martedì 5 aprile 2022

Dessi Riccardo. I Cadufi di Iglesias: MassimilianoCobru

                                      PROGETTO SCUOLA IN LABORATORIO ANNO 2021.

Istituto Tecnico Industriale Minerario Statale “Giorgio Asproni- Enrico Fermi” di Iglesias.

Referente: Prof.ssa Zurru Silvia – Partecipanti: Classi 5 Chimici e 5 Geotecnici.





Crobu Massimiliano Tenente di Complemento 271° Fanteria, Decorato con medaglia d'argento al Valor Militare, Matricola: 7006(96) Albo d’Oro Sardegna Pagina 101 volume XIX

Paternità: Crobu Antonio Maternità: Castangia Delfina Data Nascita: 06/01/1896, Data Morte: 26/08/1917, Età Morte: 21 anni Luogo Nascita: Iglesias, Luogo Morte: Altopiano di Bainsizza, Causa Morte: Ferite riportate in combattimento Statura: 165 cmNaso: lungoDentatura: SanaMento: lungoOcchi: castani scuriColorito: brunoCapelli: neri lisciTorace m. 0,83Stato Civile: Celibe Professione: studente.

Residente: IglesiasAlbo d’oro: Tenente di Complemento 271° reggimento Fanteria, Distretto Militare di Cagliari. Luogo di Iniziale Sepoltura: Altipiano di Doberdò. Luogo di Definitiva Sepoltura: Cimitero Iglesias, Registro Atto di Morte: Serie C parte II n.7 1922 Registro Atto di Morte Tempo di Guerra del Reggimento: Registro 271°pagina n.o. 33. Fu chiamato sotto le armi in anticipazione di leva. Frequentò il corso accelerato di allievo ufficiale a Modena, promosso sottotenente e fu inviato al fronte col 46° reggimento fanteria. Da questo fu trasferito al Battaglione Alpino Val Chisone nelle Tofane. Partecipò ai lavori della Grande Mina di Castelletto. Al brillamento di essa, fu promosso tenente per meriti distinti, con anzianità di 6 mesi, e destinato al 171° Fanteria. Cadde sulla Bainsizza il 26 agosto del 1917. Fu decorato con medaglia di bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: "Colpito mortalmente al petto seguitava ad incitare i suoi soldati additando loro la via del dovere: esempio di valore e di fermezza  Hum-Kal 26 agosto 1917". Il Consiglio di perfezionamento della Scuola Mineraria di Iglesias con deliberazione del 24 luglio 1920 gli concedette alla memoria il diploma ad honorem di Perito minerario.

Dessi Riccardo, Quinta Chimici

sabato 2 aprile 2022

Elvira Kobzar. I Caduti di Igliesias: Giuseppe Marcello

                                       PROGETTO SCUOLA IN LABORATORIO ANNO 2021.

Istituto Tecnico Industriale Minerario Statale “Giorgio Asproni- Enrico Fermi” di Iglesias.

Referente: Prof.ssa Zurru Silvia – Partecipanti: Classi 5 Chimici e 5 Geotecnici.



Giuseppe Marcello – Soldato 2° Reggimento artiglieria da fortezza,                              Albo d'oro Sardegna, pagina 212 Volume XIX.

Paternità: Antonio – Maternità: Pomata Giorgina – Data di nascita: 21/09/1885 – Luogo di nascita: Carloforte – Statura: 1,64 m – Capelli castani ricciColorito pallidoOcchi grigiDentatura sana
Stato civile: Celibe Istruzione: Perito minerario - Istituto Minerario “Asproni” Diplomato nel 1904. Fu assunto dal Comune di Iglesias come aiuto ingegnere, nel 1916 vinse il concorso nel Real Corpo delle Miniere ma venne richiamato in guerra. Residente: Iglesias Iscritto alle liste di leva: Iglesias 201/85 Matricola: 11557(85)Data di morte: 8/10/1916 (età 31 anni), Luogo di morte: Sul Carso, ore 10:00, Causa: Ferite riportate in combattimento, Scheggia di granata alla testaAlbo d’oro: Soldato 2° reggimento artiglieria da fortezzaLuogo iniziale di sepoltura: Vizintini (Vallone) Comune di Doberdò del LagoLuogo definitivo di sepoltura: Cimitero di Iglesias  Arruolamento al distretto militare di Cagliari, Mandamento di Carloforte, Circondario di Iglesias. Il Carso, o meglio l'Altopiano del Carso, evoca alcune delle battaglie più dure e cruente della Grande Guerra. Lungo tutto l'altopiano l'esercito italiano con forte spirito offensivo uscì coraggiosamente dalle trincee con ogni tipo di arma allo scopo di fiaccare e quindi distruggere le posizioni avversarie; tuttavia, questa strategia comporterà notevoli perdite. Troppo forte e ben organizzata la trincea nemica, che con cannoni e mitragliatrici respinse agevolmente ogni tentativo di assalto. Sull'altopiano carsico italiani e austro-ungarici dettero vita a 12 battaglie, tra il 1915 e il 1917. Il soldato Marcello morì l’ 8 ottobre del 1916, nei giorni tra la settima e l’ottava battaglia. I caduti di vari reggimenti, etnie e nazionalità furono raccolti lungo tutta la zona, divenuta una vera e propria area cimiteriale rispondente al nome del Vallone. Riporto la descrizione degli avvenimenti di quei giorni: “...Cadorna ha compreso come attacchi di lunga durata siano inefficaci, per cui elabora quindi la strategia delle “tre spallate”, ovvero attacchi energici da sospendere nel momento in cui lo slancio dell’offensiva risulti terminato. Il nuovo attacco è previsto sul Carso. Il 14 settembre ha inizio la settima battaglia dell’Isonzo che viene sospesa dopo due giorni poiché l’artiglieria non è stato in grado di aprire la strada alla fanteria la quale, per l’ennesima volta, subisce gravi perdite. Il 10 ottobre ha inizio la seconda spallata, l’ottava battaglia dell’Isonzo, estesa anche alla Valle del Vipacco, a sud del Carso. La difesa austro-ungarica è ancora tenace e il 12 ottobre Cadorna ferma l’attacco.”

Elvira Kobzar, Quinta Chimici

Andrea Vazzaz Volume " La Caduta di Monte maggiore"


 Presentazione  Tarcento, 8 aprile 2022 ore 18

giovedì 31 marzo 2022

Nicolò Figus. I Caduti di Iglesias. Gaetano Poma

                                      PROGETTO SCUOLA IN LABORATORIO ANNO 2021.

Istituto Tecnico Industriale Minerario Statale “Giorgio Asproni- Enrico Fermi” di Iglesias.

Referente: Prof.ssa Zurru Silvia – Partecipanti: Classi 5 Chimici e 5 Geotecnici.



Poma Gaetano – Sottotenente di complemento della Brigata Sassari, Decorato con medaglia d'argento al Valor Militare, Matricola 33858b – Albo d'oro della Sardegna pag. volume XIX.


Poma Emanuele Gaetano nacque a Cagliari il 28 febbraio 1891 da Poma Efisio e Carta Efisia. Alto 1,56 mt – torace di 0,79 mt – capelli castani e lisci – naso greco – mento giusto – occhi castani – colorito bruno – denti sani – professione perito minerario – residente in via Sardegna n° 66, Cagliari. Dagli archivi dei diplomati della scuola Mineraria apprendiamo che Gaetano si è diplomato nel 1910 ed è stato assunto, dopo il diploma, come geometra prima nella miniera di Gennamari - Ingurtosu e infine nella miniera di Monteponi. Chiamato alle armi il 22 novembre 1915, ha studiato nella scuola di Modena come aspirante ufficiale di complemento dal 26 novembre 1915, nell’arma di fanteria. Diventa effettivo al deposito di fanteria ed entrato in servizio nel 151° reggimento (Brigata Sassari) il 7 giugno 1916, il 31 agosto 1916 diventa sottotenente di complemento, con anzianità 1° maggio 1916.  Gaetano Poma è morto in battaglia sul Monte Zebio il 7 luglio 1916, aveva 25 anni. Dal certificato di morte risulta che fu colpito da un proiettile esplosivo. Ricevette la medaglia d’argento al Valore Militare con la seguente motivazione: Ufficiale addetto agli zappatori, trovandosi per caso presente all'azione di un reparto scosso dal tiro preciso e micidiale nemico, pur non avendo nella circostanza comando di truppa, per incoraggiare i soldati presenti, si slanciava primo all'assalto e cadeva colpito a morte avanti alle trincee nemiche - Altipiano di Asiago, 7 luglio 1916 (medaglia concessa sul campo e successivamente sanzionata con Decreto Luogotenenziale). Ripercorrendo le vicende legate alla data della morte di Gaetano Poma, 7 luglio 1916, nelle pagine del diario della Brigata del libro Note di Guerra di Tommasi, troviamo la descrizione e la cronaca dei fatti che lo videro coinvolto: quel giorno si era diffusa la convinzione che, dopo le sanguinose perdite dei giorni precedenti, l’impresa di raggiungere e superare il reticolato austriaco sarebbe fallita. I bombardieri erano venuti in aiuto ai fanti, ma con risultati non incoraggianti, tanto che risultò impossibile penetrare nella trincea austriaca. Per via degli alberi alti, il tiro delle bombarde percorse una linea verticale, ricadendo in vicinanza del pezzo. L’assalto fu tentato ugualmente, i fanti uscirono al grido di “Avanti Savoia”. Tra i caduti dell’assalto citati nel libro, viene citato l'aspirante Poma Gaetano, definito “giovane e distinto ufficiale”. Sul Monte Zebio morirono 640 sardi, proprio il giorno prima di Gaetano Poma era morto il giovane Erminio Fadda, di 22 anni, anche lui diplomato al Minerario, decorato con medaglia d’argento al Valor Militare. L’ultima parte della ricerca è stata dedicata al luogo di sepoltura. Risulta una prima tumulazione al cimitero di Casale Zebio, successivamente la salma fu traslata e trasferita nel cimitero di Bonaria a Cagliari.

Nicolò Figus, Quinta Chimici

lunedì 28 marzo 2022

Alessio Fadda. I Caduti di Iglesias: Ermino Fadda

                                           PROGETTO SCUOLA IN LABORATORIO ANNO 2021.

Istituto Tecnico Industriale Minerario Statale “Giorgio Asproni- Enrico Fermi” di Iglesias.

Referente: Prof.ssa Zurru Silvia – Partecipanti: Classi 5 Chimici e 5 Geotecnici.



Fadda Erminio – Sottotenente di complemento del 151° reggimento fanteria Brigata Sassari, Albo d’oro dei caduti prima guerra mondiale: della Sardegna, pagina 134, Matricola 41865b (94)

Decorato con medaglia d'argento al Valor Militare. Nato a Cagliari il 19 Aprile 1894 residente a Iglesias in via Cagliari n°4. Sottotenente di complemento 151° reggimento fanteria Brigata Sassari, distretto militare di Cagliari. Morto il 6 luglio 1916 sul monte Zebio per ferite riportate in combattimento. Luogo di iniziale sepoltura: cimitero Brigata Sassari di Casara Zebio, Asiago. Padre Fadda Pietro – Madre Pasella Teodora – Altezza 1,69 – Torace 0,81 – Capelli: colore nero, forma ondulata – Naso greco – Mento giusto – Occhi neri – Colorito naturale – Dentatura giusta –  Segni particolari: neo sullo zigomo destro – Sa leggere e sa scrivere. Carriera militare: soldato di leva di prima categoria classe 1894 nel distretto di Cagliari già riformato e rivisitato.  Chiamato alle armi il 22 Novembre 1915. Allievo ufficiale di complemento nella accademia di Modena 26 Novembre 1915. Aspirante ufficiale di complemento nell’arma di fanteria, effettivo al deposito fanteria Ozieri è destinato a prestare servizio al 46° reggimento di fanteria. Informazioni tratte dal libro sulla Brigata Sassari di Giuseppe Tommasi  “Note di Guerra”, pagine 131-132-140. Il 6 luglio del 1916 nel diario di brigata viene descritto con parole toccanti il dramma delle truppe, paralizzate dagli effetti devastanti dei proiettili delle mitragliatrici nemiche, che, testuali parole, “al minimo urto contro i massi, contro gli alberi, contro gli uomini, esplodevano in lunghe e sinistre fiammelle, deformandosi” e aprendo “le più orribili ferite squarciandole e spappolandole orribilmente...”. All'alba del 6 di luglio le squadre uscirono come di consueto per far brillare i tubi di gelatina, ma furono distrutte dopo l'allarme dato dalle vedette austriache. Il tentativo fu ripetuto per diverse volte, ma il lugubre suono della mitragliatrice spegneva tutti i tentativi di aprire i reticolati. Nonostante l'ostinazione dei soldati si riuscì a rimuovere solo il primo ordine di fili spinato, e le perdite furono sanguinosissime. Morì fulminato anche il comandante tenente Giovanni Santi, e ci furono numerosi morti e feriti. L'aspirante ufficiale Fadda, morto proprio il 6 luglio all'età di ventidue anni, fu tra i caduti decorati, con la seguente motivazione: Comandante di un plotone, già segnalatosi per ardimento e fermezza, lo guidava per più giorni consecutivi con bello slancio e mirabile tenacia, all'attacco di aspra e forte posizione nemica, incontrando morte gloriosa sul campo, alla testa dei suoi soldati. Monte Zebio, 6 luglio 1916.

Alessio Fadda, Quinta Geotecnici

venerdì 25 marzo 2022

Rebecca Melis. I Caduti di Iglesias: Amsicora Garruccio

                                       PROGETTO SCUOLA IN LABORATORIO ANNO 2021.

Istituto Tecnico Industriale Minerario Statale “Giorgio Asproni- Enrico Fermi” di Iglesias.

Referente: Prof.ssa Zurru Silvia – Partecipanti: Classi 5 Chimici e 5 Geotecnici.



Garruccio Amsicora – Sottotenente di Complemento del 46° Reggimento Brigata Reggio, Albo d’oro Sardegna pag. 164 volume XIX.

Nato il 14 giugno 1892 a Iglesias. Morto il 6 maggio 1916 a Monte Col di Lana in combattimento all’età di 23 anni. Figlio di Giacomo e Sanna Caterina – Statura: m. 1.60/2 – Torace: m. 0,81 – Capelli: colore castano, lisci – Naso: greco – Mento: giusto – Occhi: grigi – Dentatura: sana.

Garruccio Amsicora Antioco Giuseppe è nato il 14 giugno 1982 a Iglesias e morto il 7 maggio 1916 sul Monte Col di Lana. La sua era una famiglia nobile, studiò nella scuola di capi minatori e periti minerari di Iglesias e nel 1915 fu chiamato alle armi in anticipazione di leva. Si iscrisse al corso accelerato all’Accademia Militare di Modena. Ne uscì con il grado di aspirante ufficiale e venne assegnato alla 10° compagnia del 46° Reggimento Fanteria Brigata Reggio. Raggiunse il fronte del Cadore dove la Brigata Reggio si trovava dislocata tra Perarolo e Tai di Cadore alle dipendenze della 17a Divisione. Nei primi giorni di giugno 1915 la brigata si spinse per la Val Costeana fino a raggiungere il Passo Falzarego. Il 13 giugno 1915 cominciò l’offensiva insieme ad altre truppe della divisione al fine di impossessarsi delle posizioni Austro-Ungariche tra la testata Travenanzes e la Valparola. La struttura del terreno e la forte reazione Austro-Ungarica impedirono qualsiasi tentativo di avanzata. Dopo una breve sosta, l’11 luglio 1915 l’azione venne ripresa da reparti del 45° fanteria coadiuvati dagli alpini del Battaglione Belluno che portò all’occupazione del Col dei Bois e, nel pomeriggio del 13 luglio, occuparono di sorpresa anche la Cima Falzarego. Il 19 riuscirono ad occupare la Forcella Bois ed il rifugio Tofana ed il 30 luglio 1915 espugnarono la Forcella Tofana. Il 18 settembre 1915 una compagnia di volontari alpini, coadiuvati da elementi del 46° fanteria, occuparono definitivamente la vetta della Tofana I. Nell’ottobre, con l’inizio di una nuova azione offensiva, salvo qualche progresso sulle balze del Lagazuoi ed il completamento dell’occupazione di Cima Falzarego non riuscirono a conseguire altri vantaggi d’importanza. Fino all’aprile del 1916 non si svolsero operazioni di grossa entità.  Alla fine di aprile del 1916 la brigata passò alle dipendenze della 18° divisione e si trasferì nel paese di Caprile. Il 4 maggio due battaglioni del 46° e uno del 45° entrarono in linea nel settore del Col di Lana - Agai. Alle ore 17 circa, del 6 maggio 1916 Amsicora si ritrova sulla cima del Col di Lana quando venne colpito al torace da una scheggia di granata che lo uccise sul colpo. Gli venne riconosciuta la promozione al grado di sottotenente con anzianità il 1 maggio 1916. Oggi Amsicora riposa nel sacrario militare di Pian di Salesei nel loculo n°447. Il consiglio di perfezionamento della scuola Mineraria di Iglesias con speciale deliberazione del 24 luglio 1920, concedette alla sua memoria il diploma di perito minerario ad honorem.

Rebecca Melis,  Quinta Chimici

martedì 22 marzo 2022

Tommaso Maciocco. I Caduti di Iglesias: Luigi Arrigoni. Notizie

 

PROGETTO SCUOLA IN LABORATORIO ANNO 2021.

Istituto Tecnico Industriale Minerario Statale “Giorgio Asproni- Enrico Fermi” di Iglesias.

Referente: Prof.ssa Zurru Silvia – Partecipanti: Classi 5 Chimici e 5 Geotecnici.



Arrigoni Luigi – Allievo ufficiale del 54° Fanteria (Brigata Umbria), Albo d'oro Lombardia I Volume X pagina 26.

Figlio di Arrigoni Pietro, Nato il 13 aprile del 1885 a Milano.

Note biografiche: Luigi nacque a Milano il 13 aprile 1885 da Pietro e non venne riconosciuto dalla madre perché i coniugi non erano sposati. Con lo scoppio della prima guerra mondiale partì subito per il fronte nei ranghi del 54° Reggimento Fanteria Brigata Umbria, (Matricola 45501). Luigi seguirà le sorti del suo reggimento fino al 17 settembre 1915, data in cui verrà colpito da una palletta di shrapnel[1] alla testa durante un attacco al Monte Cristallino. Raccolto dai suoi compagni venne sepolto alla base bassa del Monte Cristallo, nei pressi del torrente Cristallino. Dalle informazioni ricavate dall’anagrafica dell’Albo d’oro e dall’Archivio Danilo Morell risulta che Luigi Arrigoni è morto all’età di 30 anni (nella lapide commemorativa dell’istituto minerario Giorgio Asproni è erroneamente riportata la data di morte del 28 settembre del 1915). Tramite una ricerca svolta in rete e grazie all’archivio dei diplomati dell’istituto minerario Giorgio Asproni si è scoperto che si era diplomato nel 1903. Si impiegò in una miniera presso Salonicco, indi in una presso Thasos. Richiamato sotto le armi nel 1915 morì in guerra. A partire da queste informazioni, che collegano il nome di Luigi Arrigoni a Salonicco, la ricerca è proseguita e ha portato ad individuare con ragionevole sicurezza il padre del soldato Arrigoni (Pietro), che appunto a Salonicco ha operato come architetto. Nel certificato di nascita di Luigi il padre si chiama appunto Pietro, di anni 28 e viene menzionata la professione: architetto. Pietro Arrigoni (1856 – 1940) architetto nativo di Milano, è ancora oggi molto conosciuto in Grecia. Studiò all'Accademia delle Belle arti, ha vissuto a Milano (il certificato di nascita che attesta il riconoscimento come figlio naturale di Luigi, nato il 13 aprile 1885... da madre ignota riporta anche l'indirizzo della sua casa di Milano), dal 1890 visse a Salonicco, non sappiamo se portò con sé il figlio, qui ha progettato numerosi edifici pubblici e privati importanti. Lasciata temporaneamente la Grecia durante la guerra italo - turca (guerra di Libia), tornò nel 1912 e continuò a lavorare come architetto a Salonicco. Gestì anche una miniera in Calcidica. Morì nel 1940 ucciso da un ladro introdottosi nella sua casa, è sepolto nel cimitero cristiano cattolico di Salonicco. Suo nipote, figlio della figlia Alina Arrigoni, anche lei architetto, coniugata con Moskof, commerciante di tabacco russo, è Kostis Moskof, importante poeta, storico e scrittore greco, nato nel 1939 e morto nel 1998. Forse Luigi, dopo il diploma, è andato (o tornato) in Grecia per raggiungere il padre, come testimoniato dalle fonti dell'archivio dei diplomati dell'Istituto, ma resta una domanda: come mai studiò ad Iglesias proprio al Minerario negli anni presumibilmente dal 1899 circa al 1903, anno del diploma? Mancano ancora molte informazioni … Conosciamo il luogo iniziale della sepoltura, ma non sappiamo se fu traslato in qualche  sacrario militare, se avesse avuto figli, se si fosse mai sposato e quale fosse l’incarico nella miniera dove fu assunto dopo il diploma.

Tommaso Maciocco,  Quinta Chimici



[1]Proiettile di artiglieria Austro-Ungarica da 7,5 cm della prima guerra mondiale.

domenica 13 marzo 2022

IL MILITE IGNOTO. IL PENSIERO DEGLI STUDENTI: Maria Sudiro, Sara Testolin, Lorenzo Zordan

 

Si riportano gli scritti degli Studenti, sotto elencati, dell'Istituto Superiore NICOLò TRON  GIACOMO ZANELLA DI SCHIO (VICENZA)

Referente: Prof. Danilo Zongoli

PENSIERI PERSONALI - MILITE IGNOTO

 

PENSIERI PERSONALI - MILITE IGNOTO

 

Il Milite Ignoto rappresenta tutti i soldati, spesso giovani o giovanissimi, morti durante le battaglie, che non hanno potuto avere una tomba per ricordare il sacrificio della loro vita. Il monumento è un monito a commemorare tutte le vittime dei conflitti, che solo del Novecento hanno causato milioni di morti e a ricordarci quanto siamo fortunati a vivere in un lungo periodo di pace nel nostro Paese.

-Maria Sudiro

 

Io penso che il milite ignoto abbia un’importanza rilevante, esso infatti rappresenta tutti quei soldati caduti in battaglia di cui noi non conosciamo la loro identità, rappresenta l’importanza che si attribuisce a ogni singolo caduto, rappresenta il rispetto verso le famiglie e i soldati stessi.

Inoltre, il fatto che abbiano invitato una madre a scegliere una tra le 11 bare contenenti 11 militi ignoti è molto significativo; infatti questa donna: Maria Bergamas perse un figlio in guerra e non le furono mai restituite le spoglie.

Il 4 novembre 2021 si è celebrato il centenario della sepoltura del milite ignoto all’Altare della Patria, penso che ricordare questa giornata importante sia fondamentale soprattutto per tenere a mente tutti i sacrifici, tutte le battaglie, le guerre e i rispettivi caduti.

-Sara Testolin

 

Il Milite Ignoto rappresenta un concetto che esula dalla raffigurazione di una persona o di un gruppo di persone in quanto nel corso dei decenni si è elevato ad un ideale e rappresenta il sentimento di appartenenza alla nazione di tutto il popolo italiano. È la raffigurazione di un principio oggi ancor più importante perché, con il passare delle generazioni, esiste il rischio di affievolire in tutti noi il sentimento che ha guidato migliaia di giovani italiani nella difesa della patria. Sentimento, questo, che all’epoca era ben più radicato nelle anime di tutti essendo che le popolazioni della giovane Europa erano abituate a frequenti battaglie.

Per questo oggi il Milite Ignoto è assolutamente importante: rappresenta un ideale sociale e le comuni sofferenze patite nel passato dal nostro popolo e che, in noi giovani generazioni, rischia di essere assopito dalla distanza temporale rispetto agli eventi.Il Milite Ignoto è stato scelto tra i resti di undici soldati in modo che non potesse essere riconosciuto e reclamato da nessuno, appunto per poter essere il simbolo di una nazione unita dalle sofferenze e dai dolori della guerra. Il senso di appartenenza alla nazione che provavano quei soldati e l’intera popolazione oggi sta lentamente scomparendo e ricordare il Milite Ignoto, che ne è il simbolo, ci permette di provare quel sentimento che ha unito milioni di italiani.

-Lorenzo Zordan

mercoledì 9 marzo 2022

Valentina Trogu Prima Guerra Mondiale, una inaspettata fotografia

 


La storia è un insieme di singoli eventi, alcuni ben noti altri dimenticati, che hanno permesso la costruzione del nostro mondo di oggi, nel bene e nel male. Il susseguirsi di accadimenti è l’unico modo per garantire un’evoluzione e un cambiamento nel momento in cui è necessario modificare la realtà. Guardare al passato significa imparare a riconoscere errori, valutare e attingere a ciò che di buono c’è stato per migliorare il presente e il futuro. Nei libri di storia si studiano gli eventi più significativi, quelli considerati centrali e determinanti per comprendere questa evoluzione che riguarda ogni cultura, ogni popolo e ogni nazione. L’accento viene posto sui conflitti e sulla loro risoluzione, sulle rivoluzioni e sulle trasformazioni della società; gli aspetti politici, economici e militari sono trattati con accurata dovizia di particolari ma non si deve tralasciare l’importanza dei risvolti sociali e psicologici riconoscibili in ogni singolo evento.

Pensiamo, ad esempio, all’atto della guerra. È necessario capire le cause dello scoppio del conflitto, conoscere i protagonisti e i leader che sono stati chiamati a prendere decisioni; allo stesso modo è di pari rilievo individuare le mosse messe in atto, le opzioni strategiche scelte e le conseguenze che ne sono derivate.  Conseguenze politiche, tecnologiche, economiche ma anche psicologiche – con particolare riferimento alla popolazione civile e ai soldati coinvolti in prima persona – e sociologiche per spiegare i cambiamenti interni ad uno Stato e la mutazione dei rapporti interculturali e delle relazioni con gli altri Stati.

Soffermiamoci sui combattenti, protagonisti indiscussi di una guerra; spesso giovani uomini chiamati a difendere la patria senza avere in mano gli strumenti adatti per affrontare lo scontro con un nemico. Nemico che è rappresentato da altri giovani uomini che ricoprono lo stesso ruolo degli avversari.

Durante la Prima Guerra Mondiale, nel loro ruolo di soldati, francesi, inglesi e tedeschi hanno dovuto dimostrare odio l’uno verso l’altro spinti dallo stereotipo comune che vede l’altro, lo straniero, il diverso, come un nemico da combattere perché pericoloso per l’incolumità della propria patria, della propria gente. I soldati hanno avuto, dunque, un ruolo sociale ben definito che li ha obbligati ad abbracciare la violenza giustificata dalla guerra in atto per sconfiggere i nemici a qualunque costo, vita compresa.

L’estate del 1914 ha visto l’Europa diventare lo scenario di una guerra devastante che ha coinvolto tutta l’umanità dipingendola come capace di poter compiere qualsiasi gesto e qualunque atrocità se necessario. Questo tipo di comportamento rientra nell’aggressività predatoria - la lotta tra specie diverse – che Konrad Lorenz denomina aggressività interspecifica utilizzata dalle differenti specie (culture o nazionalità) per sopravvivere e che si conclude con la vittoria del più forte sul più debole che nella maggioranza dei casi subirà una sconfitta mortale. Facile trovare riscontro di questa aggressività nella specie umana quando si assiste a lotte tra gruppi che si vedono come diversi, lontani, e che agiscono spinti da una violenza interetnica che trova espressione nella deumanizzazione dell’altro gruppo composto da persone “non umane” su cui è applicabile la massima violenza, l’uccisione. Nello schema rientra anche l’aggressività ostile – harrasment – studiata da Aubrey Manning il quale ha riscontrato un’incapacità di fermarsi davanti al dolore altrui proprio perché non si riesce a vedere l’altro come un essere umano.

La guerra e il ruolo di soldato richiedono questo distacco, questa violenza che è caratterizzata sia da componenti innate e istintive, legate alla sopravvivenza, al patriottismo e al nazionalismo, sia ad aspetti sociali, culturali e ambientali determinati dalle circostanze in atto.

Succede, però, che il muro del distacco dall’altro possa essere infranto, che la distanza che separa due mondi apparentemente opposti possa accorciarsi lasciando che l’uomo riscopra l’umanità di chi ha davanti. Lo spiraglio può aprirsi in qualsiasi momento, anche durante i drammi, la paura, la violenza di una guerra atroce come la Prima Guerra Mondiale.

Era il giorno di Natale del 1914 quando i soldati si sono fermati, hanno abbandonato le armi, l’odio e il rancore per dare vita alla Tregua di Natale. Per un giorno, un unico giorno, le differenze sono state messe da parte per ritrovare quell’umanità perduta nonostante gli ordini dall’alto non accordassero alcuna tregua. Il campo di battaglia si trasformò in un campo da calcio e i soldati inglesi e tedeschi giocarono improvvisando una partita. Dopo aver seppellito i cadaveri dei compagni, gli schieramenti opposti cominciarono a scambiarsi gli auguri, i regali e ad intonare canti natalizi per creare un’atmosfera di festa in un luogo di morte. Non si era più soldati di fazioni differenti, ma uomini con in comune la passione per il calcio e la voglia di giocare una partita in cui l’importante non era vincere ma divertirsi e ritrovare la spensieratezza della giovane età con la consapevolezza che quella tregua sarebbe durata solo poche ore e che passato Natale si sarebbe ritornati ad essere nemici, un punto lontano sul mirino di un fucile.

Nei libri di storia non si parla della Tregua di Natale né della partita di calcio; si hanno testimonianze dell’accaduto dalle lettere dei soldati, da alcuni resoconti scritti a distanza di tempo. Potrebbe essere solamente una storia di Natale inventata per impedire che l’umanità sia tacciata unicamente di brutalità e indifferenza eppure l’immagine dei soldati che giocano una partita di calcio è una fotografia che tutti vorremmo poter osservare. La storia è anche questo, non solo racconti di uccisioni, odio e violenza ma anche cronaca di eventi di solidarietà i cui protagonisti, spesso, sono stati soldati che non desideravano altro che uscire dal ruolo che gli era stato imposto. L’anno successivo alla Tregua di Natale, Giuseppe Ungaretti scrisse una poesia in cui alto si leva il grido di volontà di eliminare differenze e ostilità per posare le armi e porre fine alla continua paura della morte. Il titolo è “Fratelli” con riferimento ad un altro reggimento.

sabato 5 marzo 2022

IL MILITE IGNOTO. IL PENSIERO DEGLI STUDENTI: Lorenza Pavoni, Francesca Massignani, Emma Piva

 

Si riportano gli scritti degli Studenti, sotto elencati, dell'Istituto Superiore NICOLò TRON  GIACOMO ZANELLA DI SCHIO (VICENZA)

Referente: Prof. Danilo Zongoli

PENSIERI PERSONALI - MILITE IGNOTO

 

PENSIERI PERSONALI - MILITE IGNOTO

 

In questi giorni abbiamo trattato in classe il tema del Milite Ignoto e ci siamo ritrovati a meditare su una realtà, per fortuna, a noi lontana: la guerra.

Spesso concentriamo i nostri problemi in sciocchezze e ci dimentichiamo della fortuna che abbiamo: un paese libero, dove possiamo vivere nel benessere e nella pace. Molte persone danno per scontato questo privilegio e pensano che l’importante sia apparire e avere visibilità sui social, un’attività che nella realtà non ha nessuna concretezza. 

I ragazzi di quell’epoca, come il Milite Ignoto, non hanno avuto nessuna “evidenza” eppure sono coloro che si sono sacrificati per la liberazione del nostro paese e sono diventati simbolo dell’unione di tutta la nazione. Per noi giovani possono essere sicuramente un esempio questi ragazzi che hanno saputo unirsi in un ideale, rappresentato dalla difesa della patria, nel nome del tricolore.

-Lorenza Pavoni

 

 Credo sia importante celebrare il centenario del Milite ignoto perché rappresenta le

storie di generazioni di ieri e di oggi al servizio del paese che, con coraggio, impegno

e sacrificio, difendono la propria patria e i valori in cui credono.

-Francesca Massignani

 

Il milite ignoto rappresenta tutti quei ragazzi che hanno sacrificato la propria vita per un ideale di libertà  e per per permettere alle generazioni future di vivere in un paese democratico. Nella prima metà del secolo scorso migliaia di uomini hanno rinunciato alla propria giovinezza, agli anni migliori della propria vita per combattere contro altrettanti uomini che, seppur dalla parte opposta, perseguivano gli stessi ideali.

Erano ragazzi come noi o poco più grandi ai quali fu negato il privilegio di vivere il fiore degli anni in maniera spensierata ma grazie al cui sacrificio ora possiamo farlo noi come lo hanno fatto i nostri genitori.

Il milite ignoto, quindi, la cui identità rimarrà sconosciuta, merita il nostro profondo rispetto e il nostro ricordo perché senza il suo sacrificio noi non saremmo qui a vivere una vita di libertà e di sogni da realizzare.

-Emma Piva


lunedì 28 febbraio 2022

La figura del capitano Pietro Zaninelli

 

Maria Luisa Suprani Querzoli

 

Il coraggio e la generosità: la figura del Capitano Pietro Zaninelli

 

 

Se vuoi trovar l’Arcangelo da fante travestito,

ricercalo a Manzano e troverai l’ardito![1]

 

Una  brevissima premessa di ordine personale: durante uno dei miei viaggi sul Montello, passando nei pressi della Casa Bianca, appresi dell’eroico gesto del Capitano Zaninelli[2], gesto lucido e generoso a fronte della prospettiva pressoché certa dell’imminente fine.

Il valore degli Aditi è proverbiale, così come le loro abilità, ma il coraggio del giovane Capitano è da ascriversi ad un’altra categoria, quella della mera generosità d’animo: l’unica sua foto ad oggi pervenuta  (dove lo sguardo è lasciato all’immaginazione dell’osservatore) può essere assunta a ritratto di un’integrità e di una saldezza alle quali l’esaltazione appare estranea.

Il Montello, di per sé, rimanda all’asprissima Battaglia del Solstizio[3], la stessa che assistette alla perdita della figura dell’Asso dei Cieli, Maggiore Francesco Baracca. Gli Arditi detennero il triste primato, in quel frangente, della percentuale più alta di Caduti[4].

Durante tale battaglia d’arresto, la riconquista delle posizioni perdute sul Montello e a Nervesa divenne un obiettivo ineludibile.

Del dispositivo d’attacco predisposto allo scopo faceva parte la 1ª Compagnia ‘Aosta’, comandata dal Capitano Zaninelli. Il pomeriggio del 15 giugno 1918 essa fu impegnata in quattro assalti sanguinosissimi contro la Casa Bianca (ora Casa Zaninelli), caposaldo – osservatorio di grande rilevanza, tanto da renderne necessaria la pressoché impossibile conquista. Fu durante l’ultimo di questi assalti che il Capitano perì. L’osservatorio riuscì a giungere in mano italiana solo durante la notte, grazie al concorso della Compagnia ‘Monte Piana’[5].

La narrazione del momento, densissimo, precedente l’attacco:

 

Poi, tra Maggiore [Freguglia] e Capitano [Zaninelli] un rapido colloquio: gli ultimi ordini e gli ultimi scambi di idee davanti al terreno della battaglia; gli sguardi fissi al di là della siepe di destra; cenni con le mani, entro l’ingombro del fogliame, a indicare possibili vie, a stabilire obbiettivi.

E quando il Maggiore s’era allontanato, aveva ancora detto:

“Attento, tra poco, al segnale di tromba!”.

Tra poco. Gli assalitori eran lì, in attesa, sulla piccola striscia umida della strada sterrata tra le siepi, scherzando da ragazzi in piena libertà.

[…]

Zaninelli, pochi metri a monte del brusio delle Fiamme nere s’era, dal Cappellano del Reparto, in cristiana umiltà, confessato. Ora rientrava sorridente e sereno in mezzo agli assalitori che lo idolatravano. Timore della morte? All’ufficiale del II plotone che gli chiede in quell’attimo un ulteriore schiarimento, egli risponde senza la minima titubanza:

“Non vi preoccupate: ci sarò io!”.

[…]

Eccolo: l’attacco!

La Compagnia esce all’assalto in perfetta formazione d’attacco. […] La Compagnia di Zaninelli s’è buttata fuori dalla strada […] aprendosi a forza il varco attraverso la siepe di destra.

“Avanti a plotoni affiancati”.

E dopo pochi passi:

“Di corsa”.

Il Capitano stesso intona il canto degli Arditi.[6]

 

Medaglia d’Argento al Valor Militare

Cadeva colpito a morte da mitragliatrice nemica

alla testa degli arditi della sua compagnia,

dopo averli per tre volte condotti all’assalto di munita posizione nemica

al canto dell’inno del battaglione.

 

Montello, 15 giugno 1918[7]

 

La leggenda vuole che, di fronte all’ordine fatale, il Giovane abbia risposto con uno dei celeberrimi motti degli Arditi, dove traspare lo sprezzo della vita stessa, di fronte alla salvezza della Patria.

Nel tempo, lo stesso motto è divenuto sinonimo del massimo disimpegno nonché, anche se le accezioni appaiono scarsamente convergenti, di una certa indulgenza verso alcune espressioni del Ventennio (a ben vedere, esse costituiscono un furto del patrimonio di Valore degli Arditi di cui ancora si attende la restituzione).

La memoria, se non adeguatamente alimentata, tende a falsare le prospettive.

Può  così anche capitare di imbattersi, in un mercatino di cimeli militari[8], in una delle numerose Medaglie al Valore dello stesso Zaninelli, ceduta facilmente grazie all’oblio che circonda tuttora, immeritatamente, la sua generosità d’animo.

 

 



[1] Strofa tratta da un celebre Stornello degli Arditi (L. Freguglia, XXVII Battaglione d’Assalto. Gli Eroi del Montello, Bassano del Grappa: Itinera Progetti, 2017, p. 11).

[2] Capitano Pietro Zaninelli (Lodi, 11 ottobre 1895 – Giavera del Montello, 15 giugno 1918).

[3] Periodo: 15 – 23 giugno 1918; luoghi: Passo del Tonale; Altopiano dei Sette Comuni; Monte Grappa; Fiume Piave (Seconda Battaglia del Piave).

[4] «Particolarmente tragico fu il bilancio delle perdite in occasione della Battaglia del Solstizio, per il quale il Comando Supremo comunicò le seguenti percentuali: Arditi 20%, Fanteria 16%; Bombardieri 7%, Artiglieria 6%, Bersaglieri 6%, Mitraglieri 5%, Genio 2%»(L. Freguglia, XXVII Battaglione d’Assalto. Gli Eroi del Montello, cit., p. 14).

[5] Cfr. ivi, p. 16.

[6] Ivi, pp. 74 – 75.

[7] Ivi, p. 23.

[8] La testimonianza, risalente al 2011 e tuttora in rete, è presente in un forum italiani dedicato al mondo militare dei più seguiti.

venerdì 25 febbraio 2022

IL MILITE IGNOTO. IL PENSIERO DEGLI STUDENTI: Federico Mario Galasso

 

Si riportano gli scritti degli Studenti, sotto elencati, dell'Istituto Superiore NICOLò TRON  GIACOMO ZANELLA DI SCHIO (VICENZA)

Referente: Prof. Danilo Zongoli

PENSIERI PERSONALI - MILITE IGNOTO

 

PENSIERI PERSONALI - MILITE IGNOTO

 

Quest'anno ricorre il centenario della sepoltura del Milite Ignoto, un capitolo importante della storia recente italiana.

Era il 1921, la Grande Guerra si era conclusa da appena tre anni lasciandosi dietro molti caduti e molte erano le mogli rimaste senza marito, le famiglie senza padre e le madri senza figli. 

A peggiorare ulteriormente la situazione molti non avevano neppure una salma su cui piangere.

Proprio per questo si decise di recuperare dai campi di battaglia 11 corpi di soldati non identificati e di sceglierne 1 per rappresentarli tutti.

La scelta fu affidata a Maria Bergamas, una madre che aveva perso il proprio figlio in guerra e che rappresentava tutte le donne italiane colpite dai lutti causati dal conflitto.

Ella scelse una delle salme il 28 ottobre 1921 nella Basilica Patriarcale di Aquileia.

Il corpo del Milite Ignoto partí per un viaggio con soste in alcune città.

Lí molti italiani lo salutarono identificandolo come il proprio caro disperso in guerra. Il commovente viaggio si concluse con la sepoltura della salma nel candido marmo dell'Altare della Patria a Roma, da allora sempre vegliato da una guardia permanente in cui si alternano i vari corpi delle Forze Armate italiane.

A cent'anni di distanza, il Milite Ignoto non rappresenta piú ció che significava un tempo, ovvero il sacrificio dei giovani italiani per la Patria, ma un semplice monumento della nostra capitale se non addirittura un'attrazione turistica.

Ma il suo significato é sentito ancora meno dai ragazzini che pensano che la Grande Guerra sia solo un capitolo del loro libro di storia e molti tristemente non sono neppure consapevoli dell'esistenza di questo simbolo che, cent'anni fa, uní l'Italia nel ricordo dei caduti per difendere la Patria.

I valori e la sacralità che rappresenta il Milite Ignoto dovrebbero essere, invece, riscoperti e vissuti dalle nuove generazioni troppo spesso influenzate da modelli effimeri.

-Federico Mario Galasso

 


sabato 19 febbraio 2022

Il movimento dei giovani esploratori e la Grande Guerra

 

Lo scautismo nelle marche durante la Grande Guerra

 

L’incontro di apertura della seconda parte del ciclo di conferenza “Ancona nella Grande guerra”, organizzato dal Club Ufficiali Marchigiani e dedicato allo studio ed alla comprensione del Fronte Interno nelle Marche ( nel secondo anno di guerra) si è svolto alla Polveriera del Cardeto Venerdì 11 marzo 2016 come da programma.

 

Nell’incontro, come preannunciato, si è posto l’accento su un particolare aspetto della difesa del territorio e del fronte interno, ovvero l’attività svolte a difesa del territorio italiano dai vari soggetti mobilitati, organi territoriali Croce Rossa, Associazioni volontarie, tra cui quella scout, le donne inserite nella produzione di guerra ecc. in quegli anni di guerra al servizio della Nazione. Aspetto, questo, trattato, a brevissimi e sintetici cenni, da Massimo Coltrinari.

 

Che cosa era, come è nato  e come si è svolto e sviluppato, in questo contesto, il movimento scout nelle Marche è stato trattato da Paolo Gissi. Il testo della conferenza di Paolo Gissi, in due parti, la prima dedicata alla nascita ed allo sviluppo  e la seconda alle attività del movimento in seno al fronte interno durante la guerra nelle Marche, sarà pubblicato su questo Blog a breve, come base di ulteriore ricerche.

 

La serata è stata aperta dall’intervento del Dott. Sergio Sparapani, che ha illustrato il significato e la portata del ciclo di conferenze che il Comune di Ancona ha voluto dedicare alla Grane Guerra; è seguito, poi, l’intervento del Prof. Sergio Rigotti incentrato sulle attività della Mediateca di Polverigi, nell’ambito delle quali la ricerca oggetto dell’incontro trova e troverà ulteriore sviluppo, anche grazie alla attività della dottoressa Nicoletta Benedussi.

 

La serata si è conclusa con l’invito a tutti i partecipanti, in maggioranza provenienti da un passato come scout, a partecipare alla ricerca in essere; nei prossimi appuntamenti, previsti per giugno ed agosto, saranno illustrati ulteriori acquisizioni e documentazione.

martedì 15 febbraio 2022

IL MILITE IGNOTO. IL PENSIERO DEGLI STUDENTI: Anna Cortese, Vanessa Cornale

 

Si riportano gli scritti degli Studenti, sotto elencati, dell'Istituto Superiore NICOLò TRON  GIACOMO ZANELLA DI SCHIO (VICENZA)

Referente: Prof. Danilo Zongoli

PENSIERI PERSONALI - MILITE IGNOTO

 

PENSIERI PERSONALI - MILITE IGNOTO

 

Trovo che celebrare il milite ignoto sia un gesto davvero importante nei confronti di tutta la comunità italiana e nei confronti di tutti i soldati morti in guerra e delle loro famiglie. E’ fondamentale ricordare e rispettare tutte le persone che hanno dato la vita per salvare noi e il nostro paese, e la scelta di prendere come simbolo un corpo appartenente ad una persona di cui non si sa il nome trovo sia giustissimo, perché facendo ciò si dà lo stesso rispetto e onore ad ogni militare, senza fare preferenze e senza far sembrare una persona più importante di un’altra.

-Anna Cortese

 

Con la ricorrenza del centenario della sepoltura del Milite Ignoto, in classe abbiamo discusso della storia e l’importanza di questo personaggio. Personalmente ritengo che l’aver scelto il Milite Ignoto tra dei soldati non identificabili, sia stato un gesto molto rispettoso verso tutte le famiglie che avevano perso delle persone care in guerra, infatti proprio perché questi erano irriconoscibili, nessuno poteva avere il privilegio di affermare di avere un parente o un amico sepolto nell’Altare della Patria. Questo porta un senso di unità tra queste famiglie che riconoscono il Milite Ignoto come vittima comune di una guerra distruttiva  e straziante.

Credo, inoltre, che aver affidato la decisione a Maria Bergamas, una semplice donna di Trieste, sia stato molto significativo per il popolo, proprio perché rappresentava queste persone umili, che la guerra aveva distrutto sia economicamente, ma soprattutto moralmente.

-Vanessa Cornale