossi, La vita di un Ufficiale italiano sino alla guerra, cit., p. 275.

[17] Anche gli Aviatori subirono sorte analoga: la lontananza dal fango della trincea corrispondeva nella mentalità del Fante (circa la psicologia del Fante cfr. A. Gatti, Caporetto. Dal diario di guerra inedito (maggio – dicembre 1917) (a cura di A. Monticone), Bologna: Il Mulino, 1964, pp. 65 – 66) ad uno status degno di invidia, sentimento immediato e, come tale, inconsapevole delle altissime percentuali di rischio connesse a tali ambiti elitari.

[18] Generale Giuseppe Musinu (Thiesi, 22 marzo 1891 – ivi, 4 aprile 1992). Il brano dell’intervista televisiva rilasciata dal Generale in occasione dei suoi cento anni compare al link https://youtu.be/o_ytrMoUU9A.

[19][19] Risulta indicativo, al pari di una sintesi di tale declinazione, l’iter compiuto dall’Aviazione: da sport per eccentrici (guardato inizialmente con scetticismo ed estrema diffidenza) ad arma del futuro, nell’arco di pochissimi anni.

[20] F. S. Grazioli, In guerra coi Fanti  d’Italia, Roma: Libreria del Littorio, 1930, p. 60.

[21] Ivi, p. 66.

[22] Dell’azione propedeutica (morale e pratica)  necessaria alla vittoria importante di Gorizia si trova ampia trattazione in Note di guerra (vol. I), memoria difensiva del generale Capello, pubblicata pressoché a ridosso dell’uscita della Relazione della Commissione d’inchiesta su Caporetto. La memoria del Generale confuta le accuse rivoltegli da una Commissione – come divenne presto palese – non informata da criteri di obiettività nel proprio operare. Anche il testo citato di Grazioli, seppur scritto quando, per motivi politici, oramai Capello era caduto definitivamente in disgrazia, si dimostra concorde con quanto sostenuto dal Generale in Note di guerra.

[23] G. Tommasi, Brigata Sassari. Note di guerra, Roma: Tipografia Sociale, 1925, p. 17. «E lo sa chi vi parla, avendo presenti i ricordi che di Capello serbarono gli uomini della Brigata Sassari, per sua volontà composta esclusivamente da sardi» (A. Corona, Capello massone, in AA.VV., Luigi Capello. Un Militare nella storia d’Italia (a cura di Aldo A. Mola), Cuneo: Edizioni L’Arciere, 1987, p. 247).

 

mercoledì 31 maggio 2023

Brigata Arezzo


 

Arezzo, Brigata, costituita il 18 maggio 1916 presso il deposito 68° fanteria (Milano) coi reggimenti 225° e 226°, formati rispettivamente dai depositi del 68° e dell’84° (Firenze).  Nel corso della guerra Italo-austriaca 1915-1918 dislocata nel Trentino ove combatté durante l'offensiva austriaca e controffensiva italiana, al M. Cucco di Mandrielle e al M. Zingarella; rimase poi nel settore di M. Zebio fino al settembre, allorchè trasferita sull'Isonzo, combatté a lungo nel settore di Monfalcone, distinguendosi nel maggio-giugno e nell'agosto-settembre 1917 contro le posizioni di Flondar e di Medeazza, ove riportò gravissime perdite. Durante la ritirata dell'ottobre-novembre 1917, dopo aver fronteggiato il nemico sul Lemele e la Livenza, ripiego sulla destra del Piave a San Donà. Prese poi parte alla battaglia del Piave (giugno 1918) combattendo nei pressi di Capo Sile ed in luglio fu inviata nel settore del Pasubio; nell’ottobre 1918 fu trasferita a Camposampiero ed Albareto; al sopraggiungere dell'armistizio trovavasi a Venezia.

Le mostrine: giallo e blu in due parti uguali separate verticalmente.

domenica 21 maggio 2023

Brigata Liguria

 

Liguria, Brigata, brigata di fanteria di linea, costituita nel 1915 per la durata della guerra italo-austriaca 1915-1918, dai depositi del 33°, 34°, 41°, 44°, 74° e 90° fanteria, coi reggimenti 157° e 158°. Nell'ottobre 1917 fu assegnato alla brigata, quale terzo reggimento, il 165°, che il 17 febbraio 1918 andò a far parte della brigata Taro. Durante la guerra fu dapprima schierata sul M. Korada; operò poi contro le munite posizioni avversarie di S. Lucia e S. Maria di Tolmino. Nel 1916 combatté prima sulla Mrzli e sul Vodil e poi sull'altopiano di Asiago ove, durante l'offensiva austriaca del giugno, esplicò una mirabile resistenza sul M. Zovetto che valse ad arrestare ed a respingere l'invasore; nel luglio e nel novembre confermò il suo valore nella difesa del Coston di Lora e nella conquista di linee importanti sul Pasubio. Per tali azioni le sue bandiere ottennero la Medaglia d'Oro. Nel 1917 fu a lungo sul M. Pasubio e svolse brillanti attacchi sulle posizioni di M. Zomo-Campanella-Miletta, che le fruttarono la concessione della Medaglia d'Argento. Operò nel 1918 prima a M. Valbella, Col del Rosso, Col d’Echele, poi sulle aspre posizioni del M. Corno. Sferrata la nostra offensiva finale, la brigata avanzò lungo il torrente Leno, superò il Pozzacchio raggiunse Foppiano e Albaredo, M. Spil e la Val Terragnolo. Il contegno della brigata fu anche citato sul bollettino di guerra del Comando Supremo n. 908 del 18 novembre 1917. La motivazione della Medaglia d'Oro è la seguente: “Rafforzatesi sulla fronte Vallastaro-Zovetto, con invitta costanza ed indomita energia le truppe della brigata resistettero tre giorni ad un furioso bombardamento ed ai reiterati e poderosi attacchi del nemico, intrepide, salde nel proposito incrollabile di vincere o di morire (M. Zovetto, giugno 1916). Con valore di audacia parteciparono poi alla difesa del Coston di Lora ed alla conquista di forti linee nemiche sul M. Pasubio (luglio-novembre 1916)”. La motivazione della Medaglia d'Argento concessa ai due reggimenti dice: “Contenevano lo sforzo nemico sulle posizioni affidate a loro valore; contrattaccando risolutamente l'avversario con slancio intrepido e con eroici sacrifici. Minacciati sul fianco e dalle spalle continuavano tenacemente nella difesa, e, nel ripiegamento ad essi ordinato, mostrarono incrollabile fermezza” (M. Zomo; Melette, Campanelle; 13 novembre-5 dicembre 1917). Terminata la guerra la Liguria fu mantenuta tra Le brigate permanenti, per avere avuto entrambi i reggimenti decorati di Medaglia d'Oro; ma, in virtù della legge del 1926, il 30 settembre di detto anno il comando della brigata fu disciolto; pari sorte toccò al reggimento 158°, che cedette un battaglione all'89° e l'altro al 157° fanteria; quest'ultimo fuse in uno solo i suoi due battaglioni e fu assegnato al 18a brigata di fanteria.

Le mostrine: arancione nella parte superiore e di colore cobalto in quella inferiore.

 

giovedì 20 aprile 2023

Brigata Lecce

 


Lecce, Brigata, brigata di fanteria di linea costituita nell’aprile 1917 per la durata della guerra italo-austriaca 1915-1918 dai depositi del 9° e del 10° fanteria, coi reggimenti 265° e 266°. Schierata il 20 maggio 1917 nelle posizioni del Dente del Dosso Fajti e del Volkovnjak, dal 22 al 26 operò per la conquista delle alture da q. 126 a q. 236 (il Tamburo) ove i suoi reparti perdettero 46 ufficiali e 1760 gregari. Durante l'offensiva austro-tedesca dell'ottobre la brigata, schierata parte sulla fronte Veliki Kribak- Nad Logem e parte sul M. S. Michele, coprì la ritirata della 31a divisione e, dopo successive resistenze, raggiunse il Piave. Inviata, nei primi giorni di aprile 1918, sull'altopiano d'Asiago, la brigata fu schierata sulla linea di M. Val Bella-Col del Rosso di cui assunse la difesa ad oltranza durante l'offensiva austriaca del giugno, resistendo alle ondate avversarie che, dopo alcuni temporanei successi, vennero poi definitivamente respinte. Per la nostra offensiva finale la brigata puntò contro il costone dello Stenfle per poi dirigersi contro la linea Echar-Covola-Valle dei Ronchi. Raggiunti e superati gli obiettivi fu lanciata all'inseguimento del nemico verso Osteria Sertile e Caldonazzo. Il suo contegno in guerra merito la Medaglia di Bronzo al Valore con la seguente motivazione: “Per le prove di valore date sul Carso e durante il ripiegamento: per lo slancio dimostrato a Cà Folina (16 novembre 1917) contrastando vigorosamente il passo all'invasore; per le virtù militari dimostrate in otto mesi di aspre azioni sugli altipiani”. (Carso-Piave-Altipiani, maggio 1917-novembre 1918). Dopo la guerra venne disciolta.

Le mostrine: colore verde con una striscia grigia centrale nel senso verticale.

giovedì 30 marzo 2023

Brigata Lambro

 




Lambro, Brigata, brigata di fanteria di linea costituita nell’aprile 1916 per la durata della guerra italo-austriaca dai depositi del 7° e 67° fanteria coi reggimenti 205° e 206°. Inizialmente, durante l'offensiva austriaca del giugno 1916, nel Trentino, allorchè i suoi battaglioni operarono isolatamente in vari settori dell'altipiano di Asiago, perdendo complessivamente 86 ufficiali e 3421 militari di truppa. Trasferita nel luglio ad Oslavia concorse, nella prima decade di agosto, alla battaglia di Gorizia, conquistando la q. 188 e la munita posizione detta Dosso del Bosniaco, con la cattura di un migliaio di prigionieri e di ricco bottino di guerra. Spintasi poi verso Aisovizza, si impegnò col nemico, all'altezza del Cimitero di Gorizia, in una lotta durata tre giorni che le fruttò la concessione della Medaglia d'Argento al Valore. Poi sul M. S. Marco ove nel maggio 1917 conquistò Casa Due Piani, Dosso del Palo, q. 171 e q. 100 perdendo 18 ufficiali e 1618 gregari. Durante la battaglia della Bainsizza (17 agosto- 12 settembre 1917) partecipò agli attacchi per la conquista del M. S. Marco nel tratto compreso tra le quote 200 e 227. Nel settembre fu inviata sulla fronte Koprivsce-Okroglo si accanì per il possesso della quota 814 che il nemico difendeva strenuamente. Sferratasi l'offensiva austro-tedesca dell'ottobre, la Lambro, dopo aver sostenuto un accanito combattimento ai Molini di Avscek, ripiego dietro lo Jelenik e dopo successive resistance sul Tagliamento, sulla Livenza e sul Monticano, passò il Piave e giunse a Volpago, ma il 21 novembre essa fu sciolta a Badia Polesine.

Le mostrine: metà di colore cobalto e metà arancione nel senso verticale.

 

domenica 19 marzo 2023

Escursione sul Monte Madlessena

 


Con la presente si ha il piacere di invitare la S.V. alla conferenza "Il Deutsche Alpenkorps sul Monte Madlessena - ottobre 1917" che terrò a Torreano (Ud)  venerdì 31 marzo e all'escursione storica, sui medesimi luoghi descritti, che avrà luogo sabato 1° aprile.


Per orari e dettagli della conferenza vedasi locandina allegata, per l'escursione il link sottostante:


Cordialmente

Andrea Vazzaz

martedì 28 febbraio 2023

Brigata Lario

 


 Lario, Brigata, brigata di fanteria di linea costituita nel gennaio 1917 per la guerra italo-austriaca 1915-1918, dai depositi della 41° e del 21°, coi reggimenti 233° e 234°. Schierata inizialmente nel settore Lukatic-Veliki partecipò, nei giorni dal 25 al 27 maggio 1917, alla 10a battaglia dell'Isonzo. Perdette in quell'azione 35 ufficiali e 1806 gregari. Nel luglio e nell'agosto suoi reparti ottenero importanti successi locali, con una lotta aspra che è indicata dalle perdite subite: 67 ufficiali e 1594 militari di truppa; contemporaneamente catturò quasi 2000 prigionieri. Durante l'offensiva austro-tedesca dell'ottobre, con successivi ordinati ripiegamenti e con combattimenti di retroguardia sostenuti dal 233°, si portò sul Piave, mentre il 234°, rimasto a difesa dei ponti di Cormino e di Pinzano sul Tagliamento, sostenne cruente azioni che gli cagionarono perdite molto rilevanti. Nel 1918 fu schierata prima nel settore di Condino e poi dislocata nella zona fra i laghi di Garda e di Idro. Nell'ottobre fu inviata sull'altopiano dei Sette Comuni nelle trincee del M. Lemerle, ed infine, sferrata la nostra offensiva finale, passò l’Assa e puntò su Roana, Mezzaselva ed Albaredo e per la data dell'armistizio raggiunse Pergine e Viarago. Dopo la guerra venne sciolta.
Le mostrine: rosso carminio con una striscia nera centrale nel senso verticale.

(massimo coltrinari)

lunedì 20 febbraio 2023

Brigata Lazio




Lazio, Brigata, brigata di fanteria di linea, costituita il 1° marzo 1915 per la guerra italo-austriaca 1915-1918, dai depositi del 59° e del 16° fanteria, coi reggimenti 131° e 132°. Combatté inizialmente nel settore del M. Podgora e nell'ottobre 1915 operò contro Boschini Superiore e contro il M. S. Michele occupando le “rocce rosse” e la q. 124. Nel giugno 1916 fu schierata nel settore Ronchi- Monfalcone- Cave di Selz, ove occupò la q. 70 e la quota Pelata; nell'agosto raggiunse la fronte Monte Cosich- q. 74- Doberdò e nel settembre occupò la q. 144. Nel novembre i suoi reparti si spinsero fino alla strada Oppacchiasella-Castagnevizza ed alla dolina a sud di q. 202, perdendo 21 ufficiali e 1395 militari di truppa. Al principio del 1917 fu ancora nel consueto settore carsico, ma il 15 febbraio fu inviata a Tolmezzo per assumere la difesa del settore Alto But- M. Cimone ove permase fino all'ottobre, allorché, in seguito all'offensiva austro-tedesca, ripiegò combattendo al passo della Mauria, fino oltre il Piave. Fu sciolta il 21 novembre 1917. I suoi reggimenti furono decorati con la Medaglia d'Argento al Valore con le seguenti motivazioni: Al 131°: “Con impeto veemente sanguinoso conquistò formidabili posizioni sulle pendici del San Michele è nel settore di Monfalcone; con incrollabile tenacia resistente agli accaniti e ritorni offensivi dell'avversario”. (Basso Isonzo, 1915-1916). Al 132°: “Sì affermò superbamente a Rocce Rosse, a Costone Viola del S. Michele, sul Debeli ed a q. 144 di Monfalcone, dando costantemente fulgide prove di valore e generoso tributo di sangue”.  (Basso Isonzo, 1915-1916).
Le mostrine: viola nella parte superiore ed in quella inferiore giallo.

venerdì 10 febbraio 2023

La Grande Guerra e l’attività diplomatica dell’Italia Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

 


 

 

                La verità è che l’Italia esibiva al massimo grado la fragilità del liberalismo”(255, Stone N., La grande Europa 1878-1919, Laterza 1986).

                Nel ripetersi all’inizio del secolo di una serie di crisi che sembrarono portare nel 1911 e nel 1913 al pericolo di una deflagrazione europea, Giolitti e San Giuliano strinsero ulteriormente i rapporti con le potenze della Triplice Alleanza, in reazione al persistente contrasto nell’area del Mediterraneo con la Francia, si otteneva inoltre il vantaggio di controllare le mosse dell’Impero Austro-Ungarico nell’area balcanica al fine di impedire il ripetersi dello scacco subito nella crisi bosniaca del 1908.

                Il rapporto di alleanza con l’Austria e la Germania era funzionale sul piano internazionale al contenimento nel Mediterraneo all’espansione coloniale della Francia (Tunisia) e nei Balcani, conseguentemente nell’Adriatico, il contenimento del nazionalismo slavo (Serbia) appoggiato dalla Russia, sul piano interno, dopo Porta Pia e la caduta del II Impero in Francia a seguito della sconfitta di Sedan, con la conseguente nascita di una repubblica fortemente anticlericale, della soluzione della “questione romana” con il contenimento delle forze clericali e il loro isolamento in Austria, come acutamente osservato da Andràssy.

                L’alleanza con Vienna si fondava su interessi più stretti rispetto ai legami con Berlino, in cui tra l’altro il kulturkampf poneva un ulteriore problema nei rapporti in Italia tra Chiesa e Stato, così mentre l’Italia frenava l’irredentismo che avrebbe potuto condurre nei Balcani alla dissoluzione dell’Impero e alla nascita di un forte stato slavo ai confini oltre l’Adriatico, l’Austria-Ungheria non dava spazio alle forze clericali sfruttando la questione romana che rimaneva un fatto puramente interno al nuovo Stato italiano, entrambi poi pur mantenendo buoni rapporti con la Germania non si compromettevano in una lotta contro la Francia o il Vaticano, così che se il Visconti Venosta aveva offerto dopo Porta Pia di portare la questione innanzi alle potenze in una conferenza internazionale, il conte Beust, ministro degli afferi esteri austro-ungarico, aveva fatto cadere la questione.

                Dopo il 1870 i legami con l’Austria furono particolarmente cordiali e più intensi che con Berlino, anche se nel 1872 il Principe ereditario italiano aveva partecipato alla cerimonia del Battesimo della figlia dei Principi reali tedeschi, questo sebbene vi fossero state delle tensioni a seguito delle pressioni interne degli elementi cattolici sulla Corona imperiale per la questione romana e per l’azione in Francia di Garibaldi nella recente guerra franco-prussiana, tuttavia a seguito delle possibili ripercussioni politiche derivanti dal dogma dell’infallibilità e dalla necessità di evitare ulteriori tensioni internazionali, si decise per il non intervento  (Discorso della Corona al Reichstag del 21 marzo 1871).

                La Triplice Alleanza si fondava sul reciproco impegno implicito di Vienna e di Roma di non sollevare la questione romana in cambio della rinuncia all’irredentismo, nessuna dichiarazione esplicita al fine di evitare tensioni interne, il desiderio iniziale del Bismark, di mediare tra il Vaticano e il governo italiano, per non fare apparire ai cattolici tedeschi la futura alleanza con Roma un riconoscimento della situazione di fatto, fu bloccato da Vienna che manifestò a Berlino la volontà dell’Impero di non essere coinvolto nella questione romana, essendovi il rischio di creare solo un vespaio senza che l’Italia potesse offrire qualcosa di valido al Vaticano, favorendo al contempo nell’Impero le forze centrifughe sempre presenti come ebbe a notare il Kàlnoky.

                Il problema dell’accordo con la Russia fu fatto cadere da Bismark a seguito delle posizioni sempre più panslaviste di Pietroburgo, fu così sanzionato nel Trattato il precedente accordo già implicitamente in atto del periodo Andràssy, l’accordo fu sanzionato con la visita a Roma del Principe ereditario tedesco nel 1883, d’altronde la pura neutralità proposta dal Bismark non era funzionale secondo il Mancini ad un paese privo ancora del rispetto derivante dalla gloria militare.

                La progressiva democratizzazione della politica operata dal Giolitti, che si appoggiava ai voti cattolici, fece temere la fine dello Stato liberale come acutamente osservato dal Missiroli, d’altronde il clericalismo in Francia al volgere del secolo non sembrava costituire più un problema, vi erano inoltre le pressioni dei socialisti che sembravano mettere ulteriormente in discussione il vecchio Stato uscito dal Risorgimento, sembrò alle forze moderate eredi della <Destra storica guidate da Salandra e Albertini quale unica via di uscita la partecipazione alla guerra, al fine di creare al contempo patriottismo e ordine, non restava che decidere a fianco di chi scendere in campo.

                Se nell’autunno 1914 si vennero costituire molti gruppi interventisti fu “un’associazione quanto mai riservata e segreta, comprendente Salandra, Sonnino, il re e uno o due fidati colleghi” la più efficiente (Whittam, Storia dell’esercito italiano, 284, Rizzoli 1979), la loro segretezza risiedeva non solo nel timore di rappresaglie tedesche ed austriache, ma anche dalla certezza della contrarietà degli italiani tanto cattolici, che socialisti e giolittiani all’entrata in guerra, la segretezza e l’incomprensione anche con l’esercito era tale che neanche Cadorna e lo Stato Maggiore erano al corrente degli sviluppi nell’autunno 1914, tanto che si parlava di una guerra limitata (piccola guerra) che non esaurissero le risorse del Paese già compromesse dall’impresa di Libia e non disarticolassero gli equilibri sociali (Salandra).

                Vi fu a partire dalla fine del 1914 e i primi mesi del 1915 una doppia trattativa con Vienna e con l’Intesa, la classe dirigente  italiana fu travolta da una ubriacatura retorica per gli interventisti ed una contrapposta pavidità dei neutralisti conservatori, nel silenzio del Salandra e del Giolitti, si giunse al Patto di Londra firmato il 26 marzo del 1915, esso era incentrato principalmente sulla questione adriatica con l’attribuzione all’Italia della provincia dalmata con le sue isole  (art.5), della città di Valona con l’isola Saseno (art. 6), il confine con l’Austria stabilito al Brennero e nell’oriente fino al Golfo di Fiume escluso (art. 4), il raggiungimento dei confini previsti agli artt. 4-5 e 6 conduceva automaticamente allo smembramento del residuo stato albanese a favore della Grecia, della Serbia e del Montenegro, salvo uno Stato simbolico neutralizzato con protettorato italiano, nell’assicurare ipotetici guadagni in Asia minore a spese dell’Impero ottomano (art. 9) impegnava le parti a non considerare la Santa Sede parte della futura conferenza della pace (art.15).

                Uno dei primi problemi che si sarebbero presentati era il mancato accordo con la Serbia che vedeva con sospetto la spinta verso la Dalmazia e le sue isole dell’Italia, circostanza che sembrava ridurle le prospettive sull’Adriatico, tutto il patto si fonda sulle rivendicazioni nazionali ma queste, se appaiono accettabili riguardo all’impostazione per Parigi e Londra, non lo sono altrettanto per la Russia che appoggia la Serbia quale punta avanzata del panslovismo, inoltre si dà per scontato che non vi saranno mutamenti strategici e politici durante la guerra, la diplomazia italiana resta attaccata all’impianto originario del Patto di Londra e pertanto risulta impreparata per le modifiche che le dinamiche della guerra imporranno.

                La politica adriatica che Sonnino intendeva era di sostituirne nel predominio dell’area dell’Austria, senza tuttavia integrarla con una adeguata politica danubiano-balcanica, l’effetto immediato della differenza di Belgrado fu il mancato coordinamento sul piano militare con la conseguente perdita di efficacia dell’azione militare italiana, né la diplomazia italiana si impegnò verso la Romania e la Bulgaria, inoltre vi fu una ambiguità nel dare attuazione all’art. 2 del Trattato che imponeva di perseguire la guerra in comune con la Francia, Gran Bretagna e Russia contro tutti i loro nemici, infatti venne conclusa il 21/5/1915 con la Germania una convenzione per la tutela dei reciproci interessi in questo periodo di  emergenza  e la dichiarazione di guerra dell’Impero ottomano avvenne solo il 21/8/1915, mentre la dichiarazione del 5/9/1914 con cui gli alleati anglo-franco-russi si impegnavano a non accedere a paci o armistizi separati, fu data dal governo italiano solo nel dicembre 1915 dopo laboriosi e riottosi negoziati.

                Solo dopo una serie di amari e sospettosi scambi diplomatici Salandra si rese conto della necessità di dichiarare guerra alla Germania (25/8(1916), al fine di partecipare alla sistemazione post-bellica dell’oriente ottomano, ma in realtà si viene a temere più il futuro accrescersi del potere della Francia che della Germania (San Giuliano), vi era tra gli alleati e l’Italia una differenza reciproca che si manifestava nel ritardo informativo sulle decisioni relative al Mediterraneo orientale da parte degli alleati, la diplomazia italiana si arroccava sulle clausole del Patto di Londra che prevedeva la sopravvivenza dell’Impero ottomano, nonostante che Sonnino già dall’ottobre 1916 si rendesse conto della volontà anglo-franco-russa di smembrare i territori dell’impero, il tentativo di inserirsi nei giochi attraverso un accordo diretto con la Russia ebbe un breve successo, in quanto l’accordo del dicembre 1916 fu travolto con la rivoluzione del marzo 1917 che fece cessare la Russia zarista.

                L’accordo di Saint Jean de Maurienne  del 19/4/1917 tra Italia, Inghilterra e Francia sul Mediterraneo orientale per cui l’Italia otteneva Smirne e una sfera di influenza nel suo retroterra, risultarono precari sia per la stessa ritrosia anglo-francese che per il precipitare degli eventi in Russia essendo collegati ad un futuro placet di Pietroburgo, la disfatta di Caporetto, l’uscita della Russia dalla guerra e il crescente peso dell’intervento americano lo resero del tutto superato, la necessità di un supporto alleato al fronte e di un coordinamento con gli altri fronti, l’influenza americana attraverso la sua produzione bellica ed il massiccio arrivo di uomini e mezzi, modificò le direttive politico-militari del conflitto .

                Analogo scacco la diplomazia italiana lo aveva subito in estremo oriente nel 1899, quando il governo Pelloux  aveva reclamato la base navale di San Mun a seguito della spartizione in atto tra russi, inglesi e tedeschi della Cina, i cinesi nonostante l’arrivo di tre navi da guerra italiane al largo della costa si rifiutarono di fare concessioni e gli inglesi a loro volta rifiutarono l’autorizzazione all’uso della forza, il risultato fu “un imbarazzante fisco diplomatico” (212, J. Whittam, Storia dell’esercito italiano, Rizzoli 1979).

                La vittoria sembrò aprire notevoli prospettive all’Italia e permetterle di ottenere quanto richiesto, tuttavia l’eliminazione dalla scena mondiale delle potenze centrali, con la disgregazione degli imperi austroungarico e ottomano, gli sconvolgimenti della Russia e il potere crescente americano, aveva spostato l’asse diplomatico sull’Atlantico con un rapporto Inghilterra, Francia U.S.A. riducendo le possibilità di manovra per la nostra diplomazia, d’altronde i 14 punti di Wilson fanno sì che siano superati i presupposti del Patto di Londra, riducendo ad una marginalità progressiva l’Italia, come ben si evidenzia con la II Guerra Mondiale, gli stretti rapporti tra U.S.A. e fronte francese rende evidente la nostra marginalità e la dissoluzione dell’Impero asburgico coglie la nostra diplomazia del tutto impreparata, con evidenti somiglianze circa l’attuale situazione tanto verso l’U.E. che verso il fronte sud del Mediterraneo, dove appare evidente tanto l’insufficienza dell’Italia nell’essere leader dell’area Mediterranea quanto l’attivismo francese nel volere modificare e presiedere le dinamiche nella sponda africana del bacino mediterraneo, un ulteriore elemento ben evidente è l’opportunità se non la necessità di un contrappeso all’Europa renana che non potendo risiedere, come più volte dimostrato dai recenti fatti politici e finanziari, nell’area mediterranea non resta che riproporla nell’area storica danubiana quale erede dell’Impero asburgico e cerniera tra Est ed Ovest, Nord e Sud, in cui Vienna riacquista una funzione diplomatica di coordinamento.

                Si può pertanto concludere con le parole di Melograni: “Nazionalisti, cattolici, socialisti, malandrini, giolittiani scelsero le loro linee di condotta in base alla logica della società politica.

                Ma nelle città come nelle campagne larghe masse scarsamente politicizzate rimasero sostanzialmente estranee al dibattito sull’intervento e mantennero un atteggiamento indifferente – talvolta intimamente ostile – verso la guerra ormai in atto. […]

                Si potè inoltre constatare che in molte località, soprattutto del Mezzogiorno, le agitazioni in favore dell’intervento, più che esprimere una consapevole e ben determinata volontà di prendere parte al conflitto europeo, aveva voluto rappresentare l’affermazione di una tendenza di politica interna contro un’altra tendenza di politica interna: avevano avuto il preminente scopo di impedire la caduta del governo Salandra non perché esso fosse il governo della guerra, ma perché esso si opponeva al sistema giolittiano ed era guidato da un uomo politico meridionale” (3-5, P. Me3lograno, Storia Politica della Grande Guerra 1915/1918 – Ed- Laterza, 1972).

                Le conseguenze più dirette della guerra si abbatterono sulla piccola e media borghesia, che aveva visto assottigliarsi molte sue fonti di reddito in seguito all’inflazione monetaria.

                I grandi industriali, i grandi commercianti e finanzieri si erano arricchiti con la guerra; il proletariato era riuscito a strappare salari più alti ed a tutelare i suoi interessi attraverso l’organizzazione sindacale. Viceversa, “una feroce ironia della storia” aveva fatto sì che proprio le classi medie fossero rovinate da quella guerra che in esse aveva trovato i più entusiastici sostenitori” (557, P. Melograni, Storia politica della Grande Guerra 1915/1918, Ed. Laterza, 1972).

 

( A ricordo della disfatta di Caporetto, delle centinaia di migliaia di profughi e di mia madre Rita Clementina Mattiuzzo che tra essi nacque a Paese, vicino al Piave,  il 21/3/1918).

             

              

           

domenica 29 gennaio 2023

Albo d'Oro Nazionale dei Decorati Italiani e Stranieri dal 1792 ad oggi. Prima guerra Mondiale

 

 

DOCUMENTO DI INPIANTO

 

Si indicano i campi che saranno esplicati nella GUIDA PER LA ALIMETAZIONE, LA IMPLEMENTAZIONE, LA CORREZIONE, E LA VERIFICA dell’ALBO D’ORO NAZIONALE  DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1792 AD OGGI.

 

La Maschera di inserimento che si può anche definire “Cruscotto” riporta le seguenti indicazioni:

 

Home Page: Decorazioni Individuali e Decorazioni Collettive:

 

Decorato singolo:

- I Passo Inserimento: ANAGRAFICA DEL DECORATO SINGOLO

                                       Tabella Anagrafica – Anagrafica Decorato

- II  Passo Inserimento:  ASSEGNAZIONE DATI REFERENTI AL DECORATO

                                       Tabella Anagrafica  - Assegnazione Decorazione

 

Decorato Collettivo:

- I Passo Inserimento: ANAGRAFICA DEL DECORATO COLLETTIVO

                                      Tabella Anagrafica -  Anagrafica Decorato Collettivo                                 

-II Passo Inserimento: ASSEGNAZIONE DATI REFERENTE   AL DECORATO 

                                      Tabella Anagrafica Assegnazione Decorazione

 

 

Decorato Singolo;

ANAGRAFICA DEL DECORATO SINGOLO

I Campi sono 10:

Nome, Cognome, Genere (M)(F) , Militare o Civile, Nazionalità , Classe di Leva, Data di Nascita, Luogo di Nascita, Provincia di Nascita, (Regione di Nascita), Utente/Operatore.

 

ASSEGNAZIONE DATI AFFERENTI AL DECORATO

I Campi sono 10 :

Cognome e Nome, Grado Militare (o qualifica Civile), Forza Armata, (Arma/ Corpo), Specialità, Decorazione, Modalità di assegnazione Data (Ciclo di operazioni) dell’evento, Periodo storico (luogo e data di assegnazione), Motivazione, Luogo (Regione Stato) ove si è svolto il fatto , Riferimenti di legge , Fonti, Utente/Operatore

 

 L’Albo d’Oro Nazionale non riporta le Medaglie “Al Merito di Guerra”, al “Merito di Servizio”, Le Medaglie Commemorative,

Ogni altri tipo di Decorazione e di Onorificenza, sia Italiane che Straniere Uno studio particolare sarà fatto per indicare quale tipo

IL Data Base è predisposto per inserire le Medaglie al Merito dell’Esercito, Aeronautica, Marina, Carabinieri, Guardia di Finanza nelle loro varie classi, al momento escluse,

 

Decorato Collettivo

ANAGRAFICA DEL DECORATO COLLETTIVO

I Campi sono 8  :

Denominazione Decorato Collettivo, Soggetto Militare/Civile, Tipologia (Bandiera, Labaro, Stendardo, Gonfalone), Forza Armata, Arma/Corpo, Servizio/Specialità, Periodo storico (luogo e data di assegnazione della decorazione), Comune/Città,          (Submit)

 

ASSEGNAZIONE DATI AFFERENTI AL DECORATO

I Campi sono 11

Denominazione Decorato Collettivo, Decorazione, Data/Ciclo Operativo (da…a) Periodo Storico, Motivazione, Luogo ove fu svolto il fatto di valore, Riferimento di legge, Fonte, Note, Utente/operatore

 

 

I Campi sopra indicati, combinati fra loro, permetteranno di avere risposte a domande di ricerca, tutte incentrate sul Valore Militare.

 

LINK DI RIFERIMENTO E CONSULTAZIONE

 

La maschera di inserimento, detta anche “Cruscotto” riporta alcuni Link di rinvio che sono stati messi per completare il quadro di ricerca. Essi sono:

 

ARCHIVIO DIGITALE

L’Albo d’Oro Nazionale è la diretta estensione dell’ARCHIVIO DIGITALE DEI DECORATI AL VALOR MILITARE, voluto dal Presidente Zanardi (2012) e ne rappresenta la naturale evoluzione ed implementazione. L’ARCHIVIO DIVITALE per prassi deve essere sempre consultato prioritariamente quanto vi sono elementi ulteriori da ricercare.

 

CESVAM – PIATTAFORMA del Centro Studi sul Valore Militare

 

Sito ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO

 

Inoltre vi è una particolare voce definita che allarga la base delle indicazioni definita

 

INFORMAZIONI.

 

GUIDA ALL’INSERIMENTO. E’ stato utilizzato il blog  www.associazionismomilitare.blogspot.com, già attivo dal 2008, in cui sono state riportate le schede di tutte le provincie italiane in cui sono inseriti, a cadenza trimestrale, lo stato di avanzamento dell’inserimento dedicato alla predetta provincia. Inoltre riporta l’ANNESSO al INFOCESVAM, bollettino di informazioni del centro studi sul valore militare, bimestrale, che con il sistema twitter aggiorna lo stato avanzamento lavori nella costruzione dell’Albo d’Oro

 

QUADERNI ON LINE, espressione on line della rivista QUADERNI del Nastro Azzurro, trimestrale, che in una sua rubrica dal n. 1 del 2023, (Notizie CESVAM) riporta indicazioni e notizie sulla costruzione ed implementazione dell’Albo d’Oro. Via via QUADERNI ON LINE  ospiterà indicazioni

 

PUBBLICAZIONI è stato utilizzato il preesistente blog www.storiainlaboratorio.blogspot.com in cui saranno indicate anche tutte le fonti edite dall’Istituto del Nastro Azzurro (dal 1923 al 2023 e anni seguenti) che potrebbero essere utili per la costruzione e la implementazione dell’Albo d’Oro Nazionale e i luoghi ove tali fonti possono essere reperiti, oltre alla Emeroteca/Biblioteca dell’Istituto del Nastro Azzurro. Allo stato attuale detto blog deve essere implementato

 

Inoltre è allo studio l’ipotesi di utilizzare il blog www. Biblioteche.FondoColtrinari.blogspot.com al fine di inserire in un circuito bibliotecario già esistenze tutte le eventuali pubblicazioni reperite o da reperire che potrebbero essere utili come fonti per la creazione ed implementazione dell’albo doro nazionale in relazione alla esplicazione informatica di quello che si intende al momento come ALBO  D’ORO NAZIONALE DECORATI ITALIANI E ESTERI DAL 1792 AD OGGI – RACCOLTA DI TUTTE LE PUBBLICAZIONI CONCERNENTI I DECORATI AL VALORE MILITARE che nel linguaggio di lavro ha assunto al denominazione di ALBO D’ORO SU CARTA

 

Il progetto è incentrato sulla Decorazione (OMS/OMI – Ordine Militare di Savora/Ordine Militare d’Italia. Medaglie al Valore Militare) e sulla relativa Motivazione, con sullo sfondo il Decorato sia individuale che collettivo.

 

 Da qui discendono campi che dovranno permettere di svolgere ricerche a tutto tondo. Ovvero una Data Base a sostegno di tesi di laurea, ricerche avanzate e campagne di studio per archivi/documentazione, superando l’aspetto geografico (provincie ed aree) a sostegno dell’approccio del Valore Militare come fattore immateriale di ogni strategia.

 

Versione 30 settembre 2022 Pen Drive Orioli

giovedì 19 gennaio 2023

INFOCESVAM - BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

 

INFOCESVAM

BOLLETINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO IX, 35/36, N. 6, Novembre – Dicembre 2022, 1 gennaio 2023

IX/6/626 La decodificazione di questi numeri è la seguente: IX anno di edizione, il mese di edizione di INFOCESVAM, 626 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento. Questo numero è principalmente  dedicato alla indicazione dei blog attivati come complemento della piattaforma www.cesvam.org

IX/6/627 – Il volume “Il Quadro di Battaglia del Regio Esercito Italiano – 10 giugno 1940 a cura di Massimo Coltrinari e Luigi Marsibilio è stato pubblicato. Progetto “Ordinamenti”. Il volume è disponibile presso la segreteria dell’Istituto.                                                                                                            

IX/6/628 Il Volume dedicato alla storia delle compagnie telegrafiste nella Prima Guerra Mondiale di Monica Apostoli è giunto alla fase del manoscritto 4. Avuto il visto del Collegio dei redattori è stato proposto alla Presidenza della Associazione Nazionale Trasmettitori per una pubblicazione congiunta. A metà gennaio 2023 riunione per le decisioni operative.

IX/6/629 Il blog www.atlantestrategico.blogspot.com riporta il quadro di insieme dei maggiori fatti geopolitici del momento attraverso carte esplicative. Utile per l’aggiornamento dei dati di situazione riguardante i maggiori problemi. Attivi i limk di riferimento per l’approfondimento dei temi proposti.

IX/6/630. Dal 15 gennaio 2023 l’Università “N Cusano” riprende appieno in presenza le sue attività sospese per via della esigenza sanitaria. Il ricevimento studenti sarà quindi anche in presenza per coloro che gravitano su Roma, fermo restanti le modalità seguite fino ad ora. Info  www.unicusano.it/master

IX/6/631 Albo d’Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare. Il Dott. Roberto Orioli ha predisposto il programma base per la alimetazione con l’iscrizione dei decorati; attivato il collegamento con l’Archivio Digitale in essere.

IX/6/632 Il blog www.guerradiliberazionelastoria.blogspot.com riporta dati ed indicazioni riguardante elementi di aggiornamento del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943-1945. Indicazioni in merito sono riportati in merito al Volume dedicato agli Indici ed ai Percorsi di Ricerca

IX/6/633 Il volume dedicato alla Prigionia in Africa Orientale nel secondo conflitto mondiale  a raggiunto la realizzazione del manoscritto n. 2 Una sessione di ricerca è stata svolta il 13 e il 14 dicembre sia presso l’Archivio di Stato di Roma sia presso l’Ufficio Storico dell’Esercito a Via Lepanto dal Direttore, e dal  Dott. Giovanni Riccardo Baldelli.

IX/6/634. Albo d’Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare. Indetta una riunione il 10 gennaio 2023 per l’attivazione delle modalità di alimetazione. Saranno Presenti il Direttore del CESVAM, il Dott. Orioli e la dott. Chiara Mastrantonio per la prima azione di tutoraggio.

IX/6/635 E’ uscito il n. 4 del 2022 Anno LXXXIII, Supplemento XXVII, Ottobre – Dicembre 2022, 27° della Rivista, di “QUADERNI” . Eventuali copie possono essere richieste alla segreteria (segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

IX/6/636 Il blog www.prigioniadiguerra.blogspot.com riporta gli aggiornamenti del Dizionario minimo della Grande Guerra. Inoltre indicazioni sui volumi dedicati alle “Riflessioni sulla Grande Guerra” N. 13, n.14, n.15 della Collana I Libri del Nastro Azzurro

IX/6/637 Il blog www.uniformologia.blogspot.com riporta indicazioni sul costume  militare recente; in particolare riporta le uniformi della ex URSS  e dei Paesi del Patti di Varsavia. Inoltre tavole sinottiche dei gradi e distintivi e decorazioni degli eserciti dei paesi citati. Base per eventuali tesi di laurea riguardanti la Unione Sovietica e  il suo potere militare.

IX/6/638 Glossario 1945 per il Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943 -1945. Alla data del 31 ha raggiunto e oltrepassato i 1000 previsti. Attualmente è alla revisione degli Autori. Contattata la Casa Editrice per la edizione a Stampa prevista per la metà del mese di Gennaio 2023.

IX/6/639 Il blog www.internamentoereticolati.blogspot.com riporta gli aggiornamenti sulla ricerca dedicata l’Internamento in Germania dal 1943 al 1945. Documenti per sostenere la tesi del III Fronte della Guerra di Liberazione. Sono state lette indicazioni che gli internati in Germania non fecero parte della Guerra di Liberazione. La prima domanda da porre a questa tesi è: alloca chi sono?.

IX/6/640 Target di Piattaforma Cesvam per Gennaio 2023. Aggiornamento Comparto “QUADERNI2 con l’inserimento di tutte le copertine della Rivista uscite fino al dicembre 2022

IX/6/641 La Rivista “QUADERNI ON LINE” ha avuto nel 2022 26036 lettori/accessi con una media di circa  2200 lettori/accessi con punto di oltre 3000 nei mesi più attivi.

IX/6/642  Il blog www.storiamilitare.blogspot.com riporta le tracce di tesi per il Master in Storia Militare Contemporanea  per la IV Edizione, Anno Accademico 2021

IX/6/643– Compendio 1945 del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione è arrivato al manoscritto n. 5 E’ predisposta la stampa presso la Casa editrice per la fine del gennaio 2023

IX/6/644. Nel n. 6 del 2022 del Periodo dell’Istituto nella IV di Copertina sono state pubblicate le Copertine dei Volumi 13, 14,15 su “Riflessioni sulla Grande Guerra” che completano il Dizionario Minimo della Grande Guerra

IX/6/645 -  Ricerca materiali ed iconografia del Nastro Azzurro. Approntato un piano di ricerca delle Medaglie e delle Produzioni dell’Istituto al fine di acquisire documentazione per i Libri del Centenario in fase di approntamento.

IX/6/646  Il blog www.studentiecultori.blogspot.com riporta indicazioni sulle modalità didattiche della frequenta dei master. In particolare indicazioni  sullo stato di apprendimento dei testi preposti tramite test facoltativi.

IX/6/647. Il blog “Atlanteitalia.blogspot.com raccoglie le note sulla situazione italiana attraverso le carte. Attualmente dei blog geografici è il meno frequentato, forse per via del mancato aggancio ai motori di ricerca.

IX/6/648 Target di Piattaforma Cesvam per Gennaio 2023. Aggiornamento Comparto “QUADERNI ON LINE con l’inserimento di tutti Indici fino al Dicembre 2022. Attualmente sono riportati gli indici fino al n. 55 riferito al Luglio 2020.

IX/6/649.  Il blog www.atlanteuropa.blogspot.com raccoglie le note di aggiornamento delle sinossi del Master di Politica Militare Comparata in relazione agli eventi sul confine orientale europeo e le sue conseguenze, soprattutto sul piano energetico e sull’equilibrio delle forze

IX/6/650 Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 marzo 2023. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.

lunedì 9 gennaio 2023

I LIbri del Nastro Azzurro. Riflessioni sulla Grande Guerra


 I Volumi  completano il Dizionario minimo della Grande Guerra. Informazioni su: www.storiainlaboratorio.blogspot.com

sabato 10 dicembre 2022

Riflessioni sulla Grande Guerra. Volume I - Presentazione


 

Presentazione

Riflettere e capire la Grande Guerra potrebbe sembrare un obiettivo troppo ambizioso, se non un pio desiderio, data la portata e la complessità di questo evento epocale che ha chiuso un’epoca, ha stabilito un nuovo ordine mondiale sostituendo un ordine che era stato deciso a Vienna un secolo prima ed ha aperto un’epoca che ancora oggi è in essere. Proprio per questa complessità, sottolineata dalla scomparsa di tre Imperi ultrasecolari, necessitano riflessioni sempre più approfondite e particolari proprio per questo collegamento alla attualità. Le generalizzazioni che sono spesso alla base delle nostre convinzioni, che si generalizzano sempre più con il passare dei decenni, sono utili per una visione di sintesi, ma non sono sufficienti per chi meglio vuole, in una contestualizzazione generazionale, comprendere le dinamiche che hanno inciso sulla realizzazione degli eventi. Oggi alcune componenti delle nuove generazioni esprimono dileggio per chi si è sacrificato, per chi ha dato la sua vita per il bene della Patria, per il superiore bene della comunità nazionale; non è che ci sia da meravigliarsi troppo per chi è stato educato all’egoismo, al “tutto mi è dovuto”, a godere dei frutti del sacrificio degli altri, a vivere con le risorse non proprie; il dato che emerge è che la schiera che chi si sacrifica per gli altri si assottiglia sempre di più. Questo è un bene; prima o poi queste nuove generazioni dovranno affrontare i reali problemi della vita, essendo soli, senza aiuto, forse, per una qualche non sperata riflessione, si accorgeranno di quanto sono stati miopi e pagheranno di persona, con una benedizione accorata nostra perché ognuno è fabbro del suo destino. L’Istituto del Nastro Azzurro non può accettare questa tendenza miope, ma che potrebbe a lungo andare essere anche salutare. Quando quell’appuntamento arriverà, allora questi nostri lavori potranno essere utili. In questa chiave presento questi tre volumi dedicati alla Grande Guerra ed ai suoi significati.

Gen. Carlo Maria Magnani,

Presidente Nazionale del Nastro Azzurro

fra Combattenti decorati al Valor Militare